Covid-19, le famiglie dei giostrai : “Siamo fermi da un anno”

Caritas e Migrantes della Diocesi di Bergamo hanno conosciuto e raccolto i contatti di 168 famiglie di giostrai sparsi su tutto il territorio. Offerti alcuni aiuti grazie al fondo Ricominciamo insieme, finanziato anche con i fondi dell'Ottoxmille

Nel caravan c’è ancora l’albero di Natale. Non è trascorso molto tempo dal termine delle festività natalizie, ma ancora nessuno, in tutta la carovana, ha smontato l’albero. Non è stato un Natale come tutti gli altri anche per le famiglie dei giostrai, ferme da mesi nei parcheggi e con le giostre smontate e coperte da grossi tendoni, a causa della pandemia mondiale.

Ora però la preoccupazione per il futuro è più viva che mai. Il 2020, per i giostrai, ha rappresentato il blocco totale, o quasi, delle attività. Pochissimi i ristori giunti dallo Stato. Le famiglie così si sono trovate strette nella morsa di non poter lavorare per le misure di sicurezza sanitaria, i risparmi dell’anno precedente che man mano sono finiti e gli alti costi da sostenere per manutenere le proprie attrazioni. Solo nei mesi del lockdown totale, la Caritas e la Migrantes della Diocesi di Bergamo hanno conosciuto e raccolto i contatti di 168 famiglie di giostrai sparsi su tutto il territorio provinciale (pari ad un piccolo paese di 700 abitanti circa), la maggior parte sconosciuta prima d’ora. Sono stati aiutati con il fondo Ricominciamo insieme, finanziato anche con i fondi dell’Ottoxmille, in attesa di poter riprendere il loro lavoro.

Sono finiti i gettoni

«Su venti piazze l’anno, ne abbiamo fatta giusta una, a Romanengo, ma alcune famiglie non sono riuscite mai a montare le giostre» racconta Gianluca Colonati, 53 anni, da 31 anni giostraio, dal suo caravan fermo da un anno a Fornovo San Giovanni. «Noi ne abbiamo fatte due su 25» prosegue Antonello Morandi, mentre Catiuscia Morandi aggiunge: «Abbiamo fatto le scorte come le formiche e siamo riusciti a tirare avanti, ma ora rischiamo di non averne più. Tra noi c’è chi, per la prima volta in vita sua, si è dovuto rivolgere alla Caritas, qualcun altro è riuscito a trovare un lavoretto sotto padrone». Come la figlia di Catiuscia, Rebecca, di 20 anni: «Nel periodo natalizio ho fatto la commessa in un negozio di Crema».

Colonati è anche presidente di UNAV – Unione Nazionale Attrezzisti Viaggianti – una delle sigle di categoria dei lunaparkisti illustra meglio la situazione: «Ci stiamo confrontando con il Ministero dei Beni Culturali e abbiamo chiesto 20 mila euro di ristoro a licenza. Il problema è che molti di noi non hanno la partita Iva e perfino la normativa stessa non ci inquadra a dovere, quindi è difficile riconoscerci i ristori. Basta pensare che non esistono nemmeno studi di settore». I giostrai, il 22 ottobre scorso, sono scesi in piazza a Roma. Pochissima l’attenzione mediatica sulla categoria, a differenza di quanto capitato per chi lavora nello spettacolo o nella ristorazione. Tuttavia qualcosa di buono sta crescendo: 9 sigle di categoria si sono unite e – seppure solo online – si ritrovano regolarmente tra loro e riescono ad avere un dialogo anche con le istituzioni.

Più stretti che sugli autoscontri

Ma come si passa il lockdown in pochi metri quadrati di roulotte? Seppur grandi, comode, ben attrezzate e arredate, i caravan restano pur sempre più stretti e piccoli di una casa. Nel marzo e aprile scorso (e in forma minore ancora oggi), i giostrai sono costretti a vivere fianco a fianco in pochi metri quadrati.

«Abbiamo avuto un caso di Coronavirus nella nostra carovana a marzo. Abbiamo temuto il peggio, ma per fortuna, dopo una lunga convalescenza, questa persona si è salvata e sta bene» racconta Manuel Gabrielli, 37 anni, oggi fermo a Scanzorosciate con tutta la sua famiglia. «Avevamo tanta paura e per settimane non sono andato nemmeno dai miei genitori che sono nel caravan di fronte al mio». «Ci salutavamo sull’uscio del caravan – continua Emi di Fornovo -, un po’ come le persone “di casa” dai balconi». Poi è prevalsa la voglia di fare e in molti si sono messi ad autoprodurre mascherine e hanno approfittato del fermo per sistemare al meglio le giostre.

Non siamo stati sulla ruota panoramica

Caritas e Migrantes si sono attivate subito per le famiglie dello spettacolo viaggiante. Sono stati offerti loro alcuni aiuti grazie al fondo “Ricominciamo insieme” finanziato anche con i fondi dell’Ottoxmille. Ma più che generi alimentari o sostegno concreto, ciò di cui hanno avuto più bisogno è ascolto. Tant’è vero che alla richiesta di supporto per preparare i pacchi alimentari presso la Parrocchia di San Francesco di Bergamo, le famiglie di giostrai hanno risposto subito. «Ci è sembrato il minimo che potevamo fare. Noi siamo famiglie umili, ma abbiamo sempre vissuto del nostro lavoro – sottolinea Manuel Gabrielli –. Emotivamente non ci hanno mai lasciati soli, così è stato un piacere aiutare in questa attività: andavamo in una quindicina alla volta perché c’erano parecchi bancali di alimenti da scaricare e sistemare».

Altro giro altra corsa

All’orizzonte non si scorge ancora nulla di buono per i giostrai. Non sono previsti ulteriori ristori per la categoria che – come riportato qualche riga sopra – non è facilmente inquadrabile. Questo perché la maggior parte dei giostrai possiede solo la licenza per il proprio lavoro (con contribuzione e imposte forfettarie) e non la partita Iva. Tuttavia la questione centrale che lamentano le famiglie è quella di non poter calendarizzare alcuna data nemmeno nel 2021.

Sagre, feste, notti bianche e tutte quelle iniziative che prevedono anche la presenza dei giostrai sono ancora bloccate per la pandemia. Molte amministrazioni non concederanno l’autorizzazione ad eventi del genere, seppure ci sia un rapporto consolidato tra le famiglie di giostrai e gli organizzatori delle feste così come con le istituzioni locali. Un danno economico non indifferente che lascerà in situazioni drammatiche migliaia di famiglie. Basta pensare che per ogni giostra ci sono investimenti in manutenzione, spese correnti, assicurazioni e tasse da pagare in anticipo e che la singola attrazione dà da vivere ad una famiglia intera. Lo conferma Colonati: «Abbiamo già avuto due risposte negative da due piazze storiche. Spesso si pensa che le giostre siano un di più, solo un divertimento fatto di un mondo a colori, ma non si notano le difficoltà, l’impegno, la fatica di chi fa questo lavoro». «Altro non saprei fare, la mia vita è il mio lavoro e il mio lavoro è la mia vita» gli fa eco il figlio Mattia, da poco diventato papà della piccola Europa, nata proprio in lockdown.

«Siamo stanchi di star fermi e abbiamo paura del futuro – continua Gabrielli -. La mia famiglia lavora soprattutto con gli oratori, i Cre, le sagre di paese, notti bianche e mercatini di Natale. Abbiamo tentato in tutti i modi di montare, ma non ce n’è occasione. Dobbiamo vivere e lavorare. Alle istituzioni diciamo: ragioniamo insieme su come montare le giostre in sicurezza». Ripensare il mondo delle giostre non è semplice, ma è possibile. Organizzare le attrazioni in modo da evitare assembramenti, disporre di tutti gli accorgimenti anti-contagio necessari e trovare soluzioni condivise è la strada da percorrere.

  1. Un grande ringraziamento per questo articolo e l’attenzione posta su una Categoria dimenticata. Non dimentichiamo che il Santo Padre a giugno 2016 ci definisce “Artigiani dello Spettacolo, voi siete il bello” in occasione della giornata dello Spettacolo Viaggiante.
    Grazie

    Colonati Gianluca
    Presidente Nazionale
    UNAV SPETTACOLI VIAGGIANTI

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