Verso l’alt(ro), la meditazione della settimana. Le buche create dalla pioggia

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La rubrica “Verso l’alt(r)o” offre ogni settimana, ogni venerdì, alcuni spunti di meditazione, preparati per noi da un gruppo di giovani collaboratori dell’Ufficio diocesano Tempi dello spirito. Buona lettura.

Vedo quest’uomo, anziano, avrà più di 80 anni. In mano una cazzuola da muratore, piegato fino a terra per
sistemare le buche create dalla pioggia in un ampio parcheggio sterrato. È un uomo piccolo, fragile, lento e
intorno a lui lo spazio, già grande, assume una dimensione irraggiungibile. Le buche da sistemare sono
davvero molte. Nell’altra mano un secchiello da muratore, piccolo, che vedo però muoversi stranamente: è
vuoto! L’anziano signore non sta riempiendo le buche con terra e ghiaia nuove, ma con fatica e precisione sta livellando gli argini sollevati di ogni buca, rompendo la terra compatta, schiacciata dal passaggio delle auto.
Un uomo più giovane lo chiama: “Guarda lì a lato”. C’è in effetti un cumulo di terra ammucchiata che
renderebbe il lavoro più veloce e meno pesante. La risposta è pacata: “Non si può sempre aggiungere. Diventa una montagna. Bisogna usare la sua terra e io faccio quello che posso con le mie ossa”.

Un aneddoto che non solo guida la riflessione ma ha la forza di invaderla e occuparla. Sto riflettendo su come aiutare persone a me care, confuse e schiacciate dalla vita. E quest’uomo mi sconvolge.
Il secchiello deve essere vuoto, non si può sempre aggiungere. Mi insegna che ci vuole precisione e
delicatezza per avvicinarsi a una buca, a una ferita. Bisogna avvicinarsi con più possibile cura e saggezza.
Senza riempire di parole e gesti, di competenze, per evitare di coprire e stravolgere l’intimo di chi mi è
accanto. Le competenze siano guidate dall’umiltà.
Così piccolo lui fa quel che può con le sue ossa. Mi ricorda che pure io sono piccolo e debole di fronte al
mistero di una persona. Mi ricorda che forse non posso raggiungere ogni estremo, ogni buco, ogni dolore. Mi
ricorda che la persona che ho di fronte è custode, come me, del mistero della vita e della libertà. Misteri così
grandi che mi ricollocano a fianco del mio fratello e non davanti, e che proprio per questo danno serenità:
davanti a tracciare la strada deve starci Qualcun altro.
Penso alle nostre vite, guidate dall’approccio del problem solving – con qualsiasi mezzo verso un fine deciso
dalla volontà personale; e rigorosamente in fretta. Forse non è così che devono andare le cose per forza.
Forse una nuova vicinanza all’altro, umile e sapiente, può essere nello spirito di un problem caring.

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