Atalanta, la magia di una fiaba sportiva: una vittoria che vale gli ottavi di Champions League

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La neve che fuori sta cadendo lenta sui tetti di Bergamo aggiunge magia alla magia rendendo ancor più complicato il lavoro di chi deve raccontare l’ennesima impresa dell’Atalanta che ieri, battendo 3-0 gli ucraini dello Shakhtar Donetsk ha strappato il pass per gli ottavi di finale di Champions League insieme alle altre 15 migliori squadre d’Europa. Non è facile capire da dove iniziare per raccontare una favola (sportiva, ma non solo a dire il vero) come quella della squadra bergamasca. Persino la retorica, in questo caso, per certi versi sembra non bastare e per altri appare ridondante. Ma forse è proprio da questo aspetto che potrebbe nascere il “C’era una volta…” emblema dei migliori incipit fiabeschi. Forse, appunto, la bellezza di questa squadra che da ormai 4 anni è entrata a pieno titolo nel gotha del calcio italiano e si prepara a farlo definitivamente anche in quello internazionale è quella di non smettere mai di sorprendere, stupire, esaltare, alzare l’asticella. Nel calcio come nella vita ci si abitua un po’ a tutto, tanto alle condizioni negative quanto a quelle positive con il rischio di smettere di sorprendersi che ogni volta è un po’ come morire. E invece Gasperini e la sua banda mettono a disposizione dei tifosi (quanti tifosi!) la possibilità di non smettere di abituarsi. Se ad ogni vittoria importante, ad ogni rimonta, ad ogni gol, ad ogni partita giocata ricevendo l’applauso del mondo del calcio ci si ritrova a dire “questa è la migliore di sempre” allora c’è qualcosa di speciale in quello che sta succedendo. E Gasperini, l’artefice di questo miracolo, è l’altra immagine nitida e chiarificatrice di cosa stia succedendo grazie a quell’espressione catturata ieri dalle telecamere a pochi minuti dal termine che lo ha colto in flagrante mentre cercava di tenere – severo – i suoi sul pezzo, ma nel frattempo non riusciva a trattenere un sorriso genuino che gli illuminava il volto, rugoso per le mille battaglie affrontate nella sua carriera. Il tutto viene dopo la premessa che si sta parlando di una squadra “piccola”, che nasce in una provincia da poco più di un milione di abitanti, che non ha i budget cinesi delle big, il cui monte stipendi non è quello degli arabi e la cui storia è sì gloriosa per solidità e capacità di sfornare talenti, ma non certo costellata da successi di rilievo. Eppure, mentre i soldoni non riescono a far felice il Milan, mentre il Napoli è impegnato ad esonerare allenatori, mentre negli anni passati i “petrodollari” hanno cercato di trasformare in principi dei ranocchi per poi morire poco dopo, annegati, ecco che l’Atalanta che sa costruire (e chi se non i bergamaschi potrebbero costruire meglio) si ritrova passin, passetto sulla bocca di tutti nel mondo del calcio. Ma non solo. La capacità di rigenerarsi e rigenerare, di far felici persone che lavorano una settimana intera per attendere un’ora e mezza di gioia, la capacità di far sorridere, emozionare, sconvolgere e quella di unire l’Italia del pallone che gioisce per le imprese di una squadra avversaria; ma non solo del pallone perché lo sport è metafora di vita (o forse il contrario) e allora anche i “piccoli” che ascoltano le imprese dell’Atalanta capiscono che in qualche modo possono farcela anche loro nella vita di tutti i giorni. Del resto Bergamo è maestra pure nell’unire, più di 150 anni fa erano in mille vestiti di rosso per il “bene” dell’Italia, oggi sono in 11 colorati di nerazzurro per il “bene” del calcio italiano.

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