Franco Arminio: la voce di un poeta per confortare nei momenti di solitudine

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Franco Arminio il 13 marzo ha pubblicato sui suoi account social il suo numero di cellulare rendendosi disponibile per rispondere al telefono ogni mattina dalle 9 alle 12 a chi abbia voglia di parlare, di scambiare impressioni ed emozioni, anche solo di sfogarsi un po’. Un’opportunità che ha raccolto subito molti consensi: le sue pagine sono frequentatissime e la poesia può essere un grande conforto per le anime, soprattutto per quelle ferite.

“Il tran tran della vita quotidiana mi sembrava banale – dice il poeta -, ho sentito il desiderio di aprirmi al mondo. Sto fermo a casa mia e mi arrivano queste storie. Mi porterò questa esperienza per tutta la vita. Le storie, le voci, il tono della conversazione la bellezza che fanno affiorare”. Dall’inizio lo hanno chiamato oltre 200 persone. Più di tutto lo ha colpito la solitudine che emerge dai loro racconti, accentuata dal fatto che non è possibile spostarsi, e che in un momento come questo si sente ancor di più il bisogno di una vicinanza culturale, affettiva, emotiva. Ha accentuato, secondo Arminio, una condizione che esisteva già da prima, eravamo insieme ma comunque soli. Quando apriremo i sigilli ci ritroveremo a fare i conti con tutte le nevrosi che abbiamo accumulato in queste settimane.

Il poeta ha vissuto il terremoto dell’Irpinia, ora vive a Bisaccia dove la popolazione si è dimezzata, ma l’emergenza che c’era in questi paesi non veniva raccontata. Forse il poeta ha potuto costruirsi gli “anticorpi” per l’isolamento di oggi.

Arminio ha raccontato così in una poesia scritta dopo aver iniziato le sue telefonate “L’Italia che verrà”:

L’ITALIA CHE VERRA’

Il virus del pianeta è l’uomo delle prime file,

i banchieri, i potenti mercanti

i più lesti tra i politicanti.

Nelle retrovie dell’umanità

ancora batte il cuore,

la figlia va a trovare la madre

e la madre teme che la figlia si ammali,

il barbiere di pomeriggio

non sa bene che fare,

ora per lui è sempre lunedì,

l’uomo che passeggia con il cane

ha perso da poco il fratello per un tumore,

il barista cerca fotografie della sua giovinezza,

i fidanzati lontani si chiamano spesso,

una signora di Bergamo è andata al cimitero

a trovare suo marito,

in un paese della Sardegna c’è uno

che non sa niente di quello che sta accadendo.

Io da qualche giorno ho smesso di guardare la televisione.

Ieri sera ho scritto in rete

che forse a qualcuno poteva fare piacere

parlare con me, visto che io ho una lunga pratica

col panico, coi nervi accesi.

Sono giornate lunghe, s’affacciano doni imprevisti,

restano vecchie muffe, ma per favore niente discorsi

grandi sul mondo che verrà e sul mondo che c’era.

Raccogliamo il bene possibile in ogni dettaglio:

un buon litigio, la fioraia che ha offerto i fiori

che non può vendere, le fisarmoniche alle finestre,

il barista in pensione del mio paese che si è fatto

una mascherina con un pezzo di scottex casa e una molla,

il governatore che odia chi cammina per strada,

il sindaco di Bari che piange camminando per la sua città,

il Consiglio dei Ministri che si interroga se il negozio

di ferramenta vende o meno beni di prima necessità.

Ci sentiremo bene, ma ci sentiremo anche più poveri

di batticuore nell’Italia che verrà.

Colpito dai numerosi lutti causati dal coronavirus e dalle morti vissute in solitudine, senza riti, senza funerali, Franco Arminio da qualche giorno sta anche proponendo una commemorazione per i defunti, proponendo di farla fermandosi per cinque minuti il 29 marzo alle 12.

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