È risorto

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro (Vedi il  vangelo di Giovanni 20, 1-9. Per leggere i testi della domenica di Pasqua, clicca qui)

«Cristo, nostra pasqua, è stato immolato», così canta la liturgia della domenica di pasqua. La pasqua è rapporto stretto con una persona. La festa di pasqua è Cristo: lui è la nostra pasqua.

SCONVOLGENTE NOVITÀ

Che cosa vuol dire che Gesù è risorto? Nella prima lettura che si legge nelle messe, la Chiesa annuncia la bella notizia. È Pietro che parla. Gesù ha rivelato nella sua vita la benevolenza di Dio: è passato facendo del bene a tutti. Dio ha accolto questa vita che è stata donata, fino agli estremi della morte, e lo ha fatto risorgere. Il Padre si è comportato paternamente verso il figlio che aveva fatto il figlio fino al dono di sé. Questo è rivelato a testimoni prescelti che sono incaricati di annunciarlo a tutti.

Ma questo che cosa significa per la mia vita quotidiana, il mio lavoro, la mia famiglia, le mie relazioni sociali? «Siamo già in paradiso», sembra rispondere Paolo, nella seconda lettura. Vivete da chiamati. Come si può buttar via la propria vita, quando è una vita “presa” da Dio? Dobbiamo, dunque, ricuperare lo stupore di fronte a quello che è avvenuto: uno di noi è figlio di Dio, non muore più…

DECIFRARE LE TRACCE

La straordinaria bellezza di questo annuncio ci appare ancora di più nell’intreccio drammatico del racconto evangelico. Gesù è morto e hanno perfino trafugato il cadavere, pensano i suoi amici di fronte al sepolcro vuoto. Di fronte a quella evidenza stanno due corse: quella di Maria dal sepolcro verso la casa di Pietro e Giovanni, quella di Pietro e Giovanni dalla loro casa verso il sepolcro. E’ dentro il sepolcro, il luogo oscuro della morte, che avviene il passaggio, grazie alla Scrittura. «E vide e credette», racconta Giovanni e aggiunge: «Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti».

Anche noi ci troviamo di fronte a una pietra ribaltata, ma, spesso credenti smarriti, manchiamo di criteri per interpretare ciò che è capitato. Disponiamo di un segno ma non sappiamo leggerlo. La povertà della Chiesa di oggi, spesso, è nella carenza della gioia e della speranza per dire a tutti che la morte è vinta.

In questi vangeli sono fondamentali le tracce, i segni indicati dal Risorto, nella tomba vuota, nelle ferite del suo corpo. Quante volte ci imbattiamo in altre tracce della risurrezione: una malattia grave superata, un perdono dato o concesso, una preoccupazione superata, il dolore per la perdita di una persona cara diventato sopportabile. Tutte queste realtà, vissute da credenti, sono come il sudario di cui parlano di vangeli di questi giorni. L’hanno usato per avvolgere il corpo del Signore, ma quando il Risorto torna alla vita per non morire più, il sudario è ormai piegato in un luogo a parte, pezzo prezioso per ricordare ciò che è stato, reliquia inservibile per vivere ciò che sarà.