Il coronavirus e quell’ultima carezza, così distante così vicina

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Si è scritto molto sui morti a Bergamo in queste ultime settimane. Si sono viste immagini. Camion militari che percorrevano via Serassi, a poche centinaia di metri dalla casa della mia famiglia, a Bergamo. Andavano a prendere le bare con i nostri morti, per portarle presso quei comuni di altre regioni che con disponibilità le hanno accolte per la cremazione, per poi rimandare le ceneri nella nostra città, a disposizione dei loro cari.

Il cimitero di Bergamo e i funerali che mancano

Quel cimitero, a me tanto caro, compare ogni giorno su giornali e telegiornali, anche dall’altra parte del mondo. Quel vialetto che, quando posso, percorro per andare a dire una preghiera alla nonna Angiola, al nonno Pino, alla mia bisnonna Zoraide, fermandomi sempre per una preghiera alla splendida Giulia Gabrieli, adolescente piena di Dio per la quale è iniziata la fase diocesana del processo di beatificazione, è ormai negli occhi di tutti.

Si scrive molto anche del fatto che non sia possibile celebrare i funerali. Ora, io vorrei scrivere qualcosa su ciò che ho visto in questi giorni, quando sono stato presso i cimiteri delle mie parrocchie per la preghiera, la benedizione e l’ultimo saluto a uomini e donne della nostra comunità. Ho vissuto quei momenti con molta partecipazione e un po’di fatica, perché tutto si concentrava lì.

Persone morte sole. L’ultimo saluto dimesso e straziante

Ero di fronte a persone morte sole, perché in ospedale i parenti non potevano andare, per evitare il contagio da Coronavirus. In molti casi, persone adagiate nude, in un lenzuolo, dentro la bara, perché i tanti malati e i tanti morti non danno tempo nemmeno per quel gesto di pietà di rivestire degnamente i corpi dei propri cari. Quello della sepoltura, soprattutto per chi giunge direttamente dagli ospedali, è l’unico istante in cui i parenti, ovviamente solo quelli stretti, possono dare l’ultima carezza al proprio caro, prima che un sepolcro chiuso da una lapide li sottragga per sempre alla vista. In qualche momento mi sono commosso per quello che ho visto. Sì, perché a causa della quarantena, capita che ci siano figli che non possono esserci alla sepoltura di quei genitori che li hanno messi al mondo e amati fino all’ultimo.

L’addio e gli ingegnosi stratagemmi dell’amore

E allora si vede l’amore che sa inventare di tutto, come Zaccheo per vedere Gesù, pur di stare aggrappato alle persone amate. Ho visto una donna costretta alla quarantena giungere al cimitero, stando in macchina senza poter scendere, con la sua mascherina che ogni tanto doveva scostare per asciugare le lacrime: no, non poteva mancare all’ultimo saluto alla sua mamma, seppur a distanza.

Ho visto nipoti alla sepoltura di una nonna attivare la videochiamata agli zii che non potevano essere presenti alla sepoltura dei genitori perché ammalati: per loro, la carezza passava dal fissare quel cellulare ripetendo il ritornello del Salmo che pronunciavo.

Spesso ho scelto il Salmo che amo di più insieme al Miserere, il Salmo del Buon Pastore. Il Signore è il mio pastore…: possa il Buon pastore dare una carezza ai nostri cari, quella che noi non abbiamo potuto dare. E darne una a noi, che ci dia forza per superare, grazie alla fede, questo momento di fatica.

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