La storia del beato Tommaso da Olera, pastore devoto a Maria Immacolata

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Era l’8 dicembre 1854 quando il Beato Papa Pio IX (Bolla «Ineffabilis Deus») proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione, che afferma l’esenzione di Maria dal peccato originale fin dal momento del concepimento nel grembo materno. Il dogma mariano coronava una verità di fede da sempre creduta dal popolo cristiano, ma anche dibattiti teologici secolari. Già nel Cinquecento, fra i precursori di questa verità di fede c’era un pastorello bergamasco, proclamato Beato il 21 settembre 2013. È fra Tommaso Acerbis, nato a Olera nel 1563. A 17 anni entra nel convento cappuccino di Verona, dove impara a leggere e scrivere sommariamente ed emette la professione come fratello laico, diventando questuante e predicatore nel Triveneto e nel Tirolo.
Nel 1619 è incardinato nella nuova Provincia cappuccina del Tirolo, con sede a Innsbruck, sempre come questuante e predicatore itinerante. Nonostante la poca alfabetizzazione scrive lettere e scritti devoti, pubblicati postumi, fra cui «Fuoco d’amore», «Selva di perfezione», «Scala di perfezione», «Concetti morali contra li eretici». La sua fama si diffonde, tanto da diventare padre spirituale e consigliere di vescovi, dell’arciduca del Tirolo e dell’imperatore asburgico. Muore a Innsbruck il 3 maggio 1631. È devotissimo a Maria Immacolata, come emerge nei suoi scritti e nelle sue predicazioni al popolo e ai potenti. In questo contesto promuove la costruzione, nella cittadina di Volders, nel Tirolo, sulle rive del fiume Inn, della prima chiesa in territorio tedesco dedicata all’Immacolata. La prima pietra viene posta nel 1620, ma i lavori si prolungarono, soprattutto per la scarsità di mezzi economici e per il brigantaggio diffuso nella località, fino al 1654, quando la chiesa viene solennemente consacrata, esattamente 200 anni prima della definizione dogmatica di Pio IX.
In questa impresa viene appoggiato da Ippolito Guarinoni, medico di corte, figlio spirituale e grande amico di Fra Tommaso. Al riguardo, Guarinoni raccontò un episodio. Durante le lungaggini nei lavori di costruzione, venne consolato dal Cappuccino di Olera, che gli disse di non preoccuparsi, perché non  sarebbe morto prima di aver visto conclusi i lavori. Una frase che si rivelò profetica, perché il medico morì nel 1654, pochi mesi dopo la consacrazione della chiesa, ora santuario, restaurata e dichiarata monumento nazionale negli anni Ottanta del Novecento.
Il Beato fra Tommaso scrisse anche questa bellissima preghiera di supplica all’Immacolata, che denota il suo animo spirituale: «O degnissima Madre di Dio, fra tutte le donne la favorita. Senza di voi che cosa può fare l’anima mia? Ecco perché ricorro alla vostra pietà. Soccorrete me, vilissimo e indegnissimo vostro servo, pronto a dare mille volte la vita in vostra difesa. Che ciò sia vero lo sapete bene, perché nello specchio della divinità lo potete vedere. Accostatevi a me e toccate il mio cuore, perché possa accogliere nel mio amore puro e filiale vostro Figlio Gesù. Voglio amarlo e servirlo più di quanto sia stato amato e servito dai santi. O cara Maria, o dolce Gesù, non vi domando paradiso, gloria, gusti, contenti, ma che riempiate il mio cuore del vostro puro amore, poiché questo è l’unico mio fine e l’unico mio paradiso». 

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