Rosy Bindi alle Acli: “Nella sanità del futuro più attenzione ai medici di base”. Mercoledì c’è Calabresi

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Fra i temi affrontati da Daniele Rocchetti, Presidente delle ACLI provinciali di Bergamo, durante il ciclo di incontri virtuali “Un nuovo inizio”, la versione ai tempi del COVID dei consueti appuntamenti che costellano il calendario delle ACLI durante l’anno, non poteva certo mancare quello che più da vicino è stato interessato, distrutto e ora in fase di ricostruzione dalla e durante l’epidemia: la salute. E, per riflettere su come la salute, intesa non (sol)tanto secondo la definizione datane dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1946, ma anche e soprattutto come il Servizio Sanitario Nazionale, istituito grazie a Tina Anselmi nel 1978, sia stata tutelata o, al contrario, umiliata durante questo tempo di emergenza, Rocchetti ha scelto di dialogare con una donna, ex Ministra della salute, dal 1996 al 2000, nonché ultima riformatrice del Servizio Sanitario Nazionale: Rosy Bindi.
In questi giorni di inizio della Fase 2, in cui la paura dell’emergenza sanitaria delle scorse settimana sembra essere diventata soltanto un ricordo, in cui insieme alle nuove abitudini di distanziamento sociale si stanno facendo largo anche le critiche a tutto ciò che non ha funzionato durante la scorsa fase, le ACLI provinciali, insieme alla Bindi, hanno cercato di comprendere in maniera imparziale quali debolezze del passato prossimo potranno trasformarsi in punti di forza di un futuro altrettanto prossimo.
Tre i temi affrontati: il depauperamento del SSN, l’adozione di modelli assistenziali non sostenibili ed infine il necessario cambio di paradigma del sistema salute.
Secondo Bindi, infatti, l’inevitabile prospettiva alla luce della quale è possibile comprendere perché il SSN sia stato portato allo stremo da quest’epidemia è quella di una «sottovalutazione dell’importanza dell’importanza del Servizio Sanitario Nazionale» da parte di ogni schieramento politico: se, come affermato dall’ex Ministra della Salute, da un lato il centrodestra può aver volutamente privato di risorse un modello sanitario completamente statale, a favore di un “più sostenibile” modello a finanziamento misto, dall’altro, però, anche il centrosinistra, «teoricamente sostenitore dell’articolo 32 della Costituzione» non sarebbe privo di responsabilità, dovute soprattutto all’aver sempre sottovalutato la necessità di costanti riforme del SSN, realizzate grazie alla consultazione con esperti in materia. Questa “imperizia” avrebbe così condotto ad una costante messa in secondo piano del SSN e delle necessità a questo connesse a causa della transizione demografica e, quindi, epidemiologica, degli ultimi decenni, facendo pensare e agire la politica in modo tale da tagliare continuamente alla salute risorse che, invece, di essere allocate là dove necessario, in particolare nella prevenzione e nella ricerca, sono state utilizzate per finanziare altri settori.
Secondo nodo centrale della questione, di cui la stessa Bindi riconosce anche la propria corresponsabilità, è stato il fatto che quest’emergenza sanitaria abbia evidenziato i limiti di un modello sanitario eccessivamente frammentato secondo le specificità regionali: quando, infatti, si decise di sperimentare modelli assistenziali che rispondessero ai bisogni di salute di ogni realtà regionale, l’errore, secondo Bindi, che venne commesso fu quello di non controllare la sostenibilità dei modelli adottati, perché fossero coerenti con i principi di equità ed efficienza. Conseguenza di questa regionalizzazione fu, ed è tuttora, il fatto che le regioni, tra cui quelle più colpite dal coronavirus, stiano pagando il prezzo di scelte di accentramento delle risorse verso una (quasi) totale ospedalizzazione, a scapito del potenziamento di servizi territoriali. «Parlare di commissariamento sarebbe stato opportuno non soltanto in caso di scorretta allocazione delle risorse, ma anche qualora si fosse adottato un modello contrario ai principi costituzionali», commenta Rosy Bindi.
Terzo, ma non per questo meno rilevante, argomento della discussione è stato quello di chiedersi quale sarà il futuro della sanità in Italia. E, in merito a questo punto, parlare di futuro implica tutta una serie di questioni che non possono essere sottovalute in questa fase di ricostruzione: anzitutto, se la politica continuerà volontariamente a disimpegnarsi delle realtà territoriale, continuando a delegittimare la figura del medico di medicina generale e con lui di modelli di continuità assistenziale; se la politica sceglierà, al contrario, di investire sulla specializzazione del personale sanitario operante sul territorio, rinunciando all’iperspecializzazione delle aziende ospedaliere, che hanno trasformato le persone in consumatori; se, la politica sarà capace di adottare un modello sanitario adeguatamente preparato e con le risorse necessarie per fronteggiare una situazione di crisi, prendendo a modello, ad esempio, l’organizzazione della Protezione Civile, agendo in fase di preparazione e risposta, senza farsi cogliere impreparata; se, infine, la politica «dopo un esame di coscienza di quello che è stato fatto e non fatto» rinunci a «propaganda e ricerca di consenso, uno dei peccati più radicati nella politica, e che ha superato il limite della decenza» conclude Bindi a favore di un «cambiamento di paradigma, che richiede la partecipazione di tutti».
Mercoledì 6 maggio dalle 18.15 alle 19.00 sulla pagina Facebook e sul canale Youtube delle ACLI di Bergamo è previsto il nuovo appuntamento del percorso dal titolo”Un nuovo inizio”, il live streaming delle Acli di Bergamo per immaginare gli scenari dopo l’emergenza. Un percorso di conversazioni con un ospite di volta in volta diverso, per tentare di rispondere a due domande: “Come ci sta cambiando il virus? Come saremo cambiati dopo il virus?”.

L’ospite di questa settimana sarà Mario Calabresi per un incontro dal titolo “La mattina dopo. Dove ci sveglieremo? Cosa sapremo raccontare di questo tempo?”.

Per partecipare è sufficiente collegarsi mercoledì alle 18.15 a uno di questi due link:
https://www.facebook.com/aclibergamo/
https://www.youtube.com/ACLIBergamo/

CLICCA QUI per rivedere le puntate precedenti (compreso l’incontro con Rosy Bindi):

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1 commento

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    grandiosa fu Tina Anselmi quando istituì il Servizio sanitario nazionale che in quei tempi era veramente una concezione nuova di unità di intenti e di speranza per l’intero popolo italiano! Diversamente ciò che avvenne dopo in cui nei “cuscinetti” del salotto di chi avrebbe dovuto tutelare la salute di tutti, trovarono nascosti, oro e quattrini, frutto delle più indegne trattative di sottobanco, a discapito proprio dell’interesse generale a cui, purtroppo, sono seguite altre, ed altre, soluzioni poco incisive, meno che sulla spesa pubblica di cui oggi ne portiamo le conseguenze! Con il senno del poi, tutti sono capaci di affermazioni più o meno condivisibili, ma di certo nel mio ricordo c’è pure una fase in cui ci fu imposta una “tassa della salute” in relazione al reddito dichiarato mentre altri godevano di interessi che su dichiarazioni fasulle, hanno di fatto sfruttato il Servizio Sanitario Nazionale, senza versare un becco di quattrino! Oggi, nella tragedia che si è compiuta, certamente dovremo trovare soluzioni svariate, non dimenticando ciò che ha funzionato, e ciò che ha di fatto intralciato ed impedito che tantissime persone non abbiano avuto accesso a cure, soprattutto in quelle regioni dove sussiste tutt’ora, quel fenomeno malavitoso di intreccio tra potere e servizio reso! C’è molto di più da affrontare che il solo modello sanitario e che parte anche dalla ricerca, dalla formazione di personale qualificato e basato sul territorio, che è diversificato e morfologicamente non omogeneo! Tutto questo se ancora la vita ci vorrà sorridere, nonostante la altissima montagna da scalare! A volte, il silenzio è più esplicativo di ogni commento fatto da politici che, anche con il proprio contributo, seppur nei tempi in cui poteva essere valido, che tutto ciò che oggi viviamo nel bene e nel male ne siano corresponsabili! a tempi migliori….

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