Le difficoltà rendono più forti: i successi degli studenti di origine straniera

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Mariagrazia Santagati è ricercatrice in Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica e studiosa delle disuguaglianze etniche. In una recente ricerca si è occupata delle identità di genere nelle biografie degli studenti di origine immigrata. “Sono studenti con un ritardo scolastico superiore ai nativi, più a rischio di bocciatura, con risultati ai test Invalsi inferiori, con tutta una serie di indicatori che descrivono lo svantaggio di partenza: famiglie con uno status socio economico piuttosto basso, con lavori poco qualificati, con risorse economiche e culturali basse. Le famiglie immigrate nel nostro Paese sono sovrarappresentate tra le famiglie svantaggiate. Ma ultimamente emergono anche studenti che nonostante lo svantaggio di partenza ottengono ottimi risultati scolastici. Sono un fenomeno reale, non residuale: vengono chiamati studenti resilienti”. Il prodotto più significativo della ricerca, svoltasi in provincia di Brescia, realtà provinciale paradigmatica delle seconde generazioni in Italia, è il libro “ Autobiografie di una generazione Su. Per. Il successo degli studenti di origine immigrata“ (disponibile a questo link ). Il dato di fondo è che 1/4 degli studenti stranieri è resiliente, ottiene buoni risultati scolastici. Attraverso un percorso partecipato, si è individuato un gruppo di studenti di seconda generazione con buoni voti e buone relazioni. Ognuno di loro ha scritto in autonomia la propria biografia scolastica tra passato, presente e futuro. “Si tratta di 65 autobiografie, di un gruppo di studenti eterogenei e composito: ragazzi di diversa origine, maschi e femmine, provenienti da diversi indirizzi scolastici, alcuni nati all’estero e altri in Italia. L’approccio biografico dà voce ed autonomia a questi ragazzi e nel libro sono raccontate integralmente, costituendo un materiale importante”. E sottolinea: “Emergono visioni di successo eterogenee: per molti il successo costituisce una possibilità di riscatto rispetto alle proprie origini e alla situazione di partenza di svantaggio, per altri è il frutto di un tentativo di distinguersi dagli altri, nell’avere risorse in più, sapere più lingue, essere adattabili e avere competenze ricercate.  Andare bene a scuola ripaga i sacrifici della migrazione dei genitori”. Come per Malik, nato in Pakistan e arrivato in Italia alletà di 3 anni. Non ha frequentato lasilo, trovando diverse difficoltà dal punto di vista della lingua nei primi mesi di scuola elementare, ma il suo rendimento scolastico è stato progressivamente crescente. Sottolinea gli ottimi rapporti sia con i compagni che con gli insegnanti, questi ultimi lo hanno sempre incoraggiato e stimolato. Io non studio solo per avere un futuro roseo, ma anche per i miei genitori, per renderli fieri di me, per fargli provare grandi emozioni; anche loro sono la ragione per cui mi impegno così tanto”. Frequenta un istituto tecnico, ma sogna di diventare avvocato. Invita gli studenti ad essere sempre curiosi e conclude: Lintelligenza non è lunica fonte che ci può permettere di raggiungere risultati brillanti a scuola, ma è soltanto una di una serie di fattori, tra i quali ritengo opportuno citare la buona volontà, limpegno e il saper valorizzare le proprie qualità e capacità migliori e puntare su queste. Lapprendimento scolastico è un tesoro che seguirà il suo proprietario ovunque e in qualsiasi momento”. “Per i ragazzi arrivati di recente – prosegue la ricercatrice -, considerati più fragili e problematici, il successo è avere capacità di resistere: se i risultati all’inizio sono negativi, col tempo possono migliorare e diventare positivi”. Come per Molly, nata in Moldavia e arrivata in Italia a 15 anni, tre anni fa. Nel suo Paese era tra i migliori studenti, ma qui ha dovuto ricominciare da zero, tra tante difficoltà: ma più faceva fatica, più si impegnava, ottenendo così i risultati desiderati. Se oggi qualcuno mi chiedesse cosa mi ha aiutato ad essere una studentessa di successo risponderei che è la fiducia che hanno avuto gli altri nelle mie capacità”. E gli altri sono gli insegnanti, gli amici e la famiglia. E conclude: Agli studenti più giovani di me consiglierei di essere sicuri in se stessi e nelle proprie capacità. Nonostante tutte le difficoltà che incontreranno, non devono dimenticare chi sono e da dove vengono, ma rimanere se stessi nonostante tutto. Gli consiglierei di essere forti, di essere ambiziosi, di fare tutto il possibile per realizzare i loro sogni, perché in questo mondo tutto è possibile e non esiste «non posso», esiste solo «non voglio». Storie autentiche, tra difficoltà e risultati, in cui la figura dell’insegnante è molto importante: “Si è di fronte al cosiddetto ‘effetto specchio’ della migrazione, ossia il mettere in luce degli aspetti della società di accoglienza. Questo lavoro mette in luce una generazione che dà molta fiducia alla scuola e agli insegnanti. Si parla spesso di crisi della scuola e dell’insegnamento: in questo senso questi giovani sono una risorsa importante per la scuola pubblica, la scuola è un luogo di formazione delle nuove generazioni e un aiuto nel progettare il proprio futuro”. Un’importanza che emerge ad esempio nel racconto di Sole, 19 anni, nata in Marocco e arrivata in Italia all’età di 7 anni. “Sono dovuta crescere combattendo tra quello che sono, quello che i miei mi dicevano di essere e quello che la società voleva che io fossi” esordisce nella sua autobiografia. Poi il racconto delle elementari, dove tra i compagni nessuno era un vero amico a causa della sua diversità, e l’essere la cocca della maestra di italiano, una lanterna durante il suo percorso. Le medie un periodo buio, fatto di razzismo, ignoranza e insulti, ma ciononostante l’esame di terza media l’ha superato con il massimo dei voti. La scelta del liceo, rivelatasi sbagliata, il cambio di scuola e ancora l’incontro con dei docenti che non si sono limitati a fare il loro lavoro e hanno fatto in modo che la scuola per lei diventasse casa, un rifugio, un posto che crede in lei. Dalla terza superiore i primi successi scolastici. E conclude: “Io mi reputo una marocchina a tutti gli effetti, anche se sono italiana. Io mi reputo italiana a tutti gli effetti, anche se sono marocchina. Io sono lo scontro tra le diversità culturali finito in una maniera serena e felice nonché grata di questa meraviglia”. In tutte le autobiografie emerge l’importanza del saper scrivere, il valore dello studio, il diritto all’istruzione, una fortuna spesso data per scontata. “L’idea non è creare nuove divisioni, ma posare lo sguardo sui tutti i giovani svantaggiati di qualsiasi origine, provenienza, nativi e non, che attraverso la scuola possono avere delle chances in contesti democratici. Tutto ciò va valorizzato, al di là delle storie edificanti da cui possiamo imparare”. Per quanto riguarda il rapporto di questi ragazzi con la loro identità Santagati spiega: “Sono adolescenti, stanno costruendo la propria identità. C’è un quadro sfumato, sono identità mescolate, contaminate. Io ci vedo delle risorse e anche dei rischi nella crescita di queste nuove generazioni. Ma non si può generalizzare e la logica binaria che spesso viene utilizzata negli studi e nelle rappresentazioni mediatiche è ormai superata. Sono giovani che conoscono il mondo, che parlano molte lingue, viaggiano, manifestano la volontà di spostarsi e cercare contenuti più adatti per vivere”. E conclude: “Questi ragazzi scrivono ‘è la prima volta che vengo definito studente di successo, ora penso che lo sono’. Cambiando la cornice, ciò rende possibile la traiettoria. Un’esperienza culturale e sociale importante e interessante che fa cambiare il modo di leggere la realtà”.

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