Le fiabe della città deserta: il gallo guerriero diventa papà

Le fiabe della città deserta, nate per raccontare la pandemia con gli occhi degli animali (selvatici e non) che tornano per le strade si arricchiscono una settimana dopo l’altra di nuove suggestioni. Giovanni Diffidenti ci porta nuove fotografie, e poi ci sono amiche come Michela Malvestita, che ringraziamo, che ci segnalano nuovi spunti e immagini “social” come quelle che postiamo in questa fiaba. L’idea di fondo resta la stessa: posare su una realtà difficile uno sguardo diverso, un po’ incantato,  alla ricerca di un sorriso e di qualche frammento di bellezza. Con una dedica speciale – sempre – a chi soffre, a chi veglia, a chi si sente stanco e spossato, a chi fatica a trovare la forza di lottare. Anche se i dati sulla diffusione del covid-19 in questi giorni sono migliori ci sono ancora tante famiglie che soffrono, soprattutto a Bergamo, tra le province più duramente colpite. 

All’improvviso la quiete della notte fu spezzata da un rumore: un colpo secco, uno sportello che sbatteva. Il gallo si tirò su dal suo giaciglio, sveglio, ancora stordito, nel pieno di un sogno, ma era già troppo tardi.

La volpe gli era quasi addosso, sentiva il pelo della sua coda che gli solleticava le piume.

Brividi di terrore lo attraversavano in tutto il corpo.

Gonfiò il petto e incominciò a menare colpi con il becco, veloce, alla cieca. Riuscì a colpirla, anche se si sentiva debole, debolissimo, perché era già ferito. Lei gemette, allargò le fauci e lo lasciò andare. Sentiva le grida delle galline, pensava ai pulcini, indifesi, ma non riusciva più a muoversi.

Nella casa si accesero le luci, così la volpe corse via, con un’altra preda stretta tra i denti.

Arrivarono gli umani: ammirati dal suo coraggio, gli medicarono le ferite. Non era morto alla fine: gli sembrava un miracolo.

Il gallo, però, non si sentiva più lo stesso. Non aveva mai avuto paura, perché era lui il re del pollaio, era il più forte, teneva tutto sotto controllo. Quella volta, però, aveva fallito. La volpe lo aveva colto di sorpresa. Non riusciva proprio a perdonarselo.

Le notti erano piene di nuvole nere e di tempeste

Le sue notti erano piene di nuvole nere e di tempeste che si scagliavano con violenza sul suo nido, con un rumore sordo di tuoni: lui si rigirava nel suo giaciglio, agitato. I lampi di luce finivano sempre per illuminare i denti acuminati della volpe, a pochi centimetri dal suo collo. Così il gallo riviveva ogni notte il suo incubo e si svegliava gridando.

“Chissà cosa penseranno di me” si chiedeva. Quel chiasso nel pieno della notte non piaceva né agli umani né alle galline, che ogni volta, impaurite, pensavano di essere di nuovo in pericolo.

“Non ci ha protetto che razza di gallo è?”

“Erano gli umani che dovevano proteggerci”

“Per di più adesso ci sveglia tutte le notti”

“Ha il collo storto, non sembra più lui”

“Il nostro pollaio non è più un posto sicuro”

Tutto questo chiocciare non faceva bene al gallo. Triste e preoccupato e camminava su e giù lungo la recinzione. Il morso della volpe gli aveva lasciato una cicatrice sul collo, che adesso sembrava un po’ storto. Non aveva più l’andatura regale di prima, non era più un fiero e maestoso guerriero. Gli sembrava quasi di leggere un po’ di compassione negli sguardi degli altri: le galline, i pulcini, i gatti, il cane, perfino gli umani.

C’era un silenzio più profondo, diverso dal solito

Poi un giorno accadde qualcosa di strano. C’era un silenzio più profondo, diverso dal solito. Si sentiva solo il canto degli uccellini sugli alberi. Fuori dal cancello della fattoria non passavano più automobili. Nessuno entrava più nel cortile. La famiglia degli umani non usciva di casa. Solo uno dei bambini veniva fuori per portare il cibo agli animali. Cercava di pulire e riordinare un po’, ma era piccolo e si capiva che faceva fatica. Il pollaio aveva un aspetto un po’ trasandato.

Il tempo passava e gli animali erano incuriositi e preoccupati. Ognuno, in tempi normali, badava ai propri affari. Le galline stavano nel pollaio, il cane faceva la guardia e sonnecchiava nella sua cuccia, i gatti gironzolavano: si arrampicavano sugli alberi, davano la caccia a lucertole, topi e uccellini, combinavano un sacco di disastri, ma lasciavano in pace il pollaio, perché sapevano che altrimenti gli umani li avrebbero rinchiusi per punizione. In quella situazione eccezionale, però, decisero di consultarsi tra loro:

“Cosa sarà successo agli umani?” chiedeva il cane.

“Sono in punizione?” miagolavano i gatti.

“E se poi non ci danno più da mangiare?” si preoccupavano le galline.

A un certo punto decisero di mandare una delegazione a dare un’occhiata all’interno della casa. Il cane, un gatto e due galline si avvicinarono di soppiatto alla finestra della cucina.

I grandi erano sul divano e indossavano mascherine

I due bambini stavano mettendo i piatti nella lavastoviglie. Si spostarono alla finestra del salotto: i grandi erano distesi sui divani e indossavano strane mascherine.

“Che dici, portano una museruola? Avranno fatto qualcosa di male?” chiese il cane. Nessuno rispose.

Allora il gallo decise di andare a controllare, e si fece una sua idea: “No, mi sembrano stanchi, come se fossero stati feriti”. E ripensò a come l’avevano curato dopo l’incursione della volpe.

“Dobbiamo aiutarli in qualche modo” pensò.

Provò a riorganizzare il pollaio, lo controllò da cima a fondo.

“Servono più uova” rimproverò le galline. Si era accorto che i bambini venivano a raccoglierne un po’ tutti i giorni.

Nel pollaio cinque pulcini erano rimasti soli

Durante quell’indagine si accorse di qualcosa che gli era proprio sfuggito: c’erano cinque pulcini che erano rimasti soli e beccavano a terra qui e là, pigolando, senza sapere bene dove andare. Le galline erano un po’ infastidite e li scacciavano.

“Devono essere i pulcini della gallina che la volpe ha portato via” pensò il gallo. Li chiamò imitando il suo verso e loro si avvicinarono stupiti: “Abbiamo fatto qualcosa di male? Vuoi sgridarci?” chiesero al gallo.

“No – bofonchiò lui, che di solito era un po’ burbero e metteva tutti in riga – d’ora in poi seguite me”.

I pulcini, obbedienti, si misero in fila dietro di lui e incominciarono a seguirlo dappertutto. Il gallo ci mise un po’ di tempo ad abituarsi, ma scoprì che gli faceva piacere essere circondato dai pulcini, che erano sempre allegri.

La sera tutti tornarono nei loro nidi per dormire, i pulcini con il gallo. Lo guardavano con un punto di domanda negli occhi. Il gallo non capiva che cosa volessero. Si guardò intorno: le galline tenevano i pulcini raccolti sotto le loro ali, al sicuro e al caldo.

“Venite” disse, e allargò le ali in modo un po’ goffo, perché non era abituato. Loro si sistemarono accanto a lui. Quel nido era bellissimo, si sentivano privilegiati.

Il loro papà era il re del pollaio. Era forte, ma gentile, e raccontava fiabe per accompagnarli al sonno.

Era una situazione davvero strana e buffa

Quando uno dei bambini uscì per le faccende quotidiane, il cane e i gatti si misero in riga e si fecero trovare davanti alla porta. Il cane abbaiò e agitò la coda, i gatti si strofinarono intorno alle sue gambe facendo le fusa. Il gallo si presentò con tutti i pulcini in fila che pigolavano dietro di lui.

Il bambino, stupito, si mise a ridere e chiamò la sorella che era rimasta dentro casa. Lei uscì, poi chiamò i genitori che arrivarono alla finestra, indossando le mascherine, per guardare fuori. Tutti ridevano perché era una situazione davvero strana e buffa, ma era bello stare in quel modo tutti insieme.

Ci sono momenti in cui perfino l’aria sembra ferma, come se tutti aspettassero un segnale, come se trattenessero il respiro e non sapessero bene come va a finire. Era così quel giorno alla fattoria e gli animali, a modo loro, lo avevano capito. Così ci avevano pensato loro. Era come un gioco, come un ago che punge una bolla di sapone, la fa scoppiare e rende una festa divertente, cacciando via le ombre e la tristezza.

Il papà gallo era il più fiero di tutti e aveva ragione: nessuno aveva mai visto un re del pollaio prendersi cura dei pulcini come lui. La ferita della volpe gli aveva procurato dolore, ma quando era guarita lo aveva reso unico e speciale: prima si sentiva debole, strano e diverso, ma poi aveva trovato un modo per prendersi ancora cura del suo pollaio.

Quella notte per la prima volta non arrivarono tempeste, tuoni e lampi nei sogni del gallo, nel respiro dei pulcini c’erano solo quiete ed echi di favole. L’aria profumava di primavera.

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Foto di apertura © di Giovanni Diffidenti
Le foto interne sono riprese dai social network. La storia da cui siamo partiti è vera, ed è raccontata in questo video, dal titolo “Il mammogallo”.