Via i crocifissi. Via al Crocifisso

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Foto: uno dei tre crocifissi nel mio studio, realizzato da Gigi Festa

Crocefissi sì, crocefissi no. Ci risiamo. Le scorse settimane in molti, a diversi livelli, si sono espressi sulla questione. Allora posso dire anch’io la mia e lo farò subito. Per  me, personalmente, se tolgono il crocefisso dalle aule di scuola e dagli uffici pubblici non ci sono problemi.

Sono prete rosso. Di capelli

Mi aspetto già da queste prime parole l’arricciamento del naso di qualcuno: eccolo, il cattocomunista, il sacerdote ateo, quello che cerca visibilità andando controcorrente, il prete rosso (su questo, pura verità: in Diocesi di Bergamo nessuno è rosso come me. Per questo mi spiace i miei capelli vadano diradandosi e scurendosi…).

Però, vorrei proporre alcune riflessioni. Io insegno a scuola. Quando entro a scuola io, prima dei crocifissi, vorrei trovare nelle aule tutti i docenti necessari alla didattica fin dal 12 settembre, senza attendere novembre perché giunga l’insegnante di matematica; vorrei trovare uomini e donne appassionati, maestri di umanità che vogliono bene ai ragazzi, senza risparmiarsi; vorrei avere tutti i materiali necessari a una modalità di insegnamento al passo coi tempi. E poi, questo mi sta a cuore, non vorrei più sentire, come capita ogni anno, che gli enti preposti hanno ulteriormente ridotto le ore di assistenza ai ragazzini disabili, anche gravi. Ecco, io vorrei trovare questo.

Si parla dei crocifissi. Si dimentica Lui, il Crocifisso

Sulla questione dei crocifissi comprendo le ragioni di chi ne chiede la rimozione, così come quelle di chi si chiede il perché rimuoverlo e che paura possa fare l’uomo della croce. Ecco, io vorrei soffermarmi proprio su di Lui, perché per quel poco che posso capire mi sembra che il continuo parlare dei crocifissi conduca spesso a dimenticarci di Lui, del Crocefisso. Io sono un cristiano e per dono di Dio anche un prete. E personalmente non è su un muro di un ambiente pubblico che voglio trovare il Crocefisso. Io ne ho ben tre nel mio studio: uno realizzato da Gigi, sacrista tuttofare di Grumello, e due che raffigurano il Santo Crocefisso di Telgate. In più, l’effigie dell’Addolorata del Santuario di Borgo Santa Caterina, mia parrocchia nativa.

Ecco, nella mia stanza ci sono e io so bene perché sono lì! Quando prego il breviario in stanza li guardo, mentre scandisco il Benedictus, il Magnificat o il “Nunc dimittis” della Compieta. Il contemplare questi segni particolari, perché legati a luoghi a me cari, mi permette di portare al Signore, al Crocefisso Risorto, al Vivente, tutti coloro che soffrono, che mi vogliono bene, che mi vogliono male, quelle persone con le quali ho ottime relazioni e quelle con le quali faccio fatica. I miei crocefissi diventano così, nella preghiera, la via al Crocefisso, al Risorto. Ecco, io sto cercando di far sì che la mia vita assuma un po’ i tratti di quella di Gesù Cristo: questo è il compito del cristiano!

Qualche domanda. Irriverente, forse

Ecco perché mi pongo alcune domande, che lascio alla riflessione di ciascuno: chi vede come scandalosa la rimozione dei crocefissi dai muri, che relazione ha con Gesù Cristo? Quanto la fede cambia la sua vita? I papà che pubblicano post aggressivi contro chi vuol togliere i crocefissi, insegnano il segno della croce ai loro bambini, gli dicono chi è Gesù, pregano il Padre Nostro con i figli? Partecipano con i loro piccoli all’Eucarestia o li attendono al termine della Messa (se arrivano in tempo dal supermercato) nella bussola di ingresso della Chiesa?  Perché se i crocefissi vanno mantenuti sui muri dei luoghi pubblici come armi contro chi è diverso e percepito come minaccia, allora non è chiaro chi sia il Crocefisso, che su quella croce ha dato la sua vita per la salvezza di tutti.

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