Verso l’alt(r)o, la meditazione della settimana: essere di qualcuno ti apre il tempo

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La rubrica “Verso l’alt(r)o” offre ogni settimana, ogni venerdì, alcuni spunti di meditazione, preparati per noi da un gruppo di giovani collaboratori dell’Ufficio diocesano Tempi dello spirito. Buona lettura.

 

“Devo spaccare quell’armatura di paure che impedisce loro di capire che l’arte da imparare in questa vita non è quella di essere invincibili e perfetti, ma quella di saper essere come si è, invincibilmente fragili e imperfetti”

A. D’Avenia, L’arte di essere fragili

Sono un’educatrice e a volte, quando non vedo subito i risultati che vorrei, mi sento come se stessi sbagliando tutto. La verità è che la prima cosa che sbaglio è proprio il sentirmi in questo modo. Il lavoro educativo è un lavoro proiettato sul futuro, sul domani. Non si possono vedere dei risultati nell’immediato, anche se sicuramente uno ci spera, come me.

Soprattutto oggi: il tempo che stiamo vivendo è particolarmente difficile, per un educatore. Dobbiamo cambiare ottica, rivalutare i nostri metodi e reinventare tutto, perché non abbiamo più la possibilità di essere prossimi fisicamente alle persone a noi affidate, anzi a volte dobbiamo farlo attraverso lo schermo di un computer. Dobbiamo capire che nulla sarà uguale a prima, dobbiamo riposizionarci e imparare ad andare oltre.

Ci vuole però pazienza, calma: non è tempo sprecato. Dobbiamo riabituarci a fare spazio agli altri dopo il distanziamento sociale, per coltivare la speranza di futuro. Scrivevo all’inizio che ‘essere di qualcuno ti apre il tempo’: l’aveva detto un mio professore all’università, abbiamo il compito di essere donne e uomini che si occupano del futuro degli altri, per educare al futuro, andando incontro alla fragilità. Il lavoro educativo è accompagnare: accompagnare nel tirar fuori da sé il bello e il buono, nell’essere generativi  di bellezza, , o almeno provarci. Il lavoro educativo è abitare le ombre, le parti meno belle, abitare e arredare i propri tunnel  e aiutare gli altri a farlo, nell’attesa di riuscire ad uscirne. Siamo belli perché fragili.

I risultati si vedranno.

Nel frattempo, non disperare. Aspetta, e vedrai. Il segreto non è combattere il vecchio, ma costruire il nuovo. Costruire ponti. Costruisci, dai il via, getta semi e annaffiali, e poi attendi: prima o poi, qualcosa spunterà.

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