I Àngei del Venerdé Sànt. Quinta de Quarésma, con un ricordo appassionato

I Àngei del Venerdé  Sànt. Quinta de Quarésma. E’ una poesia scritta, meglio, composta, alcune settimane dopo la morte di don Silvio Agazzi, e di lui dice. Don Silvio venne trovato morto nella sua casa. Accadde nei primi giorni di aprile di 12 anni fa, era il Mercoledì Santo, ultimo giorno pieno di Quarésma. Aveva 47 anni e un’anima grande.

Assistente diocesano dell’Azione Cattolica, figura di pregio e riconosciuta nella Chiesa bergamasca, lo ricordo di spirito curioso e con una sua gioia, di una cultura vasta e aperta in cui missione sacerdotale e passione per le arti, tutte le arti, trovavano in lui una ricomposizione originale, di fascinazione. Don Silvio amava la bellezza,  o per meglio dire, attraverso le sue passioni per Dio e per le persone, lavorava con la bellezza. Ho avuto il piacere di conoscerlo e di collaborare un poco con lui, occupandomi di giovani  a Bergamo e in occasioni formative dell’AC. Ne conservo un sentimento d’Aria, di forza e di ruvida dolcezza. Bella sarebbe l’occasione insieme di ri-conoscere, delle sue passioni, le bellezze che ci ha regalato.

Come ricorda Giovanna Galizzi su “Lavoriamo insieme” periodico diocesano di AC del giugno scorso, “…tanto ci sarebbe da scrivere ancora, pensando per esempio a quanto il donSi abbia amato la montagna e abbia fatto di tutto per appassionare gli altri, conducendoli dove mai avrebbero pensato di poter andare….”; anche a me questo suo appassionamento e la sua morte avevano evocato una canzone, La Parete,  dei Crodaioli di Bepi de Marzi. La canzone e la poesia sono diventate I Àngei del Venerdé  Sànt, una cosa sola, e mi sono riconosciuto nella “collaborazione” con Bepi nello scriverla e nel pubblicarla.

Pochi mesi fa ho avuto occasione di incontrarlo ad un suo concerto in terra bergamasca e di fargli dono di Àngei?, la raccolta che contiene questa poesia, con una breve premessa a spiegazione. Il giorno successivo ricevo la seguente mail: Amico caro, ho letto e ho ammirato. Grazie per avere percorso la mia Parete con un tuo ricordo appassionato. Le traduzioni dalla tua lingua sono intelligenti e coinvolgenti. Siamo proprio in sintonia nel ritmo e nei pensieri. Buon Natale con tanto affetto, tuo Bepi De Marzi.

Bel riscontro, delicato, di condivisione del fare poetico comune, ma soprattutto che rivela ciò che vivo per don Silvio, il ricordo appassionato. E questo è, questa poesia.

Alla fine della Quarésma vi è sempre stata la Passione. Quella di don Silvio, la nostra, di Lui.

I ÀNGEI DEL VENERDÉ  SÀNT

L’è restàt sö la parét
tra tór e tór
a löcià
tacàt- ivvià
a la sò córda róta.
 
Apéna ol vènt
del telèfono
insistènt
a l’ghe ‘ncaressàa
l’ànima bióta.
 
I campane i sunàa
cóme se l’födèss fèsta
tròpa Pasqua
a desligà 
la lèngua möta.
 
I campane
per ol servèl d’ön àngel
i capéss negóta.

GLI ANGELI DEL VENERDÌ SANTO

E’ rimasto sulla parete
tra torre e torre
a piangere
appeso
alla sua corda rotta.

Appena il vento
del telefono
insistente
gli carezzava
l’anima nuda.

Le campane suonavano
come se fosse festa
troppa Pasqua
a slegare
la lingua muta.

Le campane
per il cervello di un angelo
non capiscono niente.

 

A Silvio Agazzi (sacerdote)
con Bepi de Marzi (poeta e musico)

da Àngei?  Edizioni Teramata BG 2013
da Resistènse Interlinea edizioni Novara 2016