L’appello di Papa Francesco a Nagasaki, in Giappone: “Mai più la guerra, mai più il boato delle armi”

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Papa Francesco è rientrato in questi giorni dal suo viaggio apostolico in Thailandia e Giappone durato sei giorni, dal 20 al 26 novembre.

Certamente un itinerario impegnativo e molto denso di incontri con una vasta gamma di categorie di persone: l’imperatore Giapponese, Naruhito, il re della Thailandia, Rama X, i vescovi locali, i sacerdoti e i religiosi e le religiose, i missionari laici, i capi religiosi delle religioni tradizionali locali come i Buddisti, Mussulmani, Brahmisti. Ha incontrato con speciale attenzione i giovani, i superstiti dei bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki e delle esplosioni più recenti, le vittime del turismo sessuale, i poveri, i gruppi di famiglie cristiane… le folle numerose pronte ad accoglierlo dopo più di trent’anni dalla visita del venerato predecessore san Giovanni Paolo II.

Ho seguito sui mezzi di informazione i diversi interventi e i temi che li accompagnavano. Mi ha colpito, tra tutti l’appello di condanna delle armi nucleari, rivolto a Nagasaki presso il parco della memoria dei bombardamenti dell’agosto 1945. Papa Francesco, senza mezze misure, ha esclamato con vigore:

“Mai più la guerra, mai più il boato delle armi, mai più tanta sofferenza, venga la pace nei nostri giorni, in questo nostro mondo!… L’uso della energia atomica per i fini di guerra è immorale, ma anche il possesso è immorale…saremo giudicati per questo!”

Ho guardato pure la carrellata delle immagini.

Volti sorridenti, in modo sorprendente quello del pontefice!

Era talmente contento di comunicare il Vangelo che pareva non si curasse affatto della fatica degli spostamenti, degli sbalzi di temperatura e del cambio frequente dei diversi uditòri…

Anche in questa circostanza Francesco ci ha testimoniato che la Chiesa è essenzialmente missionaria, non “in uscita” per mostrare se stessa, ma per portare una Parola “nuova” di speranza al mondo, per far giungere il Vangelo di Cristo a cuori disponibili ad accoglierlo.

Ancora una volta, il papa, con la sua gioia ed entusiasmo, ha invitato ciascun credente a riconoscere la propria missione e vocazione di annunciatore e testimone del Vangelo.

Forse è giunto il momento di seguire davvero le sue orme e ritrovare così la gioia di appartenere ad una Chiesa che fa sue le sofferenze e le aspirazioni di tutta l’umanità.

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