L’Università resiste al Covid-19 e pensa al futuro: “Nuove procedure e stili di vita”

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La “fase uno” della pandemia da COVID-19 appena conclusasi ha segnato profondamente la città di Bergamo e la sua provincia. Siamo stati travolti da una terribile catena di eventi che ci ha profondamente segnato e che per questo ricorderemo molto a lungo.

Dallo scorso 22 Febbraio abbiamo dovuto fare i conti con lo stravolgimento delle nostre abitudini e con la perdita di quella normalità “rassicurante” che troppo spesso diamo per scontata.

Abbiamo tutti dovuto cambiare, adattarci e reinventarci. Una prova difficile per tutti e inedita per gli studenti. Abbiamo parlato con il Magnifico Rettore Prof. Remo Morzenti Pellegrini di come l’Università degli Studi di Bergamo con i suoi ventiquattromila studenti, i trecentocinquanta docenti e ricercatori e i duecentotrenta membri del personale tecnico amministrativo, abbia dovuto affrontare l’esame più impegnativo e lungo della sua storia cinquantennale.

Il Rettore ci ha raccontato le primissime ore di quel sabato di febbraio e l’immediata risposta di UNIBG che, tra le prime università in Italia, ha sospeso immediatamente l’attività didattica in presenza per tutelare la salute della comunità studentesca e dei docenti e adottato misure straordinarie per garantire in continuità e in sicurezza i servizi amministrativi. In realtà, l’Università non si è mai fermata, lo dimostra il fatto che in poco più di una settimana, a partire dal 4 Marzo, ha iniziato ad erogare lezioni online, all’inizio su base volontaria e sperimentale, perché in quel momento non si poteva obbligare i docenti alla didattica online.  Su questo punto, il Rettore ha descritto come il corpo docente abbia repentinamente accettato la sfida, senza bisogno di un richiamo formale da parte sua. “Unibg Goes Digital” ci mostra attraverso i numeri le dimensioni assunte dalla didattica a distanza: la percentuale di insegnamenti trasferiti online ha raggiunto il 98,4%, (501 su 554 insegnamenti del periodo febbraio-marzo e molti dei corsi ancora mancanti sono già stati calendarizzati più avanti) che corrispondono a 9570 ore di lezione online.

“Il nostro obiettivo sin dal primo giorno – ci ha detto il Rettore – è stato quello di consentire all’intera comunità accademica la conclusione del semestre in totale sicurezza”. Questo preciso obiettivo è stato quello che ha guidato la scrittura da parte del Rettore delle lettere che tutti noi abbiamo ricevuto dall’inizio della crisi. Il Rettore ci ha illustrato come all’inizio l’urgenza fosse soprattutto quella di dare informazioni organizzative e amministrative eventualmente integrandole con qualche spunto di riflessione. Poi le priorità sono cambiate e la seconda dimensione ha prevalso sulla prima. Questo per trasmettere a tutti un senso di comunità, un’esigenza rinforzata dal fatto che a queste lettere molti hanno reagito inviando al Rettore confidenze e narrazioni delle difficoltà nate da questa emergenza. Le lettere sono state scritte non solo da studenti, ma anche da docenti perché, come ci ha detto ancora il Rettore, la didattica online ha regalato ai nostri docenti, la cui essenza risiede nella dialettica e padronanza dell’aula, i timori della “Notte prima della prima lezione online”. In questa occasione, si è potuto vedere come docenti e studenti si siano perdonati a vicenda i propri limiti. Nel seguire alcune delle prime lezioni online, il Rettore si è stupito di vedere docenti giovani e meno giovani mettersi in gioco e iniziare le lezioni con frasi inaspettate come “Buongiorno, non so se mi vedete”. Le lezioni si sono poi concretizzate nello svolgimento di 808 appelli d’esame e infine nella discussione di 556 lauree magistrali e 801 lauree triennali.

Da un’indagine interna di UNIBG è emerso che il 94% degli studenti ha valutato complessivamente positiva l’esperienza di didattica online e l’ha ritenuta efficace tanto quanto le canoniche lezioni in aula. Nonostante ciò, non sono mancate le polemiche, soprattutto sul pagamento delle tasse universitarie. Su questo delicato argomento, il Rettore ha sottolineato come dal primo giorno vi sia stato un dialogo con i rappresentanti degli studenti per valutare scelte e azioni da intraprendere. Il Professor Morzenti Pellegrini ha immediatamente spiegato loro che purtroppo sarebbe stato impossibile, anche volendolo, ridurre la terza rata, perché riferita al bilancio chiuso un anno prima (una decisione analoga decisione è stata assunte da tutte le Università lombarde). L’Università di Bergamo ha peraltro deciso autonomamente di sospendere, prorogare e rateizzare il pagamento della terza rata. Il Rettore ha rassicurato la comunità studentesca dicendo che tutte le situazioni di disagio verranno attentamente esaminate e che UNIBG si adopererà per trovare una soluzione per ciascuna di loro. Purtroppo è impossibile cambiare il bilancio in corso d’anno. Inoltre, la didattica online, l’assistenza tecnico-informatica, il proseguimento dell’attività amministrativa e la sanificazione degli ambienti hanno richiesto un eccezionale impiego di risorse finanziarie. Nonostante questo, l’Università non ha rinunciato a premiare i suoi studenti sia con la Top-Ten Students, un riconoscimento su base di merito finalizzato all’esenzione totale o parziale del contributo onnicomprensivo, sia con la “tariffa flat”, che prevede un’integrazione della retta annuale da parte dell’ateneo, e con le borse di studio. Tutti provvedimenti estesi anche al prossimo anno accademico, senza la sgradita sorpresa di un aumento dell’importo delle tasse.

L’Ateneo cittadino si prepara ora alla fase due, mantenendo la sospensione delle attività didattiche in presenza (lezioni ed esami) fino al 31 Luglio. Test d’ingresso, prove d’amissione, esami scritti e orali, discussioni di tesi continueranno con la modalità a distanza. Le sedi e alcuni servizi essenziali come la biblioteca riapriranno, ma vi si potrà accedere in base a protocolli specifici secondo il principio: “ognuno protegge tutti”.

Questo modo “diverso” di vivere l’Università proseguirà ancora per molto tempo. Per questo è stato avviato un corso di formazione per la didattica online e le aule sono state dotate di attrezzature professionali per la registrazione.  Tutto questo senza dimenticare che si tratta di una soluzione temporanea e integrativa, che non potrà mai sostituire la didattica in presenza.

Insieme al Rettore infine abbiamo provato ad immaginare come sarà il prossimo anno accademico. Le parole chiave saranno tre: sicurezza, regolarità, qualità. Sicurezza, perché la nostra deve essere percepita dalle potenziali nuove matricole (bergamaschi e non, compresi i cosiddetti “studenti Ryanair” provenienti da tutta Europa) come un’università sicura. Regolarità perché è importante anche la continuità nel fornire dei corsi nello “stile Unibg”, il quale permette, attraverso numeri gestibili, un rapporto diretto docente – studente. A questo proposito, si immaginano corsi di laurea misti, dove le presenze in aula saranno limitate per garantire il rispetto delle norme del distanziamento sociale, ma contemporaneamente sarà garantito il servizio di didattica online per tutti i fuori sede o coloro che non potranno essere fisicamente presenti. Qualità: fino ad ora è stato consentito ai docenti di svolgere o registrare le lezioni nelle loro case con la strumentazione a loro disponibile, ma per garantire la migliore qualità possibile sarà investito da UNIBG un milione di euro per allestire le aule di tutte le sedi con attrezzature professionali e tecnologicamente avanzate. Il Rettore ha specificato che non sarà appunto una convivenza solo con il virus ma anche con un modo totalmente nuovo di vivere la comunità universitaria che investirà le relazioni, la formazione, gli spazi. Si sta anche pensando a una app per prenotare il posto nelle aule e nelle mense.

L’Università, per come l’abbiamo sempre conosciuta, ha dovuto affrontare una grande sfida che ci ha dimostrato che le infrastrutture e gli strumenti funzionano, ma che è anche necessario che ognuno faccia la propria parte. L’Università ci ha dato una grande lezione di resilienza: quella di essere una comunità nella quale ognuno è chiamato a contribuire anche attraverso gesti piccoli ma significativi, come quello di permettere ai genitori di essere accanto alla propria figlia/o mentre viene proclamato dottore. La trasformazione dell’Università in questa pandemia mi ha ricordato un obiettivo che mi ero posta il giorno della mia immatricolazione e che ho cercato di condividere con i miei colleghi studenti: quello di vivere l’Università come un luogo di scambio e di condivisione e non come un mero esamificio. Forse quel mio desiderio sta per essere esaudito.

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