Sapori d’Oriente da Biancorosso Giappone: suiton in brodo di verdure

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“Riso d’argento” è il nome della rubrica che Marianna Citino, di Torino, insegnante di giapponese e inglese, inguaribile “giapponesista”, profondamente legata al Sol Levante e soprattutto alle tracce del suo passato, ha inaugurato durante il periodo di quarantena. Marianna, che cura il blog e la pagina Facebook “Biancorosso Giappone”, ha voluto in questo modo dare un messaggio di speranza, anche quando verrebbe da pensare che questo momento sia peggiore di altri. In Giappone Marianna ha vissuto dal 2006 per quattro anni, nella prefettura del Kanagawa, ai bordi di una cittadina ricamati da verdi risaie. Il blog nacque proprio quell’anno, con l’idea di essere una sorta di diario in cui annotare quella straordinaria esperienza che stava vivendo. “Erano gli anni in cui il blog era lo strumento di comunicazione più diffuso. In un periodo in cui il concetto di social come lo intendiamo adesso era quasi alieno, i blog erano dei diari di condivisione dei saperi più disparati: dalla cucina ai viaggi, dal giardinaggio alla letteratura. Biancorosso Giappone, quindi, si affacciò su questo panorama effervescente dove l’amore per la narrazione sembrava prevalere sul sensazionalismo. La mia idea inizialmente era solo quella di conservare i racconti di queste esperienze per la futura Marianna, qualora in un momento di nostalgia li avesse voluti rispolverare. Eppure, con mia grande sorpresa, presto un numero sempre più folto di lettori da tutto il mondo, ma prevalentemente dall’Italia, iniziò a seguirmi e ad appassionarsi alle mie rocambolesche avventure alla scoperta del Giappone e della sua lingua. Biancorosso Giappone divenne così uno dei primi blog in lingua italiana dal Giappone, nonché uno dei principali apripista del genere. La pagina Facebook, invece, ha un’origine più recente, quando ormai era diventato chiaro che il pubblico di internet stava cambiando”. Tornando alla rubrica “Riso d’argento”: “Il nome della rubrica è la traduzione letterale della parola 銀シャリ ginshari: un termine particolarmente in voga tra la popolazione in un Giappone stremato dal secondo conflitto mondiale – spiega -. Il riso bianco, l’alimento base giapponese per eccellenza, era ormai diventato introvabile e allora le persone ne rammentavano, con nostalgia e amarezza, le qualità paragonando l’amato cereale all’argento”. La rubrica “Riso d’argento” nasce in queste settimane di quarantena dell’emergenza sanitaria da Covid-19: “Complici le lunghe giornate, le frequenti riflessioni e le difficoltà nel fare la spesa e reperire, soprattutto in certi momenti, alcuni generi alimentari come le uova, la farina bianca e il lievito, ecco che la mia mente è inevitabilmente volata verso il passato attraversando un pensiero: nei momenti tristi o bui della vita mi conforta ricordare a me stessa di aver attraversato già tante tempeste e di essere ancora qui. E lì ho esteso il ragionamento ad un livello più collettivo: senza voler affatto paragonare i tormenti di una popolazione martoriata da una guerra ad alcuni disagi tutto sommato lievi che stiamo vivendo, ho pensato che attingere a quel bagaglio di sofferenze passate potesse insegnarci qualcosa oltre che portarci conforto. Si sa che la necessità aguzza l’ingegno: è proprio su quello scrigno di inaspettate soluzioni e arguti stratagemmi della dispensa che mi interessava indagare. Nello sviluppare l’idea ho passato in rassegna montagne di scartoffie, cartacee e digitali, e ho trovato materiale prezioso, tra cui una micro raccolta di ricette di guerra preparate dalla Prefettura di Chiba”.

Marianna ci propone la ricetta del suiton すいとん, già conosciuta nell’antichità tanto da essere la specialità di molte locande ora scomparse. La popolarità di questo piatto è poi lentamente scivolata nell’oblio, fino ad essere ripresa, appunto, durante la seconda guerra mondiale. essendo ricette di guerra sono solo linee guida generali: mantengono la propria autenticità proprio nell’adattamento.

Ingredienti per due persone

Per i suiton o gnocchetti:

  • 100g di farina
  • 50ml di acqua
  • Per il brodo:
  • 80g di verdure (a scelta o in base a quello che avete: generalmente si usavano ortaggi quali le carote, il daikon, la radice di loto, il taro, la patata dolce, erbe selvatiche)
  • 80g di zucca (compariva spesso negli alimenti di guerra, ma si può sostituire)
  • 50g di miso (era sottoposto a razionamento e non tutti riuscivano a produrselo: se c’era si usava, altrimenti si dava sapore al brodo semplicemente con konbu, salsa di soia ed eventualmente del katsuobushi, tonnetto essiccato)
  • 1/2 litro d’acqua
  • un pezzetto di alga konbu se c’è
  • Procedimento:
  • Si inizia preparando i suiton, ovvero gli gnocchetti. Ai 100g di farina aggiungiamo – un poco alla volta – l’acqua. Mescoliamo fino ad ottenere un impasto elastico che impasteremo per qualche istante. Coprire l’impasto e lasciarlo riposare a temperatura ambiente per circa mezz’ora. Per il brodo, mettere a bollire il mezzo litro d’acqua in una pentola e aggiungere l’alga. Se la si usa, ricordarsi di toglierla subito prima dell’ebollizione. Mettere a cuocere tutte le verdure precedentemente tagliate a pezzi piccoli. Tenere conto dei diversi tempi di cottura di ogni ortaggio. Generalmente quando l’acqua è ancora fredda si aggiungono le radici (carote, daikon, patata dolce ecc.) e i tuberi, mentre gli altri ortaggi non appena comincia l’ebollizione. Quando le verdure saranno cotte è l’ora dei suiton: prendere l’impasto e dargli grossolanamente la forma di un cilindro. Dopodiché iniziare a strapparlo in pezzetti con le dita e tuffarli direttamente nel brodo con le verdure. I suiton impiegano circa 1 minuto a cuocere. A cottura ultimata, stemperare la pasta di miso, mescolare e spegnere subito. il miso non va fatto cuocere: ne risente il sapore oltre a perdere rapidamente le sue proprietà probiotiche naturali. Se non usate o non avete il miso, per queste quantità consiglio circa 2 cucchiai abbondanti di salsa di soia da aggiungere nell’acqua fredda. Servire.

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