“L’amico dei poveri. la straordinaria storia di Fratel Ettore Boschini” raccontata da Roberto Allegri

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“L’amico dei poveri” (Ancora Editrice 2019, Collana “Profili”, pp. 240, 17,00 euro), è il racconto, come recita il sottotitolo del testo, de “La straordinaria storia di fratel Ettore Boschini”, per il quale il 19 dicembre 2017 l’Arcivescovo di Milano, Mario Delpini, ha aperto il processo per la sua beatificazione e canonizzazione, redatto da Roberto Allegri, il quale ha pubblicato una quarantina di libri, alcuni poi tradotti in inglese, giapponese, tedesco, polacco, francese, spagnolo e portoghese.

Ettore Boschini, nato a Roverbella in provincia di Mantova il 25 marzo 1928 e morto a Milano il 20 agosto 2004, è stato un religioso camilliano dai “capelli candidi e occhi severi” e benefattore, ed era conosciuto come “fratel Ettore” a Milano, dove per trent’anni nelle fredde e calde notti milanesi è andato in cerca degli ultimi, quelle persone che tutti rifiutavano, primo ad occuparsi delle moderne emergenze sociali.

Abbiamo intervistato Roberto Allegri, Premio “Padre Pio da Pietrelcina” per la sua attività di scrittore nel 2016, che ci racconta la vita straordinaria, fatta di avventura, passione e totale affidamento alla Divina Provvidenza di Fratel Ettore, definito dal cardinale Carlo Maria Martini “un gigante della carità”. L’autore per la stesura di questo libro si è servito, in alcuni punti, degli scritti di fratel Ettore, conservati presso l’Archivio dell’Opera a Seveso che porta il suo nome.

 

Come fu l’infanzia e la prima giovinezza di Ettore Boschini che nel testo ha definito “un solitario”?

«Ettore proveniva da una famiglia contadina che viveva in provincia di Mantova, unico figlio maschio con tre sorelle. Il giovane Ettore che lavorava nei campi, aveva diciamo una particolarità, che è poi alla base della sua conversione. Ettore imprecava spesso, aveva imparato questa cattiva abitudine dai mandriani, i quali, addirittura, lo pagavano per ascoltare questo bambino che bestemmiava… Tutto ciò faceva intristire sua madre, ovviamente. Ettore dunque era deputato a lavorare nei campi, a sostenere la famiglia insieme al padre, quindi quando in seguito Ettore maturò la decisione di diventare un religioso, in famiglia ci fu una grossa crisi, perché veniva a mancare l’unico figlio maschio. A diciotto anni Ettore andò in pellegrinaggio presso il Santuario della Madonna della Corona situato a Spiazzi, sul confine fra Caprino Veronese e Ferrara di Monte Baldo, in provincia di Verona. Qui accadde qualcosa, che Boschini non ha mai raccontato nei dettagli. Pare che al Santuario la Madonna avesse parlato al giovane Ettore, pronunciando una frase del tipo: “Vedi che con le tue bestemmie hai contribuito a inchiodare di più alla Croce mio Figlio”. Una cosa è certa: al ritorno dal Santuario Ettore era completamente cambiato, era una persona profondamente diversa. Ettore iniziò a leggere il Vangelo andando a lavorare con il libro nelle tasche, maturando piano piano l’idea di diventare religioso».

“Amico, vieni via con me”. L’esistenza di fratel Ettore fu fatta di totale e incondizionata dedizione al prossimo in difficoltà, malati, drogati, alcolizzati, simboli di “tutti gli scartati della società globalizzata”, come del resto i migranti, prendendo a prestito la frase di Papa Francesco pronunciata l’8 luglio nel corso dell’Omelia della Messa per i Migranti nella Basilica di San Pietro, in occasione del VI anniversario della visita a Lampedusa. Ce ne vuole parlare?

«Fratel Ettore quando arrivò a Milano diventando famoso come l’angelo dei clochard, aveva già più di cinquant’anni. La sua prima parte di vita da religioso, che si svolse presso la comunità agli Alberoni di Venezia, era stata già interamente dedicata ai bambini malati tanto è vero che nel 1973 Boschini ricevette il Premio Bontà Papa Giovanni XXIII, Premio che allora (ora il premio non esiste più) si dava a chi si era prodigato per il prossimo in maniera esemplare. Quindi fratel Ettore aveva già dentro di sé questa dedizione totale nei confronti dei più deboli. Quando Boschini arrivò a Milano e scoprì che c’era gente che viveva per strada e che tutto il loro avere era chiuso in un sacchetto di plastica, rimase sconvolto. Fratel Ettore ha sempre dato per scontato le parole di Gesù scritte nel Vangelo: “Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato […] Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa ”. Frasi scolpite nella pietra per Boschini. Quindi quelle persone che non avevano nulla per fratel Ettore erano Gesù. Dunque si è dedicato in maniera esemplare nella ricca Milano a tutti quelli che nessuno voleva, alla fine degli anni Settanta nella sala di aspetto della Stazione Centrale di Milano c’era gente che moriva coperta di vermi! E fratel Ettore queste persone andava a prendersele, prendendole in braccio come se fossero bambini, lavandole, disinfettandole e curandole, portandole all’ospedale qualora fosse necessario minacciando di fare una rivoluzione se non venivano accuditi. Dava loro da bere e da mangiare portando questi diseredati nel suo rifugio che allora era di emergenza, non era certo comodo. Quando queste persone erano a letto al caldo, fratel Ettore si rivolgeva verso l’altare dicendo: “Sei contento Gesù?”. Tutti i giorni e tutte le notti andando a cercare i diseredati con il rosario in mano, perché per lui era sacro quell’avvicinarsi al povero. Se oggi ci fosse ancora fratel Ettore non perderebbe un istante nel fare politica, non perderebbe un secondo a criticare il tal politico o l’altro. Agirebbe e basta. Come ha fatto tutta la vita. Quando istituì un rifugio alla Stazione Centrale di Milano metà città si ribellò, ma non accadde mai nulla, ricordo che Boschini fu il primo a occuparsi degli extracomunitari, dei senzatetto, dei primi malati di AIDS. Fratel Ettore era l’uomo delle emergenze».

Fratel Ettore, l’angelo dei clochard, al quale Giovanni Paolo II voleva bene e Madre Teresa di Calcutta volle andare a visitare nel Rifugio della Stazione si avvia verso la beatificazione. Nel libro ha scritto che sarà un “santo scomodo”. Per quale motivo?

«Sarà un santo scomodo, certo. Pensiamo a questo: quando nel 2014, sono stati dieci anni dalla scomparsa di Boschini, c’è stato solo un trafiletto sul “Corriere della Sera”. Fratel Ettore era scomodo perché sollevava quella polvere sotto il tappeto che Milano non voleva rendere manifesta. Dava fastidio ai benpensanti. Boschini inoltre ebbe dei contrasti con i camilliani perché una certa parte dei camilliani non vedeva di buon occhio questo suo estremismo a favore dei poveri. Boschini ha anche disubbidito nei confronti dei superiori, era un uomo indipendente. Tutto quello che ha fatto, non l’ha fatto con l’aiuto dei camilliani dal punto di vista economico, non ha mai voluto aiuti o sussidi fissi. Si è sempre affidato alla Provvidenza. E la Provvidenza arrivava con una puntualità che faceva venire i brividi».

Per la redazione del testo ha parlato con i confratelli di Boschini, con i suoi collaboratori e con le persone che sono state da lui salvate, aiutate e convertite. Qual è stata la testimonianza più toccante?

«La testimonianza più bella è stata quella della vedova di Mike Bongiorno, Daniela Zuccoli. Nel 1985 è andata in onda durante “Superflash” gioco televisivo a premi, trasmesso da Canale 5, un documentario su fratel Ettore di soli cinque minuti, che si può vedere ancora oggi su Youtube. Il più bel documentario che sia mai stato fatto su fratel Ettore, voluto da Mike perché si era innamorato di quello che faceva Ettore. Bongiorno si era recato più volte di nascosto alla Stazione Centrale di Milano a vedere ciò che faceva fratel Ettore. Inoltre il noto presentatore aveva fatto in modo che una data percentuale delle vincite del gioco andassero ai poveri, cominciando proprio da fratel Ettore. Dopo la morte di Mike Bongiorno la stessa famiglia ha scoperto quanta beneficenza segreta Mike avesse fatto a fratel Ettore. Anche Carlo Maria Martini di nascosto di notte in inverno nelle notti più fredde, andava a vedere cosa facesse fratel Ettore, Era estasiato dall’opera di Boschini. “Voi siete pazzi”, diceva Martini ai pochi volontari e allo stesso fratel Ettore. “Ma per vivere il Vangelo bisogna essere matti”. Boschini per tutta la vita ha interpretato il Vangelo, aveva nel Vangelo la stessa fede che ha un bambino nei confronti di suo padre».

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