Le suore sono in via di estinzione? La vocazione dei religiosi nella Chiesa

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Ho letto sul sant’Alessandro della scorsa settimana, articolo firmato da Daniele Rocchetti, il seguente passaggio: “A quella data (cioè: nel 2014) a Bergamo c’erano 1872 religiose: la metà di loro ha più di 81 anni. Quelle sotto i 50 anni sono meno di sessanta”. Domanda: non credi che ci sia il fondato timore che la testimonianza della vita religiosa stia sparendo dalla nostra Chiesa?”. Grata per la tua risposta. Leonora

Cara Leonora, la domanda che poni è reale e i dati delle statistiche confermano il timore che la vita religiosa stia sparendo dalla Chiesa.

Nella Chiesa la figura della religiosa è la grande dimenticata

Molte sono le possibili cause e motivazioni, io ne cito alcune: il calo vocazionale legato anche a quello demografico, la laicità della società e la perdita del sacro… Non mi soffermo sulle motivazioni che possono insorgere “fuori” di noi, ma quelle dentro i “nostri” ambienti. Mi chiedo quanto anche nella Chiesa la presenza dei consacrati sia considerata un “dono” di cui rendere grazie al Signore che va oltre alcune celebrazioni trionfaliste che non hanno seguito nella vita reale. Di fatto anche in alcune feste, vedi la giornata della vita consacrata, la presenza del popolo di Dio è relegata a un piccolo numero di devoti, ed è completamente assente la visione di una vita consacrata come parte del corpo della Chiesa. I religiosi e le religiose rischiano di essere considerati prevalentemente come funzionali a un servizio pastorale e non come a una presenza significativa alla crescita della comunità secondo il proprio dono peculiare e l’apporto umano e spirituale che testimoni la bellezza della sequela Christi. È necessario che essi qualifichino sempre più la loro vita spirituale per accrescere la portata della testimonianza, ed essere segno della presenza di Dio nel mondo accanto alle donne e agli uomini del nostro tempo.

Ripensare il modo di essere religiosi oggi

Lodevole la testimonianza degli istituti a servizio dei giovani, dei poveri, dei malati, dei tanti missionari che hanno donato la vita per il Vangelo  e continuano a donarla in contesti opposti alla fede. Molti dei servizi offerti dalla vita consacrata ora sono stati assunti dal pubblico e per questo gli istituti sono impegnati in una ricerca impegnativa per attualizzare i carismi, dentro un discernimento oculato e delicato. Forse è necessario che i religiosi ripensino alla loro presenza, perché sia visibile dove l’uomo vive, soffre, lotta spera, per camminare in loro compagnia, condividere da fratelli cammini ardui, offrire la speranza che nasce dalla fede celebrata e vissuta.

La vita che abbiamo ricevuto in abbondanza dal Signore deve esprimersi in una umanità ricca che non teme di entrare in relazione con gli altri perché forte di una identità chiara, che sa far vedere nei gesti e nelle parole, la stessa ricca umanità portata da Gesù Cristo e dal suo Vangelo.

Per troppo tempo i consacrati, per timore di essere del mondo, se ne sono estraniati, per timore di amare qualcuno, non hanno amato nessuno, tacendo la loro vocazione profetica di essere lievito nella pasta e luce per il mondo, testimoniando che il Regno è sì da attendere, ma anche già presente, ora, nell’“oggi” della storia, nell’amore fraterno donato gratuitamente.

La testimonianza dei religiosi come comunità

Accanto a tanta santità personale di figure che hanno seminato il Vangelo nel mondo, di fondatori e fondatrici che con i loro carismi hanno cambiato la storia, urge la testimonianza di comunità di fratelli e sorelle che si amino secondo il comandamento del Signore, siano innamorati del Signore e lo raccontino nelle loro relazioni riconciliate, nell’esperienza di salvezza che per primi hanno sperimentato attraverso la loro fragilità riconosciuta e assunta, nella consegna della propria esistenza purificata dal bisogno, del potere, del prestigio personale, di un’autorealizzazione a tutti i costi che esclude l’altro, per cercare e costruire insieme il regno di Dio.

L’invito di papa Francesco nell’anno della vita consacrata è ancora attuale: “I religiosi devono essere uomini e donne capaci di svegliare il mondo!”. A loro anche il compito di essere segno di comunione tra i diversi carismi e di essere presenti nelle comunità cristiane a pieno titolo e non come un mondo a parte, completamente a servizio della Chiesa e dell’umanità.

Cara Leonora, i religiosi saranno un piccolo resto, ma ciò che importa è che siano significativi, felici di appartenere al Signore: uomini e donne poveri, casti e obbedienti, non come un privilegio o una distinzione, ma come la forma dell’amore che tutto si dona perché tutto ha ricevuto in dono. Sorelle e fratelli che si fanno prossimo dell’umanità debole e fragile, se ne prendono cura come madri e padri spirituali e, come sentinelle, attendono vigilanti il ritorno del loro Signore.

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