Uno sguardo profondo sul mondo e sulla vita. Dedicato a Vincenzo Bonandrini

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Nelle vite di tanti di noi. Creatività, profondità, curiosità, sensibilità, spiritualità, sono alcune caratteristiche della persona Vincenzo Bonandrini, espresse nei diversi ruoli e responsabilità e nelle tante opere che ha contribuito a realizzare. Non da solo, ma sempre in una compagnia ricercata, sostenuta e valorizzata, perché vedeva nella dimensione sociale la condizione e l’esito delle relazioni e delle realizzazioni. Una socialità sempre aperta alla diversità, alla divergenza e alla valorizzazione dell’imprevisto che può far scoprire e riscoprire.

A 25 anni dalla sua morte, Vincenzo è sempre presente, proprio perché la sua vita è con profondità entrata nelle storie di relazione e di crescita di tante persone.

Nato a Casnigo (Bg) il 16 aprile 1944, laureato in Sociologia, inizia l’attività professionale nei Servizi socio-sanitari della Valseriana, dove segue le attività formative e accompagna esperienze innovative sui temi della condizione degli adolescenti, dei giovani, della disabilità, del disagio. Nel 1981 è eletto Presidente provinciale delle Acli di Bg che, con lui, diventano riferimento per gruppi e associazioni di volontariato e per le prime esperienze di comunità di accoglienza e di cooperazione sociale. Concorre alle prime attività di relazione della Associazione Carcere e Territorio e di rielaborazione dei percorsi di lotta armata. Nel 1988 entra in Presidenza Nazionale Acli e assume la Funzione Formazione, caratterizzandola per un forte legame con i territori e per un accompagnamento alla crescita delle risorse presenti. Nel 1991 lascia la Presidenza nazionale e diviene Presidente dell’Enaip Lombardia, che accompagna in importanti processi di innovazione. Nel 1993, profondamente toccato dalle stragi mafiose, sente l’esigenza di una azione più diretta nella dimensione istituzionale: entra nella Giunta del suo Comune, diventa nel 1994 uno dei coordinatori provinciali del nascente Partito Popolare, ed il 27 marzo 1994 viene eletto Senatore della Repubblica. Muore a Casnigo il 19 maggio 1994.

Nelle vite di tanti di noi. Vincenzo Bonandrini è scritto nelle vite, nelle scelte, negli sguardi sul mondo di tanti di noi. Resta scritto nei sogni di futuro, nel rapporto con il tempo, ed anche nella capacità di “inattualità” che riusciamo ad interpretare nei giorni. E’ un colpo d’occhio sorridente che viene dal fondo buono della nostra esperienza di vita. Energia  presente che vuole bene.  Nell’attesa operosa di terre nuove e tempi nuovi.

Nei modi, misteriosi e reali, del soffio dello spirito egli continua a stare nelle storie di uomini e donne che mettono in comune la vita, che colgono ed incontrano ciò che in loro e tra loro è in comune. É silenzioso e profondo, un suo  compimento, dopo una vita intensa, ricca di inizi, di progetti, di responsabilità, di cammini avvitati, ed anche di conclusioni, di fatiche, di incontri con limiti e incomprensioni.

“Compiere è seminare” ci diceva in formazione.

Vincenzo era ascolto: sguardo e ascolto. Certamente di ogni persona, incontrata nel suo momento e nella sua traiettoria biografica, mettendosi accanto, e un poco in disparte, intero. Ma, più profondamente il suo era l’ascolto della esperienza della vita, di quella esperienza che la vita gli presentava nei giorni, nella germinazione della vita tra le persone, nelle situazioni, nell’andare; nei corpi e nel corpo, nei saperi e nelle pratiche.

L’esperienza della vita, per Vincenzo (così ci indicava nel suo modo di vivere, sentire, pensare e pregare) era, sì, l’esperienza disegnata con le opere, le scelte, i progetti, la partecipazione, l’associazione. Quindi l’esperienza che si fa nella, con, durante la vita: “vi riconosceranno dalle vostre opere”, diceva agli aclisti. Ma tutto in lui era teso a cogliere  l’esperienza – cioè il disegno, la vocazione, la figura e la prefigurazione – che la vita (la vita donata) fa apparire, propone, induce, offre nell’avventura umana di ogni donna ed ogni uomo. Vincenzo è sempre in ascolto del dono della vita, anche nei passaggi più difficili.

Vincenzo Bonandrini aveva un’attenzione particolare alle piccolezze ed alle ferite. E a quanti, adulti e giovani adulti, a queste dedicavano vita, pensiero, competenze, ricerca, associazione, progetto, impegno politico. Quindi i genitori,  le educatrici e gli educatori, gli operatori e le operatrici sociali, i giovani volontari, le donne e gli uomini della cooperazione, delle associazioni e della pastorale.

Le piccolezze, anzitutto. I bambini dei quali ascoltare voci e sguardi, e quanti alla fragilità e all’innocenza d’infanzia sono riportati: molti disabili, molti anziani, molte persone con problemi psichiatrici. Per Vincenzo vicino a loro si ha l’occasione, anzi si vive necessità e l’obbligo, di fare spazio a vita nuova, a nuovo convivere, alla nascita. Alla essenzialità ed alla verità.

E poi le ferite. Quelle reali e quelle morali: le ferite alla dignità, al riconoscimento, alla speranza subite da tanti. Ferite che richiamano la convivenza sociale, l’economia e il lavoro, la politica e la democrazia a cogliere lì la loro sorgente di senso e di orientamento. Riconciliare vite diverse e ferite, fare la giustizia, garantire e promuovere operosamente il riconoscimento reciproco, la responsabilità, impegnative relazioni fraterne era impegno capace di riempire l’esistenza. Il potere “nasce“ dalla provocazione del patire, dalle fratture e dalle ferite, dagli affidamenti e dal bisogno di incontro. Potere è fare potere, lasciare potere, promuovere tessiture di possibilità, vegliare sul “nessuno escluso”, proteggere da arroganze.

Vincenzo Bonandrini vive tutto questo come naturale: come un respiro, come la luce e il ritmo dei giorni. È la sua danza nella vita comune. Che manifesta nelle piccole cose e nei momenti: nelle lettere che scrive a collaboratori, nella cura al piccolissimo gruppo di genitori di Vilminore di Scalve  in una serata d’inverno; nel mantenere la promessa di giocare con Alessandro le ore precedenti un importante Convegno nazionale del “Gramsci” sulla “questione cattolica”.

Questa la gerarchia: prima i piccoli, la vita reale delle persone, solo poi il ruolo di potere, la evidenza della scena pubblica, la decisione.

Vincenzo Bonandrini è  stato ed è un uomo che chiama, che attesta, che testimonia l’attesa di verità e la ricerca di gioia. Chiama e accompagna. Poi lascia: lascia essere; lascia andare.

Chiama alla presenza al tempo proprio, ed alla “inattualità”, cioè ad aprirne le fessure, a nidificare nelle crepe della roccia (la roccia dura delle istituzioni, delle culture chiuse, dei comportamenti d’indifferenza). Chiama allo stupore e all’interrogazione esigente, alla meraviglia e al lavoro ben fatto, alla gratitudine e al dono.

TA TROÀE A SGARGIÀ. Letta da M.N. con Rifugio bianco de I Crodaioli

 

Ta troàe
a sgargià
’n del fósch di  büse
’ndó i pómpa
ligére
i éne òrte
del mónd.

Ta troàe
a sgargià
coi mà cüriuse
e du öcc
e du öcc
i sberlüsìa sö ’l fónd.

I parìa ’nfina
di stèle füriuse.

Issé ’ndulsida a chi öcc
la òia de stà viv
che to ét serât ol pögn
pitì pitì
per püdì
co la má
darga de bìv.

 

Ti trovavo
a rovistare
nel fosco delle buche
dove pompano
leggere
le vene aorte
del mondo.

Ti trovavo
a rovistare
con mani curiose
e due occhi
e due occhi
rilucevano sul fondo.

Parevano persino
delle stelle furiose.

Così addolcita a quegli occhi
la voglia di star vivi
che hai chiuso il pugno
appena appena
per poter
con la mano
dargli da bere.

Gli scritti. Ricorre quest’anno 2019  il 25° anniversario della morte di Vincenzo Bonandrini. Anni nei quali sono vivi l’esperienza e i frutti, e non solo il ricordo, dei suoi 50 anni vissuti tra di noi. Lo sono nella sua famiglia, quella di origine con i suoi fratelli e quella che ha creato con Claudia ed i figli Chiara e Alessandro, e tra le tante persone che lo hanno conosciuto e che hanno collaborato con lui.

Ci sembrava importante onorare questa ricorrenza riproponendo alcuni suoi scritti. Lo facciamo in una collana di libri editi dalla Cooperativa Achille Grandi, da lui promossa nel 1987 e della quale è stato primo presidente.

I testi presentati sono aggregati attorno a tre focus: ricerca spirituale, intervento sociale e organizzativo, impegno politico-istituzionale.

E’ questa una divisione semplificativa del pensiero e dell’azione di Vincenzo; in lui infatti queste tre dimensioni non sono per nulla separate, e men che meno scisse, al contrario, si alimentano l’un l’altra. Lo si vedrà infatti nei testi quanto, anche se non espresse in modo diretto, esplicito, queste dimensioni siano presenti nel modo di accostare i contesti e i problemi, entrare in relazione con le persone, promuovere percorsi progettuali.

Gli scritti sono preceduti dal saluto che Gianfranco Sabbadin, suo fraterno amico e compagno di tanti percorsi e realizzazioni, portò alla sua cerimonia funebre. Gianfranco, anche lui dirigente delle Acli e dei suoi servizi, impegnato nella costruzione politico istituzionale del territorio, morì purtroppo prematuramente l’anno successivo.

I testi che abbiamo definito con focus sulla ricerca spirituale sono Pietà cristiana e impegno sociale e L’avventura della testimonianza cristiana. Il primo, è un testo ricostruito dai suoi appunti utilizzati come traccia per una relazione ad un convegno alla Scuola di Teologia del seminario di Bergamo dal 26 al 28 aprile 1990; il secondo è un brano tratto dalla comunicazione “Nel futuro delle Acli”, svolta al convegno Acli “La rigenerazione possibile”, Verona, 31 ottobre e 1 novembre 1987.

Tra gli scritti relativi all’intervento sociale e organizzativo abbiamo scelto Insieme andiamo a piantare alberi e Riflessioni minime su comunicazione, organizzazione, professione. Il primo, collegato ad un progetto di accompagnamento all’essere e crescere come genitori, realizzato in un Comune della bergamasca a metà anni ‘80, ci mostra con una intensità e profondità anche poetica, la dimensione di Vincenzo sociologo e formatore e quella di genitore innamorato della famiglia, della moglie, dei figli, nei complessi processi sociali che attraversano le comunità locali del territorio. Il secondo testo rappresenta la sua sensibilità nell’accostarsi alle situazioni lavorative, anche le più piccole e apparentemente semplici, e di scorgervi degli spazi inediti di esercizio di professionalità e di creatività generatrice di speranza e cambiamento.

Per l’impegno politico-sociale abbiamo fatto la scelta di proporre quattro brevi scritti, collegati alla sua scelta, degli ultimi anni, di esprimere in modo più diretto la sua energia a livello istituzionale che lo porterà all’elezione a Senatore della Repubblica  il 24 marzo 1994. Sono testi molto brevi, relativi al perché del Passaggio dal Sociale al Politico con una continuità di impegno, al Rapporto tra Istituzioni e cittadini, al Ringraziamento agli elettori, alla Dichiarazione preparata per l’insediamento al Senato. In questi scritti, pur  nella loro brevità,  si coglie con chiarezza l’approccio ai problemi, alle persone, ai contesti familiari, sociali, istituzionali nei quali prendono forma i nostri percorsi di vita. E soprattutto, Vincenzo racconta  delle attenzioni a cui siamo chiamati per consentirne e promuoverne riconoscimento, rispetto, spazio, valorizzazione.

Per una biografia e bibliografia più completa e articolata di Vincenzo Bonandrini rimandiamo alla pubblicazione “Vincenzo Bonandrini. I giorni e l’evento”, edizioni Cens, 1996. Testi che presentano raccolte brevi e mirate di suoi scritti, o su di lui, sono inoltre: Dalla parte della gente con valori, competenze e dialogo, edizioni Villadiseriane, 1995; Vincenzo Bonandrini. Non solo memoria, edito da Acli ed Enaip Bergamo, 1999; Vincenzo Bonandrini, collana Profili della Acli Nazionali, 2000. Inoltre segnaliamo Oltre la politica facendo ancora politica, atti di un seminario sulla sua figura tenutosi ad Albino e Clusone il 2 e 9 dicembre 1994.

Valter Tarchini – Maurizio Noris – Ivo Lizzola

 

 Vincenzo Bonandrini. UN GUARDARE PROFONDO. Scritti
a cura di Valter Tarchini – Maurizio Noris – Ivo Lizzola
finito di stampare nel dicembre 2019

Coop Achille Grandi Editrice BG

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