Zaccheo. La “salvezza” entra in casa

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In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là… (Vedi Vangelo di Luca 19, 1-10)

Per leggere i testi liturgici di domenica 3 novembre, trentunesima del Tempo Ordinario “C”, clicca qui.

Mirabile quadretto, tipico dell’evangelista Luca, il racconto della sorprendente “conversione” di Zaccheo.

Zaccheo, il gabelliere, il collaborazionista

Bisogna fare mente locale per gustarne le sfumature. Zaccheo è capo dei pubblicani e ricco. Se dovessimo pensare in termini moderni il ruolo di Zaccheo si dovrebbe dire che è un imprenditore specializzato nella riscossione delle tasse. Il guaio è che Zaccheo riscuote le tasse non per governanti ebrei ma per gli occupanti, stranieri e pagani: i Romani. È un collaborazionista e, per questo, soprattutto per questo, è cordialmente odiato.

Il quadretto di Luca ci racconta che questo strozzino, tutto preso dei suoi soldi, improvvisamente, viene preso da altro. Siamo a Gerico, la città che si trova nella grande depressione del Mar Morto. Arriva Gesù e Zaccheo, non si capisce perché, vuole vederlo. C’è molta gente e lui, uomo molto in vista e presumibilmente ben vestito, si comporta come un ragazzino: si arrampica su una pianta per poter vedere Gesù: era piccolo di statura, infatti.

A quel punto, però, il comportamento imprevisto di Zaccheo viene intercettato dal comportamento altrettanto imprevisto di Gesù: Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua, gli dice Gesù. Sorpresa. Ma come? Il maestro va a mangiare da quello strozzino? La gente è interdetta e critica.

La conclusione è la nuova sorpresa, l’ultima e la più vistosa. Zaccheo decide di cambiare totalmente vita. Si alza in piedi e si rivolge a Gesù:Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto.

Noi e il gabelliere Zaccheo

Alcuni particolari del racconto ci sono preziosi.

Primo. All’inizio Zaccheo è solo un curioso. Ma prende sul serio la sua curiosità. Tutto nasce da lì. Non sarebbe successo nulla senza quella semplice, banale curiosità.

Quanti stati d’animo passeggeri, piccole domande, piccoli disagi, piccole e grani crisi le perdiamo perché non siamo capaci di prenderle sul serio.

Secondo. Non è Zaccheo che invita a casa sua Gesù, ma il contrario. E quando Gesù si autoinvita, Zaccheo è ancora strozzino e peccatore. Si converte dopo, solo dopo.

Pensiamo sempre che siamo noi a essere buoni con lui e invece è sempre lui a essere buono con noi. Ogni forma bella di amore viene sempre prima di qualsiasi risposta. È la gratuità che fa la bellezza di ogni tipo amore. Anzi: più l’amore è grande più è inspiegabilmente gratuito.

Terzo. Oggi per questa casa è venuta la salvezza. È il commento finale di Gesù. Splendido: la salvezza coincide con l’incontro con Gesù e l’incontro avviene in casa.

Il nostro Dio è un Dio domestico. Viene lui a trovare noi, più che il contrario. Lo incontriamo perché, prima, prima di ogni nostra conversione, ha deciso di venirci incontro. L’esperienza bella del credente è l’esperienza di Zaccheo, il gabelliere.

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