Narrare è iniziare: il cammino dei catechisti incomincia dalle parole

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Il «narrare» come verbo, cioè come raccontare il proprio incontro con il Signore e poi narrare come questo incontro è diventato esperienza personale di fede nella vita quotidiana e anche inizio dell’essere narratori per iniziare la fede agli altri. È la lunghezza d’onda dell’incontro diocesano dei catechisti di quest’anno, che si viene domenica pomeriggio 17 novembre negli spazi del Seminario, sul tema «Narrare è iniziare». Il vescovo Francesco Beschi condividerà ogni momento del programma e terrà anche le riflessioni conclusive. «Il “narrare” — racconta don Andrea Mangili, direttore dell’Ufficio catechistico diocesano — si esprime in due significati forti. Il primo vuole indicare che ogni catechista è chiamato a narrare la Parola di Dio, l’annuncio di fede e la vita cristiana. Il secondo significato esprime una convinzione: ogni catechista è chiamato a narrare, cioè a raccontare come e quando è iniziata la sua vita di cristiano, come questa scelta personale viene coniugata nell’esistenza quotidiana e come è iniziato il suo impegno di catechista, cioè di narratore agli altri di questo cammino. In pratica, se narrare significa iniziare, allora è necessario narrare dall’inizio per iniziare gli altri alla fede». Don Mangili ricorda che la società contemporanea ha smarrito il senso della conoscenza in troppi ambiti. «Penso ai bambini, agli adolescenti, ai giovani, ma anche agli adulti e a tutti coloro che non sanno nulla o poco di fede. Si vive in questa realtà di poca o nulla conoscenza. Proprio per questo è più che mai necessario iniziare a narrare, cioè raccontare innanzitutto la vita di Gesù Cristo, poi i contenuti della fede. Quindi il “narrare” visto proprio come verbo, come hanno fatto gli apostoli e i discepoli che hanno iniziato a raccontare la vita del Maestro». Il terzo passo è narrare come si vive la fede ricevuta e testimoniata. «Questo vale non soltanto per i catechisti, ma per ogni credente di qualsiasi età e in ogoni stagione della vita — prosegue don Mangili —. Raccontare la propria fede senza vergogna e senza timidezze».

Per rendere più efficace il «narrare», saranno proposti cinque momenti a scelta. «Risorto nello sguardo»: incontro biblico esperienziale facilitato con la metodologia del bibliodramma, a cura di Manuel Rossi. «Va’ e di’ loro»: scegliere un’immagine per comunicare, a cura di Tommaso Chiarolini. «L’onda, una storia senza parole»: come raccogliere significati e seminare segni e simboli, a cura di Anna Peiretti. «Voce dello Sposo e voce della Sposa», a cura di monsignor Patrizio Rota Scalabrini, con ripresa di brani biblici. «“E vide che era cosa molto buona” nonostante tutto! Perché Dio mentre creava sorrideva, dall’inizio alla fine», con scene in senso teatrale a cura di Giovanni Soldani.

Questo il programma di domenica 17 novembre dell’incontro diocesano dei catechisti, che si tiene negli spazi del Seminario. Alle 14,30 accoglienza in auditorium e introduzione. Dalle 15 alle 16, in cinque luoghi diversi in Seminario, ascolto di altrettante proposte. Seguirà la relazione di Anna Peiretti, docente a Torino, sul tema dell’incontro diocesano, che sarà il momento clou. Alle 17,45 preghiera in chiesa ipogea e riflessioni del vescovo Beschi. Si ricorda che non è possibile parcheggiare in Seminario.

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