Le fiabe della città deserta: la giostra degli agnelli e la magia di un sogno

Nei giorni della pandemia le città si sono svuotate e sono diventate silenziose come deserti. Ci accompagna il suono delle sirene delle ambulanze, soprattutto qui a Bergamo, uno dei primi epicentri dell’epidemia di covid-19. Siamo rimasti colpiti dalle immagini degli animali (selvatici o no) che tornano per le strade. Così nasce l’idea di queste fiabe della città deserta, come una carezza, come segno piccolo e delicato di speranza e di tenerezza, un invito a guardare la nostra realtà, oggi così dura, con altri occhi, per ritrovare la meraviglia e qualche frammento di bellezza. Con una dedica speciale a chi soffre, a chi veglia, a chi si sente stanco e spossato, a chi fatica a trovare la forza di lottare. La fiaba di Pasqua ha per protagonisti gli agnelli, che hanno tanta voglia di giocare sulla giostra, come i bambini. Le foto sono © di Giovanni Diffidenti, scattate in città e in provincia.

L’agnello contava i bambini…

Uno, due, tre, quattro…L’agnello contava i bambini. Uno dopo l’altro salivano sulla giostra rotonda, si aggrappavano alla balaustra e un loro compagno a terra la spingeva per farla partire prima di salirci a sua volta con un salto. Poi tutti gridavano, ridevano e applaudivano.

Ogni volta che guardava quei bambini, l’agnello provava un pizzico d’invidia. Anche lui aveva tanta voglia di giocare, ma doveva accontentarsi di saltellare nel suo recinto in mezzo all’erba con gli altri agnelli. Non potevano uscire e la mamma diceva che comunque era per il loro bene: il mondo fuori era troppo pericoloso.

L’agnello e la sua mamma vivevano in un recinto circondato dalle case. Dal cancello si vedeva un parco-giochi dove ogni pomeriggio i bambini si ritrovavano per giocare insieme.

Così l’agnello si spostava vicino alla recinzione, più vicino che poteva, schiacciando il muso contro la rete, li osservava, li ascoltava e ogni tanto interveniva a modo suo, belando. Loro, ovviamente, non lo capivano, e lui nemmeno, ma non gli piaceva essere dimenticato in un angolo: non piace a nessuno.

Avrebbe tanto voluto salire sulla giostra, ma poteva farlo solo con la fantasia.

Il potere dei desideri

Quando abbiamo un desiderio possiamo tenerlo chiuso nel cuore, al buio, oppure farlo respirare e dargli spazio, soffiarlo fuori come un palloncino e lasciarlo volare.

La mamma diceva che sognare era come una magia che permetteva di realizzare tutti i desideri, anche quelli impossibili. Così l’agnello immaginava di vivere in un mondo diverso, in cui anche lui poteva uscire, libero, senza pericolo e salire sulle giostre nei parchi. Era un sogno leggero, allegro e colorato, il vento lo portava in alto, nel cielo, e l’agnello a volte riusciva a ritrovarlo nella forma delle nuvole.

Un giorno, però, l’agnello si svegliò con una sensazione strana. Si accorse subito che c’era qualcosa di diverso: non si sentiva alcun rumore, solo il canto degli uccelli.

“Mamma che cos’hanno i passerotti? – chiese – Come mai gridano?”

“Non lo so caro, ma davvero ti sembra che stiano gridando?”

“Ma sì, ascolta: si sentono solo loro”

La mamma smise di brucare l’erba e ascoltò, attenta.

“Hai proprio ragione”.

Si guardarono intorno. Non c’era nessuno.

Il sole splendeva. Il cielo era azzurro. Gli alberi erano pieni di fiori. L’erba del parco-giochi era di un verde brillante, ma la giostra era deserta. Non c’era nessun bambino sullo scivolo, nessuno sulle altalene. Non si sentiva la palla rimbalzare sul terreno. Nessuna mamma gridava dalla finestra. Proprio niente.

Le finestre delle case erano aperte, ma non si vedeva anima viva.

Luna, tu lo sai che cosa succede?

L’agnello si mise al suo solito posto di osservazione, con il muso schiacciato contro la rete della recinzione, e aspettò. Arrivò la sera, e ancora non c’era nessuno nel parco-giochi e per le strade. Scese la notte, la luna era piena e illuminava la terra con la sua luce d’argento.

“Luna tu lo sai che cosa succede?” le chiese l’agnello.

“No davvero, io sto sempre qui, per me le notti sono tutte uguali” rispose la luna sorridendo.

Allora l’agnello si addormentò tranquillo. Il giorno dopo, però, il parco era di nuovo deserto e silenzioso.

L’agnello guardava la giostra e il suo desiderio segreto gli pungeva il cuore come un irresistibile solletico.

“Vorrei tanto provare a salire sulla giostra, adesso che non c’è nessuno” disse alla sua mamma.

“No, non possiamo uscire” disse lei.

Ma quel solletico non passava.

“Che ne dite amici?” disse agli altri agnelli.

Si misero insieme a esplorare il recinto, finché trovarono la porta. Non era difficile aprire, pensò l’agnello, bastava alzare la leva del saliscendi. Ci provò, ma era troppo piccolo. Ci voleva qualcuno che fosse un po’ più grande, ci voleva la mamma.

“Per favore, mamma – pregò -. Solo un momento. Facciamo solo un giro sulla giostra e poi torniamo indietro”.

Gli agnelli sulla giostra dei bambini

La mamma camminò su e giù per un po’, preoccupata. Ci pensò e ci ripensò. Si consultò con le altre pecore. Guardò attentamente fuori: non si vedeva proprio nessuno. Allora decise che se voleva realizzare il sogno del suo piccolo, almeno una volta, quello era il momento giusto. “Forse è l’unica occasione” pensò.

Si avvicinò alla porta e con il muso sollevò la leva che la teneva bloccata. Gli agnelli le saltellarono intorno felici gridando “Evviva!!”

Uscirono in modo disciplinato, in fila. Si accorsero che non ci stavano tutti sulla giostra perciò incominciarono a spintonarsi un po’.

“Dai, per favore, voglio salire”.

“Posso venire anch’io? Per favore” belavano i più piccoli, che non riuscivano a farsi spazio.

Alla fine riuscirono a mettersi d’accordo: salivano, correvano un po’ e poi scendevano per lasciare anche agli altri la loro parte di divertimento.

Si misero a saltellare in mezzo alle altalene, sotto lo scivolo: il parco-giochi era tutto per loro.

L’agnello si guardò intorno “E’ bellissimo – pensò – è proprio come nel mio sogno”.

La mamma lo guardava dal recinto e sorrideva.

Le persone si affacciarono alle finestre

Tutt’intorno, intanto, le persone incominciarono ad affacciarsi alle finestre, incuriosite, soprattutto i bambini: la mamma pecora si spaventò un po’, ma si accorse che nessuno scendeva. Restavano tutti fermi lì, guardavano, salutavano gli agnelli con la mano, li chiamavano e ridevano. Come se l’atmosfera così silenziosa di prima si fosse sciolta all’improvviso.

I bambini osservavano dalle finestre gli agnelli che correvano sulla giostra, e provavano un pizzico d’invidia. Avrebbero tanto voluto uscire a giocare come loro, ma non potevano. Dovevano restare chiusi nelle loro case, anche se fuori c’era il sole. La mamma gli aveva spiegato che fuori era pericoloso, che c’era un nemico invisibile e uscendo, senza volerlo, avrebbero potuto portarlo nelle case. Questo nemico si chiamava “coronavirus”, e faceva del male alle persone, soprattutto ai nonni. Così i bambini obbedivano, se ne stavano tranquilli nelle loro camerette.

I sogni possono volare come palloncini

Le loro mamme dicevano che sognare era come una magia che permetteva di realizzare tutti i desideri, anche quelli impossibili. Quando abbiamo un desiderio possiamo tenerlo chiuso nel cuore, al buio, oppure farlo respirare e dargli spazio, soffiarlo fuori come un palloncino.

Quella sera i sogni dei bambini correvano con le zampe degli agnelli: era come se li avessero portati al parcogiochi e li avessero fatti salire sulla giostra con loro, regalando a tutti tanti sorrisi, prima di tornare nel loro recinto.
Così avevano scoperto che i desideri, anche se sembrano impossibili, ogni tanto si avverano. Basta avere pazienza. Basta lasciarli volare, allegri, leggeri e colorati come sono, lasciare che il vento li porti in alto: poi restano lì, nascosti nella forma delle nuvole.

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Foto © di Giovanni Diffidenti