Loreto, San Giovanni Bosco è un’occasione per riscoprire senso e direzione delle attività dell’oratorio

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In occasione della festa di don Bosco, solennità religiosa che cade venerdì 31 gennaio, la parrocchia di Loreto dedica una settimana – da sabato 25 gennaio a domenica 2 febbraio – al tema dell’oratorio. E quindi, in senso lato, anche a quello dell’educazione.
«Assieme all’equipe educativa – spiega don Matteo Marcassoli, curato della comunità cittadina – abbiamo pensato ad una serie di appuntamenti, nella convinzione che ogni tanto sia necessario fermarsi per riflettere sul senso e lo scopo delle cose che si fanno. In un ambiente come l’oratorio, luogo di educazione e aggregazione per eccellenza, a volte c’è il rischio di perdersi nel cosa fare, smarrendo il perché e il come».
L’obiettivo della settimana è perciò quello di provare a vivere, concretamente e nel quotidiano, alcune componenti dell’educazione: il servizio, la condivisione, la preghiera, il gioco, la cura degli altri. Il tutto in maniera speciale e comunitaria.
Si parte con la serata di sabato 25 gennaio, dedicata ai ragazzi delle medie e organizzata come momento ludico, proprio perché «si può crescere e ci si può formare anche attraverso il gioco».
Il giorno successivo, domenica 26, la settimana prende ufficialmente il via con la messa delle 11. Poi, nel pomeriggio (ore 16:30), è in programma l’incontro per le giovani coppie che hanno figli piccoli. «In effetti dal battesimo fino all’inizio del catechismo in seconda elementare c’era un vero e proprio buco pastorale – spiega don Matteo -. Abbiamo cercato di colmarlo, invitando tutte le coppie che negli ultimi anni hanno chiesto il battesimo per un figlio ad un incontro di preghiera e di prima conoscenza a cui, per chi vorrà, intendiamo far seguire un piccolo percorso proprio per i genitori, in quel momento della vita in cui la cura della prole li assorbe quasi totalmente».
Giovedì 30, invece, l’educazione è declinata come servizio, nella serata in cui i giovani dell’oratorio racconteranno la loro esperienza estiva nei campi profughi dei Balcani. L’incontro (ore 20,45) è anche un segno di riconoscenza alla comunità parrocchiale, che in estate aveva partecipato numerosa ad una cena di autofinanziamento, preparata proprio dagli adolescenti in procinto di partire per Serbia e Bosnia Erzegovina.
«È già il terzo anno – spiega il curato – che proponiamo l’esperienza nei Balcani. Se all’inizio l’accento era posto soprattutto sulla conoscenza della regione e, in particolare, del conflitto che ha portato negli anni ’90 alla dissoluzione della Jugoslavia, la scorsa estate, invece, una buona parte del viaggio è stata spesa al servizio dei migranti. In due campi, in particolare:  Principovac e Sid. Il primo, posto sul confine con la Croazia, ospita single men, ovvero giovani che tentano da soli la fortuna per arrivare in Europa, cercando di raggiungere l’Italia per chiedervi asilo politico ed evitando la polizia croata e slovena che, venendo meno alle direttive europee, non fa altro che riportare i migranti in Serbia. Nel secondo campo, invece, abbiamo trovato gruppi di famiglie con bambini, che attendevano in Serbia la possibilità di approdare in altre aree dell’Europa attraverso canali vari. Le terre d’origine di questi migranti sono soprattutto India, Pakistan, Iraq e Siria».
Venerdì 31, giorno della festa di don Bosco, è in programma la veglia di preghiera (ore 20:45) nella memoria liturgica del santo sociale piemontese: educatore, nell’oratorio di Torino, dei bambini più bisognosi e fondatore delle congregazioni religiose dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Un prete che ha incarnato alla perfezione gli ideali evangelici di amore e attenzione verso il prossimo.
Sabato 1, altra serata di condivisione (ore 19:30), nella quale i ragazzi del gruppo scout parrocchiale racconteranno agli adolescenti dell’oratorio l’esperienza che alcuni di loro hanno vissuto nella route estiva a Ventimiglia. «Quella dei nostri scout – spiega don Matteo – è stata una route all’insegna della conoscenza della realtà e del servizio, alla scoperta della quotidianità dei migranti che dall’Italia cercano di passare in Francia. Affiancando l’associazione 20K, i ragazzi hanno potuto toccare con mano ciò che accade a Ventimiglia pressoché ogni giorno, impegnandosi in attività concrete e di aiuto alla stazione, nei pressi della frontiera o nei piazzali adibiti alla distribuzione del pasto serale a chi ne ha bisogno».
Infine, domenica 2 – giorno in cui si chiude la settimana dell’oratorio – vuole essere un partecipato appuntamento di comunità, con al centro la messa, e, a seguire, la condivisione del pasto, un momento di riflessione per gli adulti (in particolare, genitori e volontari dell’oratorio) e, contemporaneamente, uno spazio giochi per i più piccoli, preparato dagli adolescenti.
«Dopo la messa delle 11 – illustra don Matteo -, proponiamo di pranzare insieme nel salone dell’oratorio. Sarà un pasto all’insegna della condivisione, in cui ognuno porterà qualcosa da casa e tutti potranno assaggiare quanto preparato. È una modalità che vuole aiutare a vivere la comunità parrocchiale con lo spirito di una grande famiglia. Finito il pranzo, alle 14.30 ci saranno i giochi per i bambini mentre i genitori sono invitati ad un incontro (ore 15) sul tema dell’educazione dei ragazzi, tenuto da don Marco Perucchini, direttore generale delle scuole del Patronato San Vincenzo».
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