Una Chiesa trionfante? Sensazioni di fronte alla basilica di s. Pietro

0

Sono stato a Roma con amici. Mi sono emozionato un’altra volta nel vedere la grandiosa bellezza di s. Pietro. Un mio amico mi ha detto che ho un’idea magniloquente – così mi ha detto – della Chiesa. Tu cosa ne pensi? Gino

Carissimo Gino, la bellezza della basilica di san Pietro è indiscutibile. Ogni volta che la si ammira si colgono particolari inediti che ne confermano  tutta la bellezza artistica.  

Mi commuove pensare agli uomini che, in epoca lontana, senza l’utilizzo delle tecniche moderne, hanno edificato questo grande simbolo della cristianità.  Contemplando quest’opera d’arte come non andare, per analogia, a ringraziare il nostro Dio, Colui che è l’ispiratore e l’artefice di ogni creazione e di ogni bellezza?!

La chiesa di san Pietro e la Chiesa

Certamente la tua domanda non allude solo alla maestosità di san Pietro  e alle sue mura, ma alla realtà che essa rappresenta: la Chiesa.  Essa è stata voluta dal Signore, è suo dono, è sgorgata dalla sua Pasqua.

Sovente il nostro sguardo si sofferma a una dimensione umana, troppo orizzontale, dimenticando la sua origine divina. La povertà e il peccato di alcuni dei suoi membri ne offuscano certamente la bellezza, ma non possiamo per questo dimenticare tutto il bene e la testimonianza evangelica che altriogni giorno, tentano di vivere nel quotidiano o sulla scena del mondo, magari sino a giungere al martirio.

La Chiesa è sempre stata fragile. Anche gli Apostoli lo erano

La Chiesa rimane santa e peccatrice e lo è sin dal suo nascere. Guardando la testimonianza dei primi discepoli non possiamo certamente negare la fragilità che li ha caratterizzati, sino ad abbandonare il Maestro nel momento cruciale del suo arresto e della sua condanna a morte. La Chiesa nasce dalla Pasqua e porta in sé le ferite del peccato degli uomini, ma anche il soffio di vita nuovo che lo Spirito ha soffiato nella Pentecoste trasformando quel piccolo gruppo di uomini impauriti in testimoni e martiri del Vangelo.

Anche noi con il sacramento del Battesimo abbiamo ricevuto la stessa vita di Dio, siamo stati inseriti come figli nel Figlio amato, per fare della nostra esistenza una progressiva manifestazione della sua presenza. Essa non è qualcosa di automatico, ma è frutto della nostra collaborazione con la Grazia divina. Dio può fare tutto, ma non può fare nulla senza la nostra risposta, e poiché siamo tutti inclini  a peccare e sbagliare, non stupiamoci troppo della fragilità degli altri e non assolutizziamola.

La Chiesa depositaria di un dono che ci supera

Gli scandali degli ultimi anni hanno certamente offuscato la credibilità e la testimonianza dei cristiani e degli uomini di Chiesa, ma questo non può ledere il dono di grazia che il Signore ci ha fatto, la fede che lui ci ha donato. La Chiesa è depositaria di un dono che va oltre la sua testimonianza, pur necessaria: la rivelazione dell’amore salvifico di Dio. Lui per noi si è assunto il peccato degli uomini e l’ ha portato nella morte per poi offrirci una possibilità nuova di vita.

Noi facciamo fatica a tenere insieme la santità e il peccato nella Chiesa, perché sembrano realtà inconciliabili. Ma queste fanno parte dell’aver assunto tutta la realtà umana, anche il limite.

Forse dobbiamo riappropriarci della nostra vocazione battesimale, non come una serie di opere da compiere o pratiche da adempiere, ma come una relazione viva da realizzare con il Signore Gesù e con il suo corpo visibile oggi, la Chiesa, un corpo che porta sempre impresse le ferite del peccato, ma anche i segni della resurrezione. Come credenti dobbiamo portare lo scandalo della fragilità dei fratelli, che è anche la nostra, e velarla con quella misericordia con cui il Signore ha avvolto il peccato dei suoi e dell’umanità.

I peccati della Chiesa e i nostri

Possiamo e dobbiamo fare il “mea culpa” per le tante omissioni compiute, le belle celebrazioni vissute che non sono mai diventate vita reale, le preghiere innalzate che non hanno convertito la nostra mentalità mondana che ci ha annoverato con la folla anonima che invece di seguire il Signore ha rincorso i vari guru di ogni tempo; le parole mai dette che hanno appoggiato soprusi, ingiustizie e mercanteggiato la verità con le favole. Questo tempo di cambiamento, che è anche tempo di una grande purificazione per il mondo e per la Chiesa, farà certamente verità sull’autenticità della nostra fede e vita da credenti. Rimarremo forse un piccolo resto?

Forse sì, ma saremo forse più convinti e contenti, meno individualisti e più capaci di comunione e di una vita ecclesiale autentica. Sì, perché il cristiano non è mai isolato, è sempre un uomo di comunione e costruttore di comunità. La Chiesa siamo noi! Questo è il Vangelo!  

Share.

Lascia un commento