Mé e San Giósep la nòcc de Nedal: San Giuseppe e io la notte di Natale

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Caro Direttore

Era giusto chiudere l’anno e l’esperienza di questa rubrica, con la poesia natalizia che è stata prodromo a questo nostro anno di collaborazione. Del resto il video commento della quarta domenica di Avvento di don Alberto mi aiuta nuovamente, quando dipinge con  tenerezza  la figura di Giuseppe, che non ha detto mai una parola nel Vangelo, il falegname silenzioso.  Parla con dolcezza per lui.

Ascoltare è, nella cultura del galileo Giuseppe della tribù di Giuda, sinonimo di ubbidire e il mondo un bambino che chiama.

MÉ E SAN GIÓSEP  LA NÒCC DE NEDÀL. Letta dall’autore.

 

MÉ E SAN GIÓSEP
LA NÒCC DE NEDÀL

A m’s’è ché sö l’öss,
gna scarnàss
gna campanèi
adóma ’l cör isborentìt
e öna fraschéra de fé màgher
sö la schéna.

A m’s’è ché sö l’öss:
töt ol mónd
intùren
l’è ö s-cetì ca l’ciàma.

 

IO E SAN GIUSEPPE
LA NOTTE DI NATALE 

Siamo qui sull’uscio,
né catenacci
né campanelli
solo il cuore spaventato
e una fascina di fieno magro
sulla schiena.

Siamo qui sull’uscio:
tutto il mondo
intorno
è un bambino che chiama

 

da Us de ruch Edizioni LietoColle 2010
Musica: Nina nana del bambinelo. I Crodaioli di Bepi de Marzi

Sai, Direttore, è’ stata per me una bella e intensa esperienza questa della rubrica Sö l’Ös; quando ne abbiamo parlato e poi deciso di provare non era tutto chiaro il disegno e il piacere nel farla. Mettere insieme immagine, commento scritto, sonoro, testo a fronte,  intorno ad una poesia, per di più in lingua prima, è stata una storia, una bella storia. Sö l’Ös, 47 numeri settimanali,  ha accolto 55 mie poesie, di cui 7 inedite, ha tradotto in lingua prima le poesie di bravi poeti del mondo, ha ospitato poesie in dialetto altro dal bergamasco e tanti, significativi commenti, originali e di avvaloramento. La funzione metapoetica, diciamo, l’ha fatta Franco Loi che sa di questa mia avventura per quel tempo che ci basta per fare la barba quando vado a trovarlo. Ri-dire ricercando , di nuovo, le parole, facendo si che le poesie fossero nuove un’altra volta, è stato il mio impegno di chi scrive poesie; ma anche tessere, in relazione farsi dire, pensare insieme a mondi altri è stato il valore della poesia, la sua ragione di esistere qui, in questo anno di rubrica.

Sulla poesia dialettale. L’esperienza di Sö l’Ös mi ha consolidato l’idea che i poeti dialettali, quelli che stanno sul sostantivo più che sull’aggettivo del loro fare, sono energia buona e sostanziosa per la poesia contemporanea italiana. Penso importante che nel loro far poesia, i poeti dialettali, nel loro vivere poeticamente nell’intra lingua in tensione tra la lingua e la parola, nel momento poetico del linguaggio tra lingua e parola che il dialetto o la loro lingua prima gli racconta, come dice Giorgio Agamben, conta che i poeti si esprimano con il loro linguaggio innestato sulla voce, che articolino la voce, la fonda voce scrivibile …..
E’ così per me; nella rubrica ogni poesia ha una sua storia e una sua voce.

Ringrazio te e il giornale per avermi offerto questa possibilità.

Ma dimmi: è stato, questo di Sö l’Ös, un format che nei suoi tratti ha visto una sua piccola originalità e una sua sintonia con il Santalessandro, secondo te? E’ stato utile al giornale?

Risponde il direttore: Caro Maurizio, tu stesso nella tua nota riassumi bene la ricchezza e la bellezza di questa rubrica. Per noi è stato un piacere ospitarla e crediamo che nel cuore del giornale e dei lettori sia importante, sempre, fare spazio per il “respiro” e il suono della poesia, con il suo ritmo, la sua “musica” e le sue pause. Ancor più interessante per l’uso che tu fai della “lingua prima”, con la sua densità e il suo spessore, che si allarga fino alle radici della tradizione e la oltrepassa aprendosi a spazi e tempi diversi. Ti ringraziamo di cuore.

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