Quando pensi che uno sport sia adatto a tuo figlio. E invece conquista tua figlia.

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“Mamma, a scuola ci hanno dato questo”. Accartocciato in una mano giace un foglietto. La scena si ripete un giorno sì e un giorno no, ogni volta è una sorpresa. Ma la mia reazione, lo ammetto, varia a seconda della giornata: se sono lucida abbastanza riesco anche a mostrare reale interesse e stupore. “Dai dai, vediamo…uuhhh, fanno lezioni prova di scherma! Vuoi andarci Tommy?”. “Ceeeerto!”.

Ovvio. Le lezioni si tengono dall’altra parte della città, ma l’orario è perfetto. Come sempre in un attimo getto al vento ciò che mi ero ripromessa un mese prima. “Ah no, mi dispiace per loro ma quest’anno dobbiamo prima abituarci ai nuovi orari a incastro. Come posso portarli anche a fare sport o altre attività extra scolastiche?!”.

E così mi ritrovo, il mercoledì successivo, a organizzare le corse: vai a prendere Alice alla materna alle 15.50, poi via da Tommaso alle elementari entro le 16.30, poi volate a provare scherma alle 17.00. Sull’uscio della porta della palestra ti rendi conto di un dettaglio: ti troverai a dover affrontare un’ora buca con Alice. E ti assale il senso di colpa. “Tesoro mi dispiace che quest’anno non riusciamo ad arrivare alle quattro a danza, vedrai che una soluzione la troviamo”.

Intanto ci fanno entrare, io compilo con Tommy i moduli e parliamo con gli organizzatori. “Grazie di tutto, io allora aspetto qui fuori con Alice. Alice….Aliceeee!!!!”. Ecco, Alice sta dando spettacolo. Copia alla perfezione le mosse di una ragazza più grande, prova un percorso, si prepara ad afferrare maschera e spada. “La lasci provare, sembra davvero portata per questo sport”. Ok, va bene, almeno passo un’ora a finire di rispondere a tutte le mail che nel frattempo continuo a ricevere (perché sì, per il mondo lavorativo a quanto pare non smetto di esistere).

E niente, alla fine di mail non ne mando nemmeno una. Osservo Alice come sotto ipnosi. La spada è più alta di lei, ma la cosa non la disturba affatto. Punta dritta all’obiettivo, controlla il punteggio ottenuto, esulta, si muove disinvolta. Dopo un’ora il verdetto è chiaro. “Mamma, voglio farlo”. “Anche io. Alice è più brava, ha vinto sempre, ma piace anche a me. Ora però ho fame”. Giusto Tommy. Affrontiamo il traffico delle 18.30, arriviamo a casa, ceniamo. In tv c’è il salto in alto ai Mondiali di atletica 2019.

“Comunque mamma sono portata per gli sport. Voglio provarli tutti”. “Il salto in alto non sarebbe il tuo Alice, sei alta un puffo e mezzo”. “E dove sta il problema?!”

– Alice, 4 anni e mezzo, attualmente grande skater e monopattinista-

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