Una casa per rinascere. La comunità “Il mantello” a Torre Boldone

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C’è l’atmosfera calda e accogliente di una vera famiglia nella Casa “Il mantello” gestita dalle Suore delle Poverelle a Torre Boldone e sostenuta anche dai fondi dell’Otto per mille.  Nella grande cucina volontari e ospiti si alternano nella preparazione dei pasti. C’è un grande salotto dove si può riposare, chiacchierare e guardare la televisione nei momenti di pausa. Suor Daniela è sempre disponibile per ascoltare, consigliare e risolvere le difficoltà quotidiane.

La comunità è divisa in due parti, una prima accoglienza “Mantello 1” dedicata a donne in difficoltà, in una grave situazione di emarginazione e spesso senza fissa dimora che scelgono di cambiare vita e di seguire un progetto personale di reinserimento nella società. Il soggiorno qui è “a tempo determinato”, copre un periodo necessario a queste donne per guardarsi dentro, ritrovare fiducia in se stesse, al di là delle sconfitte e dei fallimenti, e imparare di nuovo, da capo, a camminare sulle proprie gambe.

Chi trova casa e lavoro e se ne va, però, conserva spesso un legame affettuoso con questo luogo e torna, anche solo per un caffè e due chiacchiere con suor Daniela.

C’è poi la comunità “Mantello 2”, destinata alle persone che, per motivi diversi, hanno bisogno di un appoggio a lungo termine, oppure non possono tornare ad essere completamente autonome: una specie di residenza protetta, che offre comunque una certa autonomia di movimento.

Ci sono momenti in cui i due percorsi si incontrano, a tavola o durante le attività di laboratorio. Le giornate delle ospiti sono scandite dai lavori quotidiani che si svolgono abitualmente in una casa: la cura personale, il riordino, le pulizie, il bucato, la preparazione dei pasti. Anche questi compiti così semplici rappresentano un modo per recuperare il contatto con una vita “normale”: non c’è niente di scontato in essi per persone abituate a vivere di espedienti, a trovare rifugio per la notte in case abbandonate, sulle panchine, negli scantinati, a mangiare ciò che trovano, a non avere a disposizione neppure un bagno per l’igiene personale.

Qui recuperano ritmi e regole; ognuna delle ospiti ha il proprio spazio, che può personalizzare. La comunità offre anche la possibilità di sentirsi utili eseguendo piccoli lavori di confezione, assemblaggio o di sartoria, commissionati da aziende e cooperative del territorio. Le donne raccolgono e smistano abiti poi consegnati ai negozi dell’usato sul territorio oppure a famiglie bisognose.

Ciò che conta di più, però, sono le relazioni: la possibilità di confrontarsi, di affrontare i propri limiti e di superarli, di fare pace con un passato difficile, di comprendere i propri errori e di imparare a rimediare, di cogliere l’opportunità di un vero, nuovo inizio.

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