VivaVittoria: un tessuto di storie e di coperte in piazza Vecchia unite dal filo rosso della solidarietà

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La letteratura ha da sempre raccontato di donne che cuciono, Penelope che tesseva di giorno e scuciva il telaio di notte per procrastinare le nozze con il sovrano invasore, la Bella Addormentata caduta in un sonno profondo per aver toccato il fuso dell’arcolaio, della massa anonima di filatrici di seta coeve delle peripezie amorose della coppia più famosa d’Italia (Renzo e Lucia nei Promessi sposi di Alessandro Manzoni).

Donne che cuciono non sono, però, soltanto le protagoniste di storie passate raccontante da altri: donne che cuciono sono, quest’anno, le narratrici che tessono un nuovo capitolo della storia che racconta come sconfiggere la violenza sulle donne. «La nostra storia inizia poco più di cinque anni fa, quando Miriam Signorelli ha voluto risollevare le sorti del Circolo Culturale Minardi di Borgo Santa Caterina, riunendo, una volta al mese, le donne a cucire in compagnia – spiega Katiana Cadei, insieme a Miriam Signorelli, organizzatrice dell’evento VivaVittoria a Bergamo –. Da un paio d’anni, però, abbiamo sentito il desiderio di rendere pubblica e fruibile per gli altri questa nostra passione per il cucito e non appena abbiamo scoperta dell’esistenza del progetto VivaVittoria non abbiamo avuto dubbi: volevamo entrare a farne parte».

Contro la violenza in tante città d’Italia

VivaVittoria è un progetto nato a Brescia nel marzo del 2015 quando Cristina Begni decide, insieme ad altre donne, di realizzare un simbolo, o meglio quella che viene da lei definita come un’«opera relazionale condivisa» capace di contrastare la violenza sulle donne. Il progetto ha preso forma attraverso il cucire e il fare a maglia, simbolicamente scelto come metafora della tessitura dell’identità di ogni donna: tutte le donne, ma non solo, che lo volessero, infatti, avrebbero potuto contribuire all’opera cucendo dei tasselli che sono poi stati assemblati andando a formare delle coperte con le quali, nella notte fra il 21 e il 22 marzo 2015, dopo che queste sono state trasportate da una catena umana dalla sede di VivaVittoria in Contrada Cavalletto fino a Piazza Loggia, è stata ricoperta Piazza Vittoria. I tre strati di coperte che hanno ricoperto la città, essendo il loro numero di gran lunga superiore a quello necessario per ricoprirla di un solo strato, sono poi stati venduti e il ricavato è stato donato ad una casa che accoglie donne e minori fuggiti da storie di violenza.

Un’opera fatta di storie e incontri

«Quando abbiamo sentito parlare di VivaVittoria che da Brescia, nel frattempo, si era allargata ad altre città, abbiamo sentito che, essendo noi un gruppo di donne che si incontrano apposta per cucire, questa sarebbe stata l’occasione per fare qualcosa di più grande e che desse senso al nostro lavorare a maglia. Per questo motivo, attraverso il patrocinio e il supporto del Comune di Bergamo, dalla scorsa estate abbiamo cercato, soprattutto tramite il passaparola, di coinvolgere nel progetto associazioni, gruppi e singole persone, tutti accomunati dalla passione per il cucito, affinché tessessero i tasselli di quest’opera con cui verrà ricoperta Piazza Vecchia» spiega Katiana. L’installazione di VivaVittoria verrà installata in Piazza Vecchia alle 5.30 del mattino di sabato 23 novembre, «con la fase di deposizione che costituirà parte integrante dell’opera della stessa, in grado di coinvolgere tutte e tutti coloro che vogliano sentirsene parte pur non avendo potuto cucirla» aggiunge Katiana, dove resterà esposta fino alla sera di domenica 24 novembre. La coperta che tappezzerà la piazza non è un unico pezzo, ma è, invece, costituita da coperte formate da quattro quadretti, di 50 centimetri di lato, tutti rigorosamente cuciti da donne diverse (è possibile identificarli perché ognuno reca un’etichetta che riporta il nome di chi l’abbia cucito oltre che il codice identificativo), uniti e intrecciati da un filo rosso, a rappresentare tanto la vicinanza a quelle donne vittime di violenza, quanto l’intreccio delle storie di quante e quanti hanno contribuito alla realizzazione dell’opera.

Oltre tremila volontarie coinvolte

«Dopo che abbiamo aderito a VivaVittoria ed esteso l’invito a collaborare alla realizzazione delle coperte a tutta la provincia, abbiamo ottenuto dal Comune uno spazio in cui incontrarci ad assemblare i quadretti che sono stati donati. All’inizio ci si trovava soltanto un paio d’ore di giorno, ma nell’ultimo periodo, visto il numero di quadretti ricevuti, quasi il doppio degli 8.000 necessari per ricoprire Piazza Vecchia (i quadretti realizzati e donati a VivaVittoria sono stati, in totale, 14.000, ndr), ci troviamo tutti i giorni dalle 9.30 alle 23, arrivando, a volte, ad essere quasi 40 volontarie nello stesso momento» aggiunge Katiana. A pochi giorni dall’installazione dell’opera le stime dell’associazione parlano di 300 gruppi, sparsi tra provincia e città, che hanno collaborato all’opera, donando quadretti, «molti dei quali riconoscibili per un segno distintivo cucito sui pezzi stessi», 3.500 persone coinvolte, 400 volontari che operano nello spazio di VivaVittoria e oltre 1.500 accessi nello spazio a partire dalla sua apertura a settembre.

«I pezzi che compongono ciascuna coperta sono unici e, proprio perché portano con sé la storia delle persone che li hanno cuciti, vorremmo che questa storia si intrecciasse con quella della persona che acquisterà la coperta (le coperte verranno vendute e il ricavato verrà donato ad Aiuto Donna – Uscire dalla Violenza, centro antiviolenza di riferimento della città, ndr), come un filo rosso capace di unire: ci piacerebbe, infatti, che vicendevolmente le persone scelgano la coperta e la coperta scelga le persone, andando a costruire e custodire un prezioso patrimonio umano», conclude Katiana.

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