Oratorio Verdello in scena con “Cuore di Ghiaccio”: il recital che ha coinvolto un’intera comunità

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Scegliere di buttarsi a pieno in un’esperienza unica: si potrebbe riassume così l’avventura che ha portato il gruppo recital dell’oratorio di Verdello a mettere in scena ‘Cuore di ghiaccio’. Un’avventura durata un anno che ha coinvolto circa ottanta persone tra adolescenti, adulti, giovani, famiglie e bambini. Si sono tutti messi in gioco per la buona riuscita di uno spettacolo che ha regalato e continuerà a regalare grandi emozioni con le sue repliche.

A coordinare la grande squadra del recital è Mery Ubbiali, direttore artistico, che ha scelto di ributtarsi nel mondo dell’oratorio e del teatro dopo un periodo di pausa. “Mi chiamo Mery, sono una mamma di tre bambini e faccio l’educatrice. Ho scelto di ributtarmi nel mondo dell’oratorio dopo qualche anno passato a fare solo la mamma. Il teatro è sempre stata la mia passione. Il mio obiettivo iniziale non era quello di creare uno spettacolo, ma semplicemente di parteciparvi. All’oratorio di Verdello c’è la tradizione di fare un recital ogni due o tre anni e lo spettacolo è sempre un mix tra musical e uno spettacolo teatrale. Don Christopher cercava qualcuno che potesse seguire il gruppo del recital e da lì sono diventata direttore artistico”.

Nell’ottobre del 2018 il gruppo del direttivo inizia a trovarsi con l’obiettivo di salire sul palco a settembre dell’anno successivo e così è stato. “Abbiamo iniziato a trovarci con il gruppo del direttivo -continua Mery-. Ci siamo trovati con i diversi responsabili di ogni settore ragionando sul da farsi. Ci è venuto in mente Frozen perché mi era capitato di vedere uno spettacolo in un villaggio turistico che mi ha fatto venire la voglia di rimettermi in gioco. Abbiamo scelto questa storia anche per il grande successo che ha avuto con le famiglie e i bambini”.

Dopo le prime riunioni con il direttivo, è iniziata la ricerca degli attori e del personale per il backstage. I primi ad essere stati coinvolti sono stati gli adolescenti e i giovani e poi sono state chiamati a collaborare anche i bambini e le loro famiglie. “Siamo circa un’ottantina tra adolescenti, giovani, bambini e famiglie -spiega Mery-. Il gruppo direttivo è costituito da otto persone: il responsabile del coro, la coreografa, la costumista, tre persone che mi hanno aiutato con la regia, il responsabile della scenografia e i responsabili degli impianti audio-luci”.

“L’obiettivo era quello coinvolgere tutti, ma partendo dagli adolescenti e i giovani. Quando abbiamo iniziato a trovarci nell’ottobre del 2018 siamo andati all’incontro adolescenti per proporci. All’inizio l’idea era quella di creare due cast, uno formato da giovane e l’altro da adulti, ma diversi giovani hanno scelto di lavorare nel backstage. Da lì è nato un solo cast formato sia da giovani che da adulti”.

Dopo i casting rimaneva poco tempo. Circa un anno per portare in scena lo spettacolo di Elsa e compagni. “A novembre del 2018 siamo partiti con le prove. Preparare un recital comporta un impegno costante da parte di tutti i partecipanti. Qualsiasi ruolo è fondamentale. Il tuo ruolo è importante e ti fa sentire importante perché ciascuno fa la sua parte per il gruppo. Alle prove generali eravamo tutti molto tesi. Siamo andati in scena per due fine settimana consecutivi. Eravamo molto agitati perché a settembre abbiamo fatto le prove generali sapendo di avere il palazzetto pieno per tutte e quattro le sere. Nonostante l’agitazione, la prima è andata meravigliosamente bene. Le altre serate sono andate ancora meglio perché eravamo ancora più carichi”.

Con il debutto superato a pieni voti, il gruppo ha scelto riporre lo spettacolo all’epifania, mentre a breve sono previste altre due repliche: la prima a Urgnano martedì, mentre la seconda sarà a Osio Sotto nel mese di maggio. Un successo basato sulla grande volontà di chi si è messo in gioco e non esiterebbe a dire ancora di sì. “All’interno del cast si creano tanti legami perché oltre alla possibilità di fare qualcosa, hai anche la possibilità di stare in compagnia -conclude Mery-. Dal punto di vista della socializzazione, il recital è un’esperienza unica e lo è anche dal punto di vista della realizzazione personale”.

“Quando arrivi alla fine e vedi la gente che ti applaude è una soddisfazione impagabile. Non penso che ci sia un’altra esperienza che ti possa dare una sensazione del genere. È bello trasmettere entusiasmo a chi ti viene a vedere. Oltre all’incontro con i bambini a fine spettacolo per le fotografie, una cosa bella è quando le persone ti incontrano e ti dicono ‘Hai fatto venire voglia anche a me di partecipare a un’esperienza così’. Quando te lo senti dire significa che hai raggiunto l’obiettivo”.

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