Shoah, il gesto di Papa Francesco: un bacio sul tatuaggio di una sopravvissuta al lager

“Il gesto del Santo Padre mi ha rafforzato e riconciliato con il mondo”. Così Lidia Maksymowicz, polacca di origini bielorusse sopravvissuta ai lager nazisti, racconta – in un’intervista esclusiva a Vatican News – il bacio silenzioso del Papa sul numero “70072” impresso indelebilmente sul suo braccio, durante il baciamano al termine dell’udienza generale di oggi. “Con Papa Francesco ci siamo capiti con gli occhi, non dovevamo dirci nulla, non c’era bisogno di parole”, spiega la donna, una delle ultime superstiti in Europa, oggi residente a Cracovia, che in questi giorni si trova in Italia ospite dell’associazione La Memoria Viva di Castellamonte (Torino) per raccontare ai giovani la sua testimonianza raccolta ora nel docufilm a lei dedicato “La bambina che non sapeva odiare”. “Dopo Giovanni Paolo II, amo Papa Francesco”, dichiara: “Seguo le sue cerimonie tramite la tv, prego ogni giorno per lui, gli sono fedele e affezionata”. Oggi, in Polonia, è la festa della mamma, come ha ricordato anche Papa Francesco durante l’udienza: “Per me una ricorrenza particolare, perché io di mamme ne ho avute due: quella che mi ha dato alla luce, e che mi è stata rubata nel campo di concentramento a tre anni, e la mamma polacca che mi ha adottato una volta libera e a cui devo la mia salvezza”. Aveva solo tre anni, ricorda, quando è stata strappata dalla sua casa e dai suoi affetti: “Ero piccola, avevo pochissimi anni, ma già grande esperienza dopo aver vissuto scene di guerra nell’ex Unione Sovietica. Ero pronta al dolore, al male fatto dagli uomini contro altri uomini, ma non mi aspettavo di vivere quello che ho vissuto ad Auschwitz”.