Maddalena penitente di Georges de La Tour: una donna pensosa affronta la fragilità della vita

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Domenica 8 marzo sarà la Festa della donna, quest’anno “sottotono” per le numerose manifestazioni cancellate a causa del coronavirus e per l’isolamento forzato che impedisce riunioni, ritrovi e “assembramenti”. Noi non rinunciamo a offrire qualche spunto di approfondimento con quattro ritratti di donne “speciali” che appartengono alla storia e alla tradizione cristiana. Ognuna di esse ha un messaggio da consegnare alle donne del nostro tempo.

C’è un elemento di grande attualità nella “Maddalena Penitente” di Georges de La Tour, esposta nella mostra dedicata al grande pittore francese del Seicento “L’Europa della luce” a Palazzo Reale, a Milano, fino al 7 giugno. Una figura di donna pensosa, ritratta di profilo, nella luce fievole di una candela. Con la mano sinistra accarezza un teschio, posato su un grosso libro (potrebbe essere una Bibbia). Di fronte a sé ha uno specchio, che a noi rimanda, soprattutto, l’immagine del teschio, perché l’idea della fragilità sia ben presente al nostro sguardo.

La luce, la fragilità e il destino dell’uomo

In questo straordinario dipinto, in prestito dalla National Gallery di Washington, tornano molti temi che ritornano nel tempo della Quaresima e si intersecano bene con il periodo strano e inquieto che stiamo attraversando: la caducità della vita, la necessità di conversione, la riflessione su di sé, sulla bellezza, sul destino dell’uomo.

Il cuore del quadro – ed è una cifra caratteristica di Georges de La Tour – è la luce: la fiamma della candela, che rende i contorni più netti, dà spessore alle ombre, creando un’atmosfera intima, introspettiva. Maddalena, una giovane dai lineamenti fini, i capelli lunghi sciolti disordinatamente sulle spalle, è colta in un momento privato. I suoi vestiti sono eleganti ma in disordine, non si preoccupa di come appare, il suo sguardo è perso nei pensieri, come se stesse tracciando un bilancio di ciò che è stato (un passato di cui porta il peso) e del futuro che l’aspetta. Quel lume che lentamente si consuma, lasciando la stanza in penombra, potrebbe essere un segno del tempo che scorre.

La vanitas, le guerre e le epidemie del Seicento

La composizione richiama il genere della “vanitas”, natura morta con elementi che alludono al tema della fragilità dell’esistenza (il nome deriva da una frase della Bibbia, vanitas vanitatum et omnia vanitas). Questo genere ebbe un grande sviluppo nel Seicento, in particolare in Olanda: era un periodo cupo per l’Europa, che aveva appena vissuto la guerra dei trent’anni e doveva affrontare il dilagare dell’epidemia di peste. Un clima che – facendo le debite distinzioni – fa risuonare le paure e le incertezze di oggi, e alla vigilia dell’8 marzo propone la figura femminile come punto di equilibrio, di armonia, di saggio ripensamento e “conversione”.

La mostra “L’Europa della luce” a Palazzo Reale

Un motivo in più per visitare una mostra che offre molti spunti interessanti, aperta regolarmente in questi giorni con gli ingressi scaglionati per rispettare le direttive date a Musei e Luoghi di cultura a Milano da Governo e Regione. E’ la prima in Italia dedicata al “Caravaggio francese” e ai suoi rapporti con i grandi maestri del tempo. Promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, è curata da Francesca Cappelletti e Thomas Clement Salomon. Ospita 15 opere del grande maestro più una attribuita (su un totale di 40 conosciute, nessuna conservata nei musei italiani), oltre a capolavori di altri grandi del suo tempo come Gerrit van Honthorst, Paulus Bor, Trophime Bigot e altri. I quadri esposti sono stati prestati da 28 istituzioni internazionali. Per informazioni e prevendite: tel.022897755, www.palazzorealemilano.it , www.latourmilano.it e canali social.

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