La festa di San Francesco di Sales: un invito a “costruire unione con la comunicazione”

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«La notizia non è un pettegolezzo o una voce vaga. La notizia è come un segnale, un clacson che porta l’attenzione su un fatto che altrimenti non sapremmo o sfuggirebbe all’attenzione delle persone. Gli apostoli e i giornalisti sono uniti nella missione di costruire la comunione fra gli uomini con la comunicazione. E con il loro lavoro possono contribuire a cambiare il mondo». Sono le parole di don Mattia Magoni, da pochi mesi direttore dell’Ufficio diocesano comunicazioni sociali, durante la Messa nella festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e di tutti gli operatori nei settori comunicazione, stampa periodica ed editoriale, radiotelevisione e agenzie di informazione, celebrata venerdì mattina 24 gennaio nella chiesa parrocchiale delle Grazie. «Siamo qui a pregare, per attingere dalle forze spirituali di colui che la Chiesa indica come patrono dei giornalisti — ha detto don Magoni all’inizio della Messa, durante la quale ha portato i saluti del vescovo Francesco Beschi —. Oggi San Francesco di Sales, vescovo del 1600, ha ancora qualcosa da dire al mondo complicato e movimentato delle comunicazioni sociali? Sì, ha molto da dirci con il suo genio, perché gli siamo affini per la sua capacità di alternativa, cioè altra nascita, vita nuova». Don Magoni ha ricordato la genialità del santo nella sua diocesi di Ginevra, dove molti erano passati al protestantesimo. «Raggiungeva i fedeli  con volantini che faceva scivolare sotto le porte delle case o affiggeva sui muri. Vi scriveva parole capaci di dare vita nuova».

Nell’omelia, don Magoni ha ricordato che il Vangelo è «la buona notizia» per eccellenza. «Cos’è la notizia? È come un segnale, come un clacson, che porta la nostra attenzione su un fatto che ha potenzialità tali da portare a un cambiamento del mondo e nella vita personale. Da più di duemila anni i cristiani credono che il Vangelo è la “buona notizia” per tutti». Esiste un parallelo fra la missione dei 12 apostoli e i giornalisti. «La loro chiamata — ha proseguito don Magoni riprendendo il Vangelo di Marco — ha sconvolto vite normali. Anche i giornalisti possono raccogliere la “buona notizia” del Vangelo che cambia la vita e il cuore, come è accaduto agli apostoli. Il Signore chiama anche oggi con una voce che può essere nascosta, oppure facile da sentire. Il giornalista deve essere capace di cogliere questa voce che non smette di parlare alla storia e a ogni persona». Ci sono tre modi per cogliere questa la voce anche per i giornalisti. «Innanzitutto, sentirla nella quotidianità, anche nel lavoro. Poi indicare il Vangelo come “buona notizia” per tutti. Infine, saper scacciare i demoni, cioè coloro che dividono, per costruire la comunione fra gli uomini con la comunicazione. E con il loro lavoro possono contribuire a cambiare il mondo». Durante la Messa — concelebrata dal parroco monsignor Valentino Ottolini e da monsignor Arturo Bellini, direttore del mensile «L’angelo in famiglia» — si è pregato per i giornalisti bergamaschi defunti.

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