Erica, che taglia il traguardo su una sedia a rotelle. Il mondo è mosso dalle persone speciali

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È possibile correre anche senza correre? È possibile sentire la fatica pur essendo costretti su una carrozzella? È possibile accumulare adrenalina e sentire il brivido di tagliare il traguardo di una mezza maratona anche se non ci si è arrivati con le proprie gambe, ma grazie alla spinta di qualcun altro? Per le persone “normali”, no tutto questo non sarebbe possibile.

Ma il mondo è mosso dalle persone speciali, quelle che rompono gli schemi, quelle che davanti alle banalità voltano le spalle e cambiano direzione, quelle che si muovono grazie allo spirito e non grazie al corpo. Le persone speciali sono quelle come Erica Villa, classe 1993, che dunque può rispondere “Sì” alle nostre domande iniziali.

Lei, di Treviolo, ha partecipato a tre mezze maratone nella bergamasca (compresa la storica Sarnico-Lovere) sulla sua carrozzella, spinta da Fabio Marcassoli, atleta di kick-boxing. «Ho sentito la fatica e provato la stessa emozione di tutti gli altri che hanno partecipato con le proprie gambe». Lo dice lei con una spontaneità e convinzione che fanno sentire così piccoli noi e quelli che credono di spaccare il mondo con le proprie braccia e le proprie gambe.

Lo sport è soprattutto testa, i più saggi dicono che i campioni si vedono “dalle spalle in su” e non c’è niente di più vero. Lo si intuisce nello sport dei normodotati, ma lo si tocca con mano quando si ascoltano le testimonianze come quelle di Erica. «Ho conosciuto Fabio qualche anno fa, al funerale di un nostro amico in comune. Mi ha aiutata a scendere le scale della chiesa e tra noi c’è stato subito un feeling speciale. Un po’ per scherzo e un po’ per davvero gli avevo espresso il desiderio di correre una maratona e lui si è impegnato per renderlo possibile. È indescrivibile quello che provo durante la corsa perché ci sono una serie di fattori unici. C’è la mia emozione, c’è la voglia di aiutare fisicamente Fabio, c’è l’impegno ad incitarlo e poi c’è il contorno di pubblico e di atleti che mi incitano, mi spingono, mi sorridono, mi battono il cinque, mi danno – anzi, ci danno – la forza per andare avanti, fino al traguardo. Tutto quello che posso fare per aiutare Fabio, il mio motore, lo faccio: lui mi dice sempre che il mio modo di incitarlo durante la corsa è determinante».

Sforzo fisico non indifferente il suo, ma anche mentale perché l’idea di doversi sobbarcare un ulteriore peso da aggiungere alla fatica di una lunga corsa spezzerebbe le gambe a chiunque. Non a lui che marcia di cuore, d’affetto, di responsabilità nei confronti di Erica. Lei che quando non corre, scrive. “Senza confini”, “Vita di Sghirbia”, “Leggimi dentro” e “Cornici della mia vita” sono i libri che ha scritto per Silele Edizioni. Un fiume in piena di emozioni, di vita quotidiana, di difficoltà affrontate, superate, di sogni avverati, abbozzati, realizzati, da realizzare come quello di poter correre un giorno la maratona di New York; di corse, di maratone, di sensazioni speciali che tutti dovrebbero leggere. Perché solo le persone speciali, cambiano l’andamento del mondo.

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