“Fatti i fatti tuoi”: ma non sempre si può “passare oltre”

C'è un assembramento, gente senza mascherina, un atto di violenza che potrebbe degenerare. E' lecito intervenire?

Lo hanno chiamato “esperimento sociale”: un ragazzo e una ragazza litigano per sciocchi motivi in un mercato di una città italiana. Lui minaccia lei perché non condivide la qualità dei suoi acquisti. Qualcuno lancia qualche benevola battuta per riportare un po’ di calma tra i due ma niente di più. Qualche altro interviene e con serena fermezza evita l’aggravarsi della situazione e invita la ragazza ripensare la sua fiducia in chi la sta minacciando. Il ragazzo reagisce chiedendo a chi interviene di farsi i fatti suoi e riceve la risposta che quanto sta accadendo è un fatto che riguarda tutti.
L’episodio – hanno precisato i giornali – in realtà non è accaduto, la “simulazione” aveva l’obiettivo di registrare i diversi comportamenti di fronte a un comportamento violento e di richiamare il senso di responsabilità di chi per caso è sul posto.
La cronaca riferisce spesso di casi in cui l’esternazione “fatti i fatti tuoi” viene posta come una ragione – se non una minaccia – per allontanare chi interviene nell’intento di evitare che la violenza abbia conseguenze gravi.
Quando un fatto di violenza accade sotto i propri occhi è facile che si giri la faccia dall’altra parte per evitare di essere coinvolti e magari colpiti.
Non è sempre così ma la cronaca riferisce che “fatti i fatti tuoi” risuona anche per motivi che non sono sempre legati alla violenza.
Quando, ad esempio, si ricorda a qualche distratto il senso dell’osservanza delle regole di sicurezza come quelle di indossare la mascherina e tenere le distanze di sicurezza sanitaria ci si sente rispondere, non sempre con tratto cortese, “fatti i fatti tuoi”.
Una risposta che va oltre la battuta e segnala il calo, se non l’assenza, di coscienza civica, di senso di appartenenza sociale.
Non sono nuovi ma rimangono segnali gravi, preoccupanti e trasversali alle diverse generazioni.
“Fatti i fatti tuoi” sbattuto in faccia con qualunquismo e arroganza stride oggi terribilmente con la scelta di chi ha rischiato o perso la vita per gli altri nel tempo del Covid19.
“I fatti tuoi sono anche fatti miei, io ho cuore la tua vita” è stata la risposta soprattutto, ma non solo, di medici e infermieri grazie ai quali il muro della indifferenza quotidiana è sbrecciato.
Rimane, nel post pandemia, un segno che consente alla speranza di passare attraverso le feritoie.
Il rischio dell’utopia tuttavia rimarrà se maestri e testimoni del fare propri i fatti degli altri verranno dimenticati, nella stupida fretta di cancellare una pagina di storia scritta per il futuro.

Immuni_italia
  1. Quando si interviene per un’ingiustizia, automaticamente ci si trova coinvolti, nel bene ma anche nel male! E’ quel senso di responsabilità nei confronti altrui che spinge o no, ad intromettersi; qualcuno potrebbe rimetterci le penne, ma certamente in casi di violenze, non si può voltare la faccia da un’altra parte! Purtroppo, invece, questo mondo ritiene che l’impicciarsi sia una cosa che non ci riguarda da vicino e di solito è avvenuto e avviene tutt’ora sia per comportamenti incivili che per quelli socialmente rilevanti. E’ necessaria però la dovuta educazione anche nello rivolgersi: il garbo e la fermezza nel esprimersi a volte fanno più di una “multa” elevata da personale preposto. Dopo di che, ci sono i comportamenti da soggetti predisposti a delinquere, di cui le “mafie” si nutrono e che dovrebbero essere sempre denunziati… ma qui entriamo in un campo minato, che vedrebbe lo Stato primo “difensore” e che purtroppo, spesso, non è così!.. e forse un cittadino che si sente lasciato solo, di certo, volta la faccia d’altra parte!

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