Musei, arte e cultura a servizio delle comunità: un nuovo sguardo sulla vita e sulla fede

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Pian piano ripartono le attività anche nelle nostre parrocchie dopo la lunga quarantena per il coronavirus. Questo resta comunque ancora un momento fertile per riflettere, progettare, ripensare, in particolare in ambito culturale. Ci sono tanti modi per valorizzare il nostro ricco “patrimonio immateriale” a servizio delle attività parrocchiali. Se ne parla in questo approfondimento su uno dei laboratori tenutisi durante l’ultimo incontro diocesano di pastorale della cultura a gennaio. Vi invitiamo come sempre a consultare anche la pagina di Colloquies per altri aggiornamenti e approfondimenti.

Non sempre si pensa che i beni culturali delle parrocchie possono svolgere un ruolo nell’attività pastorale ordinaria, nella catechesi dei bambini e in quella degli adolescenti, nelle attività formative delle Caritas o dei centri di ascolto, nella liturgia e nei pii esercizi della tradizione. Il patrimonio artistico ecclesiastico può svolgere un compito importante nella prospettiva dell’evangelizzazione sia perché rimanda strettamente alla comunità di riferimento che li ho creato, conservato e che ne è il naturale destinatario sia perché introduce, mediante forme definite, ai contenuti del Vangelo e ai modi in cui sono stati rielaborati dalla comunità che lo ha commissionato e degli artistici che lo hanno prodotto.

Da queste premesse ha preso avvio il workshop Immagini per nutrire la fede | arte, patrimonio culturale e pratiche pastorali nella vita delle comunità cristiane, con lo specifico obiettivo di riflettere sull’uso che la comunità cristiana fa del patrimonio (anche immateriale) e dell’arte (anche contemporanea) nel perseguire la sua missione evangelizzatrice. Durante l’incontro si sono presentate tre esperienze parrocchiali, che hanno raccontato di come il patrimonio artistico possa incrociare l’ordinaria prassi pastorale delle comunità parrocchiali nelle sue numerose articolazioni, a partire da quelle di base: la catechesi, la liturgia e la carità. Tre esperienze che non vogliono essere ritenute “esemplari”, ma testimonianze di creatività, utili alla condivisione di strade da intraprendere.

Le parrocchie di Romano di Lombardia hanno presentato “Siamo in viaggio verso l’eternità?”, un percorso di riflessione e approfondimento culturale sul tema della morte che si è intrecciato con le liturgie comunitarie in suffragio dei defunti, celebrate durante il mese di novembre. Una delle serate dell’itinerario è stata dedicata alla riscoperta dell’apparato effimero dell’ottavario dei defunti, esposto per l’occasione nella Basilica di San Defendente. Le 12 tele (cm. 680×68) pensate per ricoprire le lesene dell’aula liturgica e decorate con dipinti a tempera di altrettanti soggetti macabri, furono realizzate da Abramo Spinelli nel 1912 e giacevano da molto tempo nelle sacrestie, non più utilizzate per il culto. Riallestite nella parrocchiale hanno recuperato la funzione per cui erano state prodotte e sono state oggetto di una serata di riflessione, in cui sono stati presentati i significati storici, artistici e spirituali. Anche la parrocchia di Vertova ha promosso un’iniziativa simile, che ha visto protagonisti i paramenti più preziosi conservati nelle sacrestie della chiesa di Santa Maria Assunta. L’iniziativa “I colori della liturgia | antichi paramenti liturgici della nostra parrocchia” aveva l’obiettivo di recuperare, mediante la possibilità di osservare da vicino e con calma i paramenti (esposti nelle cappelle laterali della chiesa), il significato dei singoli tempi della liturgia. A illustrare alla comunità, al termine delle celebrazioni, le vesti, le loro tecniche decorative e le simbologie dei ricami e il loro significato simbolico in relazione ai diversi periodi liturgici, i volontari del Museo Parrocchiale d’Arte Sacra, partner dell’iniziativa. Questo elemento è stato particolarmente significativo e gradito da parte dei parrocchiani, che hanno restituito di apprezzare l’idea che di arte non debbano parlare solo gli esperti, ma anche chi in parrocchia si occupa con passione alla custodia e alla valorizzazione dei beni artistici della comunità. Dedicata all’arte contemporanea, è stata, invece, l’iniziativa delle parrocchie di Mapello, Ambivere e Valtrighe, che, in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, hanno commissionato a Fabrizio Dusi di realizzare un’installazione artistica nella vecchia chiesa parrocchiale di Ambivere, destinata a spazio polivalente per incontri e socialità. Ne è nato TOGETHER, un progetto d’arte per parlare di fraternità e accoglienza, ma anche uno spazio laboratoriale per riscoprire la potenza di legami e di riconoscere il prossimo come “l’altro che ci sta vicino”. Guide all’installazione e animatori dei laboratori per bambini e ragazzi della catechesi, studenti delle scuole e famiglie del territorio sono stati gli adolescenti delle tre parrocchie. Al termine della mostra, l’installazione è stata donata dall’artista alle parrocchie, a testimonianza dell’accoglienza positiva e della riflessione che ha fatto nascere sui temi più legati all’ambito caritativo, solitamente un po’ distanti da quelli dell’arte.

Le tre esperienze hanno evidenziato una prospettiva di lavoro che mette al centro, più che le opere, le persone e le comunità a partire dalle loro necessità, dalle domande anche inespresse, considerandole i primi destinatari di ogni proposta. È risultato che, anche nei progetti relativi ai beni culturali, si dovrebbe porre attenzione, oltre che alle questioni strettamente legate alla tutela e alla conservazione, al fatto che l’incontro con l’arte è una preziosa occasione di arricchimento e maturazione, che fa nascere uno sguardo nuovo sulla vita e sulla fede e che contribuisce a un vero sviluppo integrale. Adottando questa prospettiva è parso chiaro che sarà sempre più necessario intendere il patrimonio ecclesiastico non è un insieme di oggetti, ma un processo culturale, collettivo e mai concluso, di rielaborazione di significati, che coinvolge interi strati della comunità (ecclesiale ma non solo) e che accende i riflettori su determinate categorie di beni considerate eredità da tutelare, conservare, valorizzare. È emerso anche quanto sia importante adottare uno stile ecclesiale e di mediazione culturale, dove il patrimonio sia non solo testimonianza del passato ed espressione di una cultura artistica, ma sia stimolo, tentativo di risposta, spunto di riflessione su temi ecclesiali fondamentali come l’evangelizzazione, l’ecumenismo, il dialogo interculturale e interreligioso, il dialogo con la società e la cultura contemporanea.

Nel dibattito è emerso, inoltre, che i cambiamenti sociali e storici, culturali, ecclesiastici ed economici e forse una sempre maggiore consapevolezza del valore storico- artistico del ipatrimonio (a discapito di quello religioso-pastorale) hanno portato a considerarlo sempre più una gravosa incombenza piuttosto che una preziosa opportunità, una zavorra piuttosto che un bene, un inciampo piuttosto che un valido e capace strumento pastorale. Da questo malinteso si può uscire solo grazie ad un’adeguata formazione, capace di coinvolgere non solo gli appassionati, ma anche coloro che si impegnano nella vita delle parrocchie. Connettendo gli operatori di diversi ambiti si potranno riallacciare i legami di senso tra oggetti, patrimonio, tradizioni e prassi pastorali.

L’incontro si è concluso con un ultimo spunto, tratto da una riflessione di Timothy Verdon, direttore dell’Ufficio Diocesano dell’Arte Sacra e dei Beni Culturali Ecclesiastici e del Museo dell’Opera del Duomo, che ricorda come “far conoscere duemila anni di arte cristiana non è un atto dovuto verso una memoria istituzionale, quella della Chiesa, ma un atto d’amore e di riconoscenza verso l’azione dello Spirito vivente nella storia del popolo di Dio). Azione che si rinnova ogni giorno e che rinnova il volto della Chiesa. Dentro quest’azione si deve inscrivere ogni progetto di valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiastico.

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