I film delle feste: da “Il primo Natale” di Ficarra & Picone al “Pinocchio” di Garrone

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Che Natale è questo del 2019, cinematograficamente parlando, si stanno chiedendo in molti (molti… va beh!)? Scomparso il cosiddetto “cienepanettone” che per almeno vent’anni aveva costituito l’appuntamento (quasi) imprescindibile del Natale cinematografico, scioltasi la coppia Boldi-De Sica che, di quella stagione, era stata un po’ il simbolo (a parte un tentativo di riunificazione con “Amici come prima” del 2018, diretto dallo stesso De Sica), nelle sale sono arrivati o stanno arrivando film di genere completamente opposto. E parliamo di “Il primo Natale” di e con la premiata ditta (questa si inossidabile ), Ficarra & Picone, di “Pinocchio” di Matteo Garrone, dell’episodio IX di Guerre Stellari “Star Wars: l’ascesa di Skywalker”. Ma anche di “La dea Fortuna” di Ferzan Ozpetk e con il fantasma di quella specie di “convitato di pietra” che è il nuovo, già chiacchieratissimo, film di Checco Zalone, quel “Tolo tolo” che sarà nelle sale dal primo Gennaio 2020. Ficarra e Picone si confermano, dopo il successo del loro precedente “L’ora legale”, i cultori di una cinema fiabesco, di commedie agrodolci che evitano i toni troppo urlati o le scorciatoie nella comicità più banale. Uno stile, il loro, che si conferma anche in questo “Il primo Natale” che riesce a divertire senza bisogno, come dicevamo, di ricorrere agli strumenti  più biechi del cabaret, grazie alla verve dei due comici siciliani che riescono ad imbastire una vicenda a suo modo edificante giocata sull’escamotage del viaggio nel tempo che catapulta i due malcapitati addirittura nella Palestina alla vigilia della nascita di Gesù, da cui il titolo del film di “Il primo Natale”: proprio quello cui assisteranno, partecipandovi attivamente, i due protagonisti. Una bella, bellissima fiaba è anche quella del Pinocchio di Matteo Garrone che adatta per il grande schermo il celeberrimo romanzo di Carlo Collodi. Interpretato dal piccolo Federico Ielapi nei panni del burattino e, con lui, da un cast stellare che comprende il Geppetto di Roberto Benigni, il Gatto e la Volpe del duo Rocco Papaleo- Massimo Ceccherini, la fatina dell’attrice francese Marine Vacth, il Mangiafuoco di Gigi Proietti, il film di Garrone è una splendida illustrazione delle avventure del celebre burattino di legno, forse più complessa di quella che appare al momento, ma un po’ “fredda” e meccanica nel suo svolgimento. Resta però intatta la capacità del regista di “Dogman” di esaltare il “fantastico”, di creare mondi e personaggi e animali che popolano un universo che dal sogno trascolora nella realtà. Come gli universi e mondi fantastici per eccellenza che sono quelli raccontati nella saga di Star Wars che dovrebbe essere stata portata a compimento con questo nono capitolo. Iniziata nel 1977 dal regista George Lucas e portata avanti a tre capitoli per volta saltando avanti e indietro nel tempo e nello spazio (la seconda trilogia era situata temporalmente prima della prima trilogia della quale costituiva quindi un prequel). Questo terzo capitolo della terza trilogia porta dunque a compimento un’avventura iniziata più di quarant’anni fa “in una galassia lontana lontana” come recitano i titoli che scorrono prima dei titoli di testa di ogni episodio. Passata nelle mani della Disney per qualcuno degli estimatori la saga si è trasformata in un semplice giocattolone stravolgendo e travolgendo le primigenie intenzioni del suo inventore: coniugare la fantascienza (ma, attenzione: tutta la storia è declinata al passato: “molto tempo fa, in una galassia lontana lontana…”), con le teorie new age, cascami della controcultura degli anni Sessanta e Settanta, coniugando, ancora, l’estetica della “nuova Hollywood” con una sorta di “restaurazione” della fantascienza classica. Si vede? Ma certo! Diverte alla grande! Però è vero che, probabilmente, la fretta (che è sempre cattiva consigliera), di dover tirare le fila di tutte le derive narrative della saga ha un po’ penalizzato questo (ultimo?) episodio: staremo a vedere. Ferzan Ozpetek si conferma un grande regista di melodrammi, non ha paura di confezionare l’ennesimo capitolo di un cinema che coniuga la commedia con il mélo. Coppia gay in crisi, amica malata terminale, figlioli da accudire, scombussolamento di vite già precarie dal punto di vista sentimentale ed esistenziale, Ozpetek fotografa uno spaccato di vita con uno sguardo umanista e aperto al futuro. Tanto poi arriva Zalone e non ce ne sarà più per nessuno.

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