Il coraggio di Giovanni Paolo II: ha traghettato la Chiesa nel nuovo millennio

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Con questo semplice scritto vorrei ricordare la figura di papa Giovanni Paolo II a cento anni dalla sua nascita, avvenuta il 18 maggio 1920 a Wadovice in Polonia.

La sua figura è stata particolarmente significativa per la lunghezza del suo pontificato, quasi 27 anni, e per aver traghettato la Chiesa dal ‘900 nel nuovo millennio.

Quando evochiamo un pontefice talvolta ci viene spontaneo associare al nome anche una caratteristica che, in qualche modo, ne esprima in sintesi la sua personalità e il suo ministero.

Ovviamente questa parola non esaurisce tutti gli aspetti della sua opera ma ci aiuta un po’ a capirla.

Lo facciamo a proposito di Giovanni XXIII dicendo che è il papa della bontà; di Giovanni Paolo I, il papa del sorriso e di Paolo VI, il papa del post Concilio. A Giovanni Paolo II mi viene spontaneo associare la parola “coraggio”. L’ho potuto notare in questi aspetti:

Nel coraggio di annunciare al mondo che il ministero di un papa è quello anzitutto di annunciare Cristo, come affermò nell’omelia della messa di inizio pontificato il 22 ottobre 1978: “Non abbiate paura. Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!”;

Il coraggio di convocare tutti i giovani del mondo attraverso le Giornate Mondiali della Gioventù.

Egli sosteneva che i giovani sono parte della Chiesa e non una realtà fuori da essa. Anzi, a loro dava stima e li guardava come capaci di responsabilità. In loro vedeva soprattutto la primavera o, come dirà nel Giubileo del 2000, essi sono “le sentinelle del mattino del nuovo millennio”. 

I giovani intuivano che le sue parole erano sincere ed accorrevano numerosi da tutto il mondo.

Il coraggio di percorrere le vie del mondo per un estusiasta annuncio missionario e per inaugurare un’epoca di nuova evangelizzazione. Diceva: “La Chiesa è essenzialmente missionaria! Se non lo fosse perderebbe la sua identità”. I viaggi internazionali furono 104 e 146 sul territorio italiano. Le nazioni visitate 129.

Il coraggio di invitare per tre volte ad Assisi (1986, 1993 e 2002) i rappresentanti di tutte le religioni del mondo ad un momento di preghiera per la pace. Così disse al primo incontro: “… Ci troviamo qui in questo luogo sacro dedicato a San Francesco per testimoniare davanti al mondo, secondo la propria convinzione, la qualità trascendente della pace.”

Il coraggio di riaffermare davanti al mondo il grande valore della famiglia per l’edificazione di una nuova umanità. A partire dagli anni 80 non si sottrasse mai nel denunciare quali fossero i mali e i nemici che potevano insidiare la realtà famigliare nella società contemporanea, in particolare l’egoismo e l’edonismo. Ma soprattutto ne volle riaffermare la sua grande bellezza scrivendo l’esortazione apostolica “Familiaris consortio” (1981) e istituendo, nello stesso anno, il Pontificio Consiglio della Famiglia. Un’opera che sostenne successivamente, anno dopo anno, attraverso interventi puntuali ed efficaci.

Infine Il coraggio di aver affrontato il mistero della sofferenza e del dolore in diverse circostanze della sua vita, a partire dal drammatico attentato del 13 maggio 1981. Nel 1996 durante uno dei ricoveri al Policlinico Gemelli di Roma disse: “In questi giorni di malattia ho avuto modo di comprendere ancora meglio che il servizio alla Chiesa passa anche attraverso la sofferenza.”

La coincidenza della commemorazione di san Giovanni Paolo II in questi giorni di pandemia ricordandone il “coraggio” ci è di stimolo per saper affrontare con dedizione questo tempo della fase2 invocando anche la sua fraterna intercessione.

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