Castagneta, una nuova casa per i senza fissa dimora. Uno spazio dove fermarsi e ripartire

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In un momento di passaggio fra il primo anno di attività e, come si augura il gruppo di lavoro che opera al suo interno, un nuovo anno ricco di altrettante proposte e attività, il progetto Pon-te, pensato nel 2018 e avviato lo scorso anno, da una rete di enti presenti sul territorio bergamasco, in particolare Ambito Territoriale 1 di Bergamo, Comune di Bergamo, Opera Bonomelli Onlus, Caritas Diocesana Bergamasca, Fondazione Diocesana Patronato San Vincenzo, Cooperativa Ruah, Cooperativa sociale Il Pugno Aperto, Cooperativa Bessimo Onlus e Con-Tatto Servizi, apre, letteralmente, le porte ad un ultimo, ma non per questo meno rilevante, servizio: un alloggio per persone senza fissa dimora.

«L’obiettivo condiviso che sta alla base del progetto è quello non soltanto di offrire servizi a tutte quelle persone che si trovano a vivere una situazione di grave marginalità, ma anche e soprattutto di costruire una rete fra diversi attori impegnati nell’ambito del sociale, per una presa in carico condivisa di persone fragili – è questa la premessa di don Roberto Trussardi, direttore di Caritas Diocesana Bergamasca, per raccontare la nascita di questo nuovo servizio, che continua – «Alla luce di questo spirito, oltre che motivati da un numero di richieste di alloggio di gran lunga maggiore rispetto ai posti disponibili nel principale dormitorio maschile della città, il Galgario, abbiamo deciso di dare nuova vita alla struttura di via Beltrami 33, precedentemente utilizzata come centro di accoglienza per migranti e rifugiati, trasformandola in un luogo di accoglienza di tutti i bisognosi della città». La struttura di Castagneta, infatti, con i suoi 14 posti letto nasce per offrire a tutti quegli uomini, italiani e non, senza fissa dimora e senza condizioni di dipendenza, uno spazio e un tempo da cui ripartire: a differenza del più grande dormitorio maschile del Galgario, infatti, la casa di via Beltrami non è pensata esclusivamente come un posto in grado di contrastare l’emergenza freddo, trascorrendovi la notte, ma piuttosto, vista l’origine stessa della struttura, cioè quella di permettere a cittadini stranieri richiedenti asilo e rifugiati di viverci, come in una vera casa, in attesa di costruirsi una nuova quotidianità, come uno spazio in cui passare la notte e anche la giornata e, grazie alla presenza costante di un operatore, immaginare di ripensare il proprio quotidiano, attraverso l’inserimento in uno dei molteplici servizi che gravitano all’interno del progetto Pon-te.

«Questa, nuova per tipologia di servizio offerto, meno per la sua continua funzione di luogo di accoglienza, casa, aperta tutto il giorno per tutti coloro che vogliano trovare un’alternativa alla strada – aggiunge don Roberto – costituisce una sorta di fase di transizione per quanti si trovano a vivere in condizioni di fragilità ed emarginazione: in parte, di fatto, risponde in maniera immediata ad un bisogno puntuale, quello di avere un luogo in cui trascorrere la notte durante l’inverno, in parte, però, si pro-pone come il primo tassello di un percorso personalizzato e costruito a misura di persona, che può passare dall’inserimento in laboratori piuttosto che quello lavorativo, fino alla ricerca di una casa, per coloro che lo desiderino».

L’alloggio di via Beltrami rappresenta così, attraverso l’essenzialità del servizio offerto, il primo segnale di una mappa di servizi che orientino le persone, o, se si vuole, il primo nodo di una rete che, grazie alla cooperazione tra pubblico e privato, contrasti la grave emarginazione, eviti la sovrapposizione e crei una risposta condivisa e personale alle esigenze individuali.

 

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