Carobbio degli Angeli: il nuovo oratorio è una casa per tutta la comunità

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Un oratorio nuovo per un’unità pastorale nuova. È questo il motivo per cui è nata quella che si può definire una casa per tutta la comunità di Carobbio degli Angeli. Il nuovo oratorio ha l’obiettivo di essere un luogo di incontro e di comunione per le tre parrocchie del paese che dal 2014 stanno costruendo la loro unità pastorale. Nonostante non sia un comune con un elevato numero di abitanti, negli ultimi quindici anni la realtà di Carobbio degli Angeli ha cambiato volto accogliendo molte giovani famiglie e diventando il terzo paese più giovane della provincia bergamasca. Ora la missione è quella di far crescere la giovane comunità sotto il segno dell’unità pastorale.

Una Chiesa che si vuole bene

“Ci siamo chiesti cosa si potesse fare per queste nuove famiglie e, soprattutto, cosa si potesse fare per far sì che l’unità pastorale non fosse solo una bella etichetta, ma potesse essere una bella esperienza di Chiesa. Una Chiesa che si vuole bene, che non si fa avversaria delle altre comunità e che cerca la comunione del Vangelo” spiega don Luca Moro, parroco della parrocchia di San Pancrazio dal 2012 e moderatore dell’unità pastorale dal 2014. Con questo obiettivo è stata creata un’équipe pastorale che, sin da subito, ha lavorato su più fronti coinvolgendo molti volontari da tutte le parrocchie. Da qui sono nate cinque commissioni di cui una dedicata esclusivamente alla pastorale giovanile.

Una casa per tutta la comunità

“La commissione per la pastorale giovanile – dice don Luca – è nata molto corposa. Comprendendo che non c’era molto da fare, ma c’era più da ragionare, il gruppo è andato man mano definendosi assumendo il volto di dodici persone che in questi anni hanno messo testa e cuore sull’oratorio. Non hanno solamente pensato alle iniziative, ma si sono dedicati anche alla stesura del progetto educativo. Ragionando sul progetto è nata l’esigenza di avere uno spazio unico per tutta la comunità”.

Quando la scuola materna della parrocchia di Cicola ha chiuso definitivamente, l’immaginario di un oratorio comune ha iniziato a concretizzarsi. La struttura presentava già molti spazi disponibili, ma ciò che mancava era un luogo per l’informalità e l’accoglienza. “Siamo partiti dall’idea di un oratorio come casa. È un’immagine che ci ha sempre guidato e ha guidato anche il progetto architettonico. Abbiamo chiesto da subito che il salone fosse un luogo accogliente e caldo”. L’incarico è stato assegnato a cinque architetti diversi e l’idea vincente è arrivata proprio da un giovane di Carobbio degli Angeli che frequenta l’oratorio.  “C’è piaciuta da subito l’idea di una struttura performante, veloce da realizzare e molto accogliente”.

Nato con una precisa missione, l’oratorio di Carobbio degli Angeli dovrà legare tre parrocchie sotto un’unità pastorale ed è pronto ad accogliere tutti. “In una casa troviamo sempre porte e finestre che sono sia una forma di accoglienza, ma anche di partenza. Sono degli elementi che permettono la comunicazione tra interno ed esterno. In questa struttura abbiamo pensato a molte predisposizioni per il futuro e ci siamo lasciati accompagnare dall’immagine della casa aperta. È una casa che non si deve fossilizzare perché uno dei limiti maggiori è il ‘si è sempre fatto così’. Anche l’ultimo capitolo del nostro progetto è dedicato alle prospettive future. Ci immaginiamo un oratorio che sia guidato da un’équipe educativa. Il prossimo passo della commissione della pastorale giovanile sarà proprio quello di creare l’équipe che guidi il nostro oratorio”.

Una casa in evoluzione

Oltre all’équipe, i pensieri e le proposte per il futuro riguardano anche i giovani con la volontà di costruire nuovi cammini per loro. Lo sguardo si rivolge all’esterno con il desiderio di dialogare con le altre agenzie educative del territorio creando un tavolo comune dove confrontarsi.
“L’idea è proprio quella di una casa aperta che diventi luogo generativo della comunità e dell’unità pastorale. È la comunità che genera l’oratorio, ma l’oratorio aiuta e sostiene la comunità nei suoi passi prossimi. Speriamo sia luogo di buoni propositi di comunione dentro l’unità pastorale”.

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