Il vescovo ai nuovi preti: “La vostra missione è unica, seguitela per tutta la vita”

La Chiesa di Bergamo è in festa per l’ordinazione presbiterale di tre giovani. Sabato 29 maggio alle 17 nella cattedrale di Bergamo il vescovo mons. Francesco Beschi ha ordinato sacerdoti don Omar Caldara, don Giovanni Milesi e don Mattia Monguzzi, accompagnati dalle loro famiglie, dai sacerdoti che hanno condiviso il loro cammino e dalle rispettive comunità (Villongo S. Filastro, Fuipiano al Brembo e Scanzorosciate).

La liturgia dell’ordinazione è iniziata dopo la lettura del Vangelo, quando il rettore del Seminario don Gustavo Bergamelli ha presentato al Vescovo i tre candidati al sacerdozio, ultima conferma della loro vocazione da parte della Chiesa.

“Siete stati chiamati per nome – ha esordito poi il Vescovo nella sua omelia -. Essere chiamati per nome ha sempre qualcosa che ci riconduce a Dio. Quando una persona nasce, ancora prima che venga alla luce, si pensa al suo nome, un nome che sia proprio per quella persona. In questo appello risuona come unica nell’universo e nella storia la chiamata di Dio. Quando veniamo chiamati avviene sempre una trasformazione: in quel momento un individuo diventa una persona, gli viene riconosciuto il mistero che è ogni persona umana. Non si tratta semplicemente di pronunciare un nome: questo stabilisce un rapporto, una relazione e in questo momento a ciascuno si riconosce una missione unica. Il nome dice un volto: non c’è mascherina che possa mortificare l’intensità di ciò che rappresenta il volto, incarnazione del nome che risuona, come è risuonata la vostra risposta. La chiamata per nome espone ad una risposta, ad un ‘eccomi’: quell’eccomi non è semplicemente la dichiarazione di una presenza, ma di una disponibilità, di una consegna, di una responsabilità per una missione. Diventerete sempre di più quello che siete, sempre di più presbiteri a servizio del popolo di Dio nella misura in cui la vostra risposta diventa responsabilità”. 

Inevitabile una riflessione anche sul tempo particolare che stiamo vivendo. “Nel nostro tempo si impone il segno della pandemia con le necessarie limitazioni: la cattedrale in queste occasioni si riempiva per le ordinazioni e si sarebbe riempita anche oggi. La pandemia ci ha limitati sotto tanti profili, noi speriamo di superare queste limitazioni ma non supereremo mai il nostro limite. Nel momento in cui ricevete il dono di Dio per il servizio sacerdotale avvertirete ancora di più il vostro limite. Non è la missione ma la grandezza del dono che riceviamo che rivela il nostro limite: è un dono che non riusciremo mai a raccontare per intero. Proprio ravvisando il limite, adesso in modo gioioso e fiducioso, altre volte pesante e sofferto, saremo esposti alla tentazione di rassegnarci, ma potremo essere missionari e testimoni del Vangelo se ci rassegniamo? C’è la tentazione della giustificazione, quella della pigrizia, quella del dubbio”.

Un augurio particolare per i novelli sacerdoti il Vescovo l’ha tratto dalla liturgia del giorno. “Il Vangelo della Trinità dice di un mandato missionario di tutti ma soprattutto di quei discepoli con cui Gesù condivide la missione che il Padre gli ha affidato e lo Spirito Santo continuamente sostiene. Questa Parola è per voi e per tutti la promessa di Gesù: ‘Sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo’. Nella vostra missione Gesù è con voi sempre, ogni istante: non dimentichiamocelo. La presenza del Signore è tutta in relazione alla missione che vi affida: non sottraetevi alla missione, anche nel momento più difficile. La promessa di Gesù si accompagna alla Parola del Crocifisso risorto, che dice: ‘mi è stato dato ogni potere’. È il potere dell’Amore crocifisso. Custodite il grande dono di Dio e continuamente nutritelo”.

È stato quindi il momento dell’interrogazione dei candidati circa l’accettazione degli impegni legati al sacerdozio: l’esercizio del ministero sacerdotale per tutta la vita, l’adempimento del ministero della parola, la celebrazione dei misteri di Cristo, la dedizione alla preghiera, l’unione stretta a Cristo, il rispetto e l’obbedienza al Vescovo.

Mons. Beschi ha quindi imposto le mani sul capo di ognuno di loro per trasmettere il dono dello Spirito Santo e al canto del ‘Veni Creator’ anche altri sacerdoti concelebranti hanno ripetuto il medesimo gesto, come segno di amichevole accoglienza verso i nuovi confratelli. 

La liturgia è proseguita quindi con i riti esplicativi: la vestizione con stola e casula, manifestazione esteriore del ministero, ad opera dei parroci delle rispettive comunità; l’unzione con il sacro Crisma, significazione della partecipazione al sacerdozio di Cristo, sotto le note di ‘Tu sei sacerdote in eterno’; la consegna del Pane e del Vino, invito ad offrire il sacrificio eucaristico e farne il centro della vita per sé e i fratelli. A conclusione, l’abbraccio di pace fra il Vescovo e ciascun ordinato, segno di comunione di intenti e dell’impegno alla carità verso tutti.

L’augurio del Vescovo è stato rinnovato anche al termine della celebrazione. “La benedizione sigilla questa celebrazione e la nostra gioia ma allo stesso tempo spalanca anche le porte alla vostra missione e alla gioia che da qui si irradia sulle persone che incontrerete”. Mons. Beschi non ha risparmiato parole di affetto verso chi ha condiviso il cammino di don Omar, don Giovanni e don Mattia. “Ci tengo ad esprimere la riconoscenza mia e della diocesi di Bergamo alle vostre famiglie, alle comunità in cui siete cresciuti e alla comunità del Seminario”.

I tre novelli sacerdoti hanno lasciato la cattedrale accompagnati dagli applausi per essere accolti questa sera nelle proprie parrocchie, dove celebreranno la prima Messa domani (domenica 30 maggio).