Innumerevoli: alle officine Tantemani l’arte è una via per raccontare storie

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«Siamo gli innumerevoli […] lastrichiamo di corpi il mare per camminarci sopra: non potete contarci» sono queste parole, incipit dello scrittore napoletano di Erri De Luca, ad aver interrogato la Caritas Diocesana Bergamasca sulla questione migratoria di un paio di anni fa: i migranti e richiedenti asilo che arrivavano a Bergamo non potevano essere soltanto persone a cui offrire una casa, ma portatori di storie che avrebbero dovute essere raccontate. Da qui, in collaborazione con le Officine Tantemani, è stato pensato “Innumerevoli”, un laboratorio di serigrafia, che facesse dell’arte uno strumento per raccontare la propria identità, spesso difficile da descrivere a parole, soprattutto quando si porta dentro una storia complessa e dolorosa da rielaborare, come il viaggio migratorio.

Vista la passione suscitata in questo gruppo, le Officine Tantemani, insieme alla Cooperativa Sociale Patronato San Vincenzo, hanno cercato gli altri innumerevoli che vivono nella nostra città e hanno pensato di concorrere per un bando indetto dalla Casa Circondariale di Bergamo per riproporre lo stesso laboratorio ai detenuti. Vinto il bando, “Innumerevoli” ha preso il via all’inizio di gennaio, per continuare con un appuntamento settimanale, fino all’inizio di aprile, attraverso il coinvolgimento di circa ottanta detenuti. «Andrea e Michele, educatori per formazione e artigiani per passione, ogni giovedì mattina vanno in carcere un gruppo di massimo dieci persone, che provengono sia dalla sezione ordinaria, che da quella protetta, che da quella femminile, lavorando con ciascun gruppo per due settimane consecutive» spiega Davide Pansera, della Cooperativa Sociale Patronato San Vincenzo.

L’attività è strutturata in due momenti: il primo incontro è dedicato alla realizzazione di un autoritratto, in cui, cioè, ai partecipanti al corso, dopo essere stati fotografati in primo piano e stampati in formato A3, viene chiesto di riprodurre il proprio autoritratto su un foglio di lucido trasparente; durante il secondo incontro, invece, aiutati dai loro maestri d’arte, i corsisti vengono guidati nella produzione serigrafica del proprio autoritratto, di cui una copia viene lasciata loro, mentre la seconda diventa la base per il prosieguo dell’opera, dal momento che è attraverso la decorazione del proprio volto con immagini, segni e parole che  ciascuno completa la propria artistica narrazione di sé, in attesa di essere esposti nelle Officine.

«Innumerevoli è un progetto dai mille volti, come del resto molteplice e frammentaria è l’identità di ciascuno di noi: l’idea di chiedere ai partecipanti, a prescindere da quale sia la condizione di ognuno (il laboratorio è infatti stato anche proposto durante il Baleno Festival della Malpensata, ndr), di raccontare se stessi attraverso il proprio volto è quella di facilitare un processo di narrazione e ricostruzione di sé, che attraverso le parole potrebbe risultare impossibile, considerate le innumerevoli sfaccettature di cui ciascuno è composto, ma che, invece, attraverso il disegno, prendono forma e senso» continua Davide, che aggiunge «In aggiunta al valore pedagogico, c’è anche un valore artistico dell’opera, per cui il laboratorio è stato pensato perché al termine, quando verrà realizzata l’esposizione, la cittadinanza, guardando gli innumerevoli autoritratti, lo faccia abbandonando le lenti del pietismo, sapendo coglierne, invece, il valore artistico».

“Innumerevoli” è un mezzo artistico di comunicazione, un linguaggio comune per mettere in relazione persone che si trovano a vivere condizione diverse, dentro e fuori ad una realtà estremamente particolare che è quella del carcere, che, però, può trovare nell’arte il mediatore necessario.

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