La Santa Lucia dei mandarini. “Mamma, chi l’aiuta coi regali?”

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“Ma se Babbo Natale ha gli elfi, Santa Lucia chi l’aiuta coi regali?”. Lo ammetto, mano a mano che i miei figli crescono mi è sempre più difficile trovar risposta a fiumi di domande mai banali. “E poi scusa, come fa poveretta, se la disegnano con gli occhi dentro a un piatto, a trovar le case di tutti i bambini?”. Non pensiate che “l’asinello” sia la risposta giusta capace di soddisfarli.

“L’asinello l’aiuta, per il resto non lo so, non l’ho mai vista. E comunque suvvia, quel che conta è che vi porti i regali. Se fate i bravi…”.

“La nonna ci ha raccontato che quando lei era piccola Santa Lucia portava i mandarini ai bambini. Ti rendi conto mamma? I mandarini. Per fortuna ha capito che preferiamo i giochi”.

Ecco, è a questo punto che il mio cervello e soprattutto la mia bocca necessitano di filtri. Perché glielo direi senza troppi giri di parole, che oggi è assurdo dover spendere soldi per comprare giochi inutili, ingombranti, brutti, che perlopiù i bambini scordano nel giro di qualche giorno. “Voi cosa ricordate del giorno di Santa Lucia dello scorso anno?”. “Le monetine di cioccolato e le caramelle che ci aveva lasciato facendo un sentiero che dai nostri letti usciva dalla porta e andava giù giù per le scale, fino alla sala. Una specie di caccia al tesoro”. “Ecco, visto? I mandarini, insomma”.

La magia che conta più del regalo. L’attesa della sera prima, l’andare a letto dopo aver disposto con cura su un tavolino agghindato il pane secco per l’asinello e i biscotti per la Santa, lo svegliarsi pronti ad aprirsi alla meraviglia, i profumi, i colori. Quella è la Santa Lucia. “Facciamo così: scrivete la vostra letterina, pensate ben bene a un giocattolo -uno e uno solo- che proprio proprio vorreste. Poi decidiamo cosa occorre fare perché la Santa Lucia decida che lo meritiamo davvero”.

I bimbi ci pensano su, poi iniziano la loro letterina. E l’elenco. “No no, abbiamo detto uno”. “Ma mamma dai, io ne ho quattro che mi piacciono”. Selezioniamo, facciamo la conta, ci piangiamo un po’ su, riflettiamo, confrontiamo, facciamo merenda, cantiamo, torniamo. Alla fine ce la facciamo. “E ci comportiamo bene. Tipo che non litighiamo. E Alice non si fa i nodi ai capelli. E io non mi lamento quando dici di andare a letto. La tua lettera è bianca mamma, tu non chiedi niente?”.

“No no, un regalo lo voglio anche io”. “Che cosa?!”. “I mandarini”.

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