Poche nascite, ma non è solo questione di incentivi. Dedicarsi agli altri non è di moda

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Il campanello d’allarme è già suonato. Ormai l’Italia è completamente immersa nell’inverno demografico. Il tasso di natalità è il più basso della sua storia: fermo a 1,29 figli per donna. La giovinezza non è più il periodo per diventare genitori. Il confronto con gli anni precedenti – indicato nei dati Istat – mostra una diminuzione del tasso nelle fasce d’età più giovani, quelle più feconde, e un incremento relativo quando le mamme superano i 30 anni. L’andamento, graduale nel tempo, ha subito un’accelerazione negli ultimi dieci anni.
Rimandare sembra essere la parola d’ordine. Ma rimandare ha delle conseguenze.
In Italia non esiste un sistema strutturato di politiche credibili per sostenere le nascite. Ci sono a volte voci isolate e ispirate che avanzano proposte per mettere al centro del dibattito un tema cruciale – il tema cruciale – per il paese. L’incontro dei rappresentanti del Forum delle famiglie con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ne è stato un esempio. È stata l’occasione per il Presidente per ribadire che un Paese con una struttura familiare debole è un paese debole e che chiedere di impegnarsi in iniziative capaci di contrastare il fenomeno del declino demografico.
Sicuramente le iniziative a sostegno della genitorialità (dal contributo economico per ogni figlio alla flessibilità dei tempi di lavoro, dall’incremento dell’offerta degli asili alle detrazioni per la pratica delle attività sportive) potranno essere ben accette. E daranno una mano a chi è già diventato genitore.
La tendenza a rimandare, però, contiene molte altre questioni che sono penetrate nella cultura delle persone. L’incertezza diffusa, la tendenza a privilegiare la realizzazione professionale rispetto a quella affettiva, la diffusa sensazione di instabilità delle relazioni di coppia giocano un ruolo importante nelle scelte biografiche.
Oggi, per tante persone, diventare madri o padri più che obiettivo di un progetto di vita è percepito come un bisogno che si inizia a sentire quando scatta “l’orologio biologico”, quando si comprende che non siamo sufficienti a noi stessi e siamo chiamati a essere fecondi.
C’è una mentalità da cambiare non solo delle politiche da attuare. Essere genitori significa sapersi dedicare agli altri e questo non è di moda.

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