Clusone, don Giuliano Borlini: “Anche nei momenti bui la comunità è rimasta unita”

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«La comunità è stata sempre presente, il senso di vicinanza non è mai venuto meno. Nemmeno nei momenti più bui». A parlare è don Giuliano Borlini, parroco di Clusone (BG), che a pochi giorni dalla riapertura delle funzioni religiose ha provato a tirare le somme delle ultime, difficilissime settimane e a raccontare ciò che i due mesi e passa di lockdown hanno lasciato, sia in termini di comunità, sia in termini di fede.

Una comunità unita

«Abbiamo ripreso solo da pochi giorni e per ora l’afflusso di fedeli in chiesa è stato pari a quelle delle normali messe in giorni feriali  – commenta don Giuliano -. Forse bisognerà aspettare sabato e domenica per avere un riscontro più ampio di questa ripresa dopo la pandemia, ma certamente la gente è contenta di poter tornare a Messa. L’aver dovuto rinunciare per tanto tempo all’Eucaristica è stato vissuto dai cittadini con molta sofferenza. Eppure – aggiunge – questo non ha mai impedito alla comunità di manifestarsi partecipe e vicina, soprattutto quando veniva a mancare qualcuno».
Come tanti altri paesi della Valle Seriana e della bergamasca, anche Clusone ha pagato un prezzo altissimo all’epidemia di Covid-19, un prezzo fatto di volti che sono mancati e di storie che si sono spente per sempre: 95, per l’esattezza, i lutti causati dall’epidemia nella cittadina orobica in soli due mesi. «Durante le esequie delle persone venute a mancare – continua ancora don Giuliano – la gente non poteva, ovviamente, essere presente, perché le circostanze lo impedivano, così come impedivano le celebrazioni collettive. Ciononostante, gli addii non sono stati dati in solitudine: la percezione era quella di una comunità ligia alle regole, ma presente, vicina nella preghiera, partecipe. Una comunità viva».

“La tragedia ha valorizzato il senso di comunità”

Nei mesi scorsi, la parrocchia ha cercato di supplire alla mancanza di celebrazioni religiose con una vicinanza che passasse dagli strumenti “concessi” dalla pandemia e arrivasse comunque nelle case dei fedeli clusonesi, raggiungendoli nei giorni della difficoltà e del dolore. Ogni domenica, infatti, è stata celebrata la Messa nella Basilica di Santa Maria Assunta (vuota, ovviamente) e poi trasmessa su Youtube. Non solo: tramite Antenna 2, venivano trasmesse le messe nei giorni feriali e – nel mese di maggio – i diversi sacerdoti hanno proposto una catechesi in televisione. «Proposte che sono state apprezzate – commenta don Giuliano – , perché hanno avvicinato la celebrazione ai fedeli in un momento di grande difficoltà».
Secondo don Giuliano, inoltre, l’epidemia ha potenzialmente cambiato il senso di comunità: «abbiamo compreso più che mai che abbiamo bisogno della vicinanza, dell’accoglienza, della Parola. Abbiamo capito che sono elementi fondamentali, sia in tempi normali che in tempi di prova, e questo credo che in futuro porterà effetti positivi. Non credo – aggiunge – alla narrazione che parla di un montare della rabbia nei cuori della gente. Credo invece che questa tragedia collettiva abbia valorizzato il senso di comunità. E il dolore composto, dignitoso e mai sguaiato di chi in questi mesi ha perso una o più persone care mi ha segnato e insegnato molto: mi ha mostrato come questa comunità ha trovato forza nel Signore».

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