Giovani percorsi, Sosteniamoci, Talentlab: tante esperienze per avvicinarsi al lavoro

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Quando tutto sembra perduto c’è ancora moltissimo da fare: offrono un segno di speranza i numerosi progetti attivati sul territorio di Bergamo per contrastare l’abbandono scolastico e offrire nuove occasioni ai ragazzi più fragili, quelli che restano fuori sia dalla scuola sia dal mondo del lavoro, i cosiddetti “neet”. Ci sono laboratori artigianali, tirocini, c’è la “scuola parentale”, in cui la formazione prosegue a casa. Sono state presentate diverse esperienze al convegno “Sbilanciati sul filo del lavoro” promosso da Aeper e Patronato San Vincenzo. Ad accomunarle il desiderio di far emergere i talenti dei ragazzi e puntare in modo positivo sulle loro capacità.

Tra le esperienze presentate “Giovani percorsi” del Comune di Bergamo, nata nel 2015, racconta Irene “come risposta all’aumento di situazioni di fragilità tra i ragazzi che frequentavano gli spazi giovanili del Comune”. I “percorsi” coinvolgono ragazzi intorno ai 17 anni e consistono in laboratori svolti negli spazi giovanili (come Edonè e Polaresco) e in attività di volontariato svolte con le cooperative che li gestiscono. L’intento è portare a un aumento dell’autostima dei ragazzi, potenziare e valorizzare le loro competenze, aiutarli a reagire a situazioni di difficoltà. Alla fine alcuni hanno ripreso slancio e sono tornati a scuola, altri hanno cambiato indirizzo oppure hanno trovato lavoro. In tutti i casi questi percorsi hanno rappresentato un’occasione per aumentare l’autonomia personale.

Il progetto “Sosteniamoci” promosso da Cesvi in collaborazione con Brembo, azienda che ha deciso di sostenerlo, è rivolto a minori stranieri non accompagnati tra i 16 e i 19 anni ha coinvolto in provincia di Bergamo circa 45 ragazzi. Nel tempo il progetto ha coinvolto diverse realtà del territorio: Patronato San Vincenzo, Generazioni, Siproimi, istituto Suore delle Poverelle. Cesvi ha diffuso il bando nelle strutture di accoglienza: la selezione dei partecipanti è stata fatta attraverso un colloquio. È stato poi offerto un percorso individuale di orientamento “particolarmente importante – spiega Sara Bergamini di Cesvi – per ragazzi che non sanno collocarsi in una realtà che non conoscono e hanno bisogno di poter lavorare per ottenere un permesso di soggiorno”. Il percorso prevedeva corsi di formazione, tirocini e attività di lavoro.

Un’altra opportunità offerta ai giovani che non si trovano bene in un percorso scolastico tradizionale è l'”apprendistato duale” attivato al Patronato San Vincenzo. “Prevede di trascorrere due giorni a scuola – spiega la responsabile del progetto Claudia Birolini – e il resto in azienda. Ogni anno sono una quarantina gli apprendisti inseriti, che hanno così la possibilità di ottenere attraverso un percorso alternativo la qualifica professionale.

Uno degli scogli più difficili da superare per i ragazzi è il colloquio di lavoro: si focalizza su questo aspetto il progetto Talentlab di Aeper, che si rivolge in modo particolare ai giovani tra 16 e 20 anni in situazione di svantaggio sociale e spesso in carico al servizio tutela minori. “Se i percorsi sono accidentati e faticosi – osserva il responsabile Marco Caraglio – si è portati a pensare che vada bene cercare un lavoro qualunque, ma non è così. Valorizzare competenze, qualità e talenti è molto importante. È necessario adottare un approccio ottimistico verso il futuro, aprire prospettive differenziate e un pensiero riflessivo. L’identità lavorativa è una parte di quella generale.

 

 

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