#Bergamononabbocca. Il successo istantaneo delle sardine, “un anticorpo” di massa

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#Bergamononabbocca: è questo lo slogan scelto dal gruppo locale delle Sardine, nato a metà novembre sull’onda del successo della manifestazione di Bologna. Su Facebook ha raccolto in meno di una settimana quasi diecimila membri.

È un movimento nato “dal basso”, spontaneamente, per iniziativa di un gruppo di giovani, senza leader e senza un’appartenenza politica precisa. A fare da portavoce sui media in questi giorni è Mattia Santori, 32 anni, laureato in Scienze Politiche, uno dei promotori, che ha detto più volte: «Il nostro ruolo è quello di anticorpo. Siamo più un anticorpo che un movimento politico».

L’adesione è stata istantanea e “di massa”: piazze piene in una città dopo l’altra, nuove iniziative in corso a macchia di leopardo in tutta Italia, pagine social con centinaia di migliaia di follower.

La critica che gli viene rivolta più di frequente dai commentatori, dai “partiti tradizionali” e dagli “haters” è di “non avere idee” oppure di “non prendere decisioni”. Come si spiega, quindi, questo successo? E’ interessante come fenomeno culturale, nato per rispondere a un bisogno, per riempire un vuoto. La molla è stata il desiderio di reagire al linguaggio d’odio e alla violenza verbale che si sono diffuse capillarmente negli ultimi tempi non solo in ambito politico ma in tutti i settori della società. E poi la volontà di combattere il populismo, gli estremismi e la tentazione del neo-fascismo.

Finora questo tipo di “opposizione culturale” apparteneva a iniziative incisive ma “di nicchia”, come “Parole Ostili”, la Carovana della pace, e ancora a singoli e pagine come “Strategie per contrastare l’odio” (oltre 10 mila follower).

Può sembrare un paradosso: con gli stessi mezzi – internet e i social network – che negli ultimi anni hanno contribuito ad alimentare la disinformazione e l’individualismo “spinto” questi gruppi si sforzano di ritrovare una dimensione comunitaria e di offrire punti di aggregazione intorno a valori comuni, come se contenesse i semi di una sorta di neo-umanesimo post-populista.

Di sicuro la prima impressione è che le piazze piene di “sardine” – al di là delle facili battute e dei “gattini” acchiappa-like – diano un po’ fastidio sia a destra sia a sinistra, forse perché sono “sfuggenti”, rapide, ed è difficile comprendere, in questo momento, quale potrà essere l’evoluzione del movimento, in che modo, in quale direzione contribuirà a spostare l’opinione pubblica.

Di sicuro c’è, alla base, un senso di smarrimento per quello che sta accadendo. Nella carta dei valori pubblicata dalle Sardine, però vediamo anche molte opportunità, numerosi spunti di riflessione. “È possibile cambiare l’inerzia di una retorica populista. Come? Utilizzando arte, bellezza, non violenza, creatività e ascolto”: un’affermazione simile potrebbe essere un po’ generica e fine a se stessa se appartenesse a un solo individuo. Ma se a dirlo sono un milione di persone? E ancora: “Se cambio io, non per questo cambia il mondo, ma qualcosa comincia a cambiare. Occorrono speranza e coraggio”. Forse ci mancava un po’ di idealismo.

Ci si potrebbe leggere perfino (forzando un po’ la mano) qualche assonanza con l’appello di don Luigi Sturzo “agli uomini liberi e forti” e con l’affermazione “chi ha fede muove le montagne; chi ha fede fa proseliti; chi ha fede vince le battaglie”.

Di sicuro c’era bisogno di “svegliare” la coscienza politica di una maggioranza fin troppo silenziosa (e forse, almeno in parte, astensionista nelle preferenze di voto): il resto, passato l’entusiasmo dei flash mob, si vedrà. Ci auguriamo che la presenza delle sardine resti fedele alle premesse e che contribuisca a cambiare un atteggiamento e un clima politico e sociale spesso “avvelenato”. Chissà che non possa spingere più persone a frequentare orizzonti più ampi, a trovare il coraggio di “nuotare in mare aperto”.

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