Scuola d’amore. Il testamento di Gino

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Foto: Gino Paris, con la moglie

“Finita questa vita terrena vorrei che restasse a voi questo mio consiglio. Cercate di rimanere uniti sia nel bene che nel male, pur discutendo le cose e i vostri pareri. E aiutatevi sempre in tutto. Vi assicuro che vi troverete sempre contenti”. Anche questi giorni difficili, segnati dalla fatica della distanza che siamo costretti a tenere l’uno dall’altro, grazie a Dio solo fisicamente, il Padre non smette di seminare doni straordinari nella nostra quotidianità.

Gino se n’è andato in punta di piedi

Le parole che ho riportato all’inizio del mio scritto sono le frasi che introducono il testamento di Luigi (Gino) Paris. Ho avuto il privilegio di esserci quando Ignazio, il primo dei suoi tre figli, sapendo di trovare in un quaderno nel quale il papà custodiva le sue carte il testamento, ha preso tra le mani questo foglietto. Ed è stato un momento carico di emozione e di gratitudine. Gino, in punta di piedi, è partito per il Paradiso la notte precedente. 90 anni, felice della sua vita e desideroso di incontrare là dove il tempo assume i tratti dell’eterno chi ha amato intensamente.

Si muore come si vive

Mi sono chiesto: perché Gino ha potuto scrivere così? Perché nel suo testamento più volte ringrazia Dio e i suoi cari? Non è difficile rispondere. Perché la sua è stata un’esistenza eucaristica, un continuo rendimento di grazie per ciò che era, per chi era con lui, per ciò che aveva, per il suo Signore. Un uomo semplice, Gino, amante della terra che coltivava sul monte di Grumello. Un uomo che ha conosciuto la fatica di tagliare il marmo a Zandobbio. E con i ritagli di scarto del marmo, insieme con l’amato fratello Mario, uno dei fratelli col quale viveva quasi in simbiosi, nel tempo libero costruiva casa, le cui fondamenta sono state tracciate dalla vanga di Gino. L’amore per la moglie e per i suoi tre figli era al centro delle sue giornate. Con tanta fede, nei dieci anni di malattia della moglie, la accompagnava alle chemioterapie a Bergamo, seguendola ogni istante, con piena dedizione.

Tutto questo, con un fondamento unico, roccioso, incrollabile: la sua fede. Una fede costantemente alimentata dalla preghiera: Messa da seguire quotidianamente, rosario (anche da giovane, con i figli), preghiera del breviario, consumato dall’utilizzo… guai a telefonargli se stava pregando il breviario! E se c’erano due funerali a Grumello, lui doveva ascoltarli alla radiolina entrambi: non era pensabile qualcuno morisse senza la sua preghiera. Negli ultimi giorni, la sua gioia è stata il nuovo televisore, per seguire le funzioni religiose. E, due settimane prima di andare in Paradiso, non si è mosso un istante dalla visione della Messa proiettata in diretta Youtube dalla Parrocchia.

In Quaresima le porte del Paradiso sono spalancate

La sua vita è una scuola, una scuola d’amore bellissima, per tutti. La sua badante, Anna, fervente credente di fede ortodossa, diceva che è una grazia, nel suo credo ortodosso, morire in Quaresima, perché è il tempo in cui le porte del Paradiso sono spalancate. Una splendida immagine: del resto, quale luogo d’amore non spalancherebbe le porte a Gino?

Pensavo ieri, guardando il volto disteso e quasi sorridente di Gino… In questi giorni non è possibile portare i nostri cari in Chiesa per la Messa del funerale… Ma sono sicuro che Gino è lì, nella sua Chiesa, mano nella mano con l’amata moglie e i fratelli che sono già con il Signore, per sostenere la fede dei suoi cari e di noi tutti.

Caro Gino, quante volte, iniziando la preghiera del Breviario, hai pronunciato queste parole: O Dio, vieni a salvarmi… Hai visto Gino? È venuto il Signore e ti ha portato con sé, dove godrai per sempre, con chi ami, di quell’amore che ci hai insegnato e di cui, ora, i tuoi cari daranno riconoscente testimonianza.

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