La città vista dalla clausura: a Redona in scena lo spettacolo «Grate»

Una scena dello spettacolo "Grate" di Atir Teatro

Sono invisibili le monache dietro le grate della clausura ma allo stesso tempo sono come “sentinelle” che posano uno sguardo profondo e attento sulla realtà del mondo. Va in scena venerdì 29 ottobre ore 21 al Cineteatro Qoelet di Redona nell’ambito della rassegna “Lontano Presente” lo spettacolo «Grate» di Gianni Biondillo con Chiara Stoppa e con la partecipazione di Roberta Faiolo.

La regia è di Francesco Frongia, scene e attrezzeria Marina Conti, costumi Katarina Vukcevic, luci e suono sono di Roberta Faiolo. Lo spettacolo è una produzione di Atir Teatro Ringhiera con il sostegno di NEXT ed. 2020 Progetto di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo.

Come si può raccontare una metropoli che ha fatto del suo dinamismo una cifra, una missione, dopo che le nostre città si sono svuotate per una pandemia che ci ha obbligati a rimanere chiusi in casa, come fossimo tutti in clausura? Come si può raccontare il vincolo, il limite, il silenzio, il raccoglimento, se non facendoci aiutare da chi lo ha scelto per tutta la vita? Maria Chiara è una suora di clausura del convento delle clarisse di Milano.

La vocazione di isolarsi dal mondo per stargli più vicino

Ad un certo punto del suo percorso esistenziale ha compreso quale fosse la sua vocazione: isolarsi dal mondo per stargli più vicino. Decide così di raccontarcelo, anche per smontare i pregiudizi che abbiamo tutti nei confronti di chi ha fatto una scelta così radicale.

Ma raccontare la sua vocazione significa anche scoprire le vite e le storie emblematiche di altre due sorelle che in momenti ed epoche diverse hanno fatto la stessa scelta: Chiara Daniela, che arrivò a Milano in piena seconda guerra mondiale per fondare il monastero e Maria Ida, figlia di operai socialisti che fu adolescente durante gli “anni di piombo”.

Racconti che sommati l’uno all’altro ripercorrono la Storia di una città e di un Paese. Perché scegliere la clausura non significa dare le spalle alla città che ti accoglie, ma vederla e comprenderla in modo differente.

E se Milano è una città abitata da un popolo in continuo movimento, dove storie antiche e moderne collidono e s’infrangono in un turbine infinito, forse proprio da questo centro immobile la si può osservare in modo davvero nuovo. Fuori da ogni luogo comune, pieni di compassione e speranze.

La pandemia e la scoperta di un mondo interiore

L’autore Biondillo e il regista Frongia hanno attinto al materiale custodito nell’archivio Golgi Redaelli in via Torino a Milano, un luogo ricco di storia e di fascino.

“Qui – scrive il regista – è custodito l’antico patrimonio dei Luoghi Pii Elemosinieri sorti a Milano a partire dal XIV secolo. Storie e vite di persone documentate e raccolte in faldoni che testimoniano la vocazione di Milano all’accoglienza e all’aiuto verso gli “ultimi della città”.

In quel periodo tra un impegno e l’altro trovavamo il tempo per incontrarci, discutere, conoscerci meglio e progettare il lavoro. Se ripenso a quei giorni a viso scoperto, fatti di incontri rubati a altri incontri, di contatti liberi quasi mi commuovo. Il mondo che conoscevamo, di lì a poco, sarebbe cambiato.

Abbiamo continuato a lavorare, certo, ci siamo rivisti grazie a riunioni online, a volte “in presenza”, ma la distanza e la clausura ci ha segnato profondamente.

La voglia di lavorare insieme però era, ed è, così forte che dopo tanta fatica, Gianni ci ha regalato una storia meravigliosa. Un mondo affascinante e sconosciuto abitato da persone che vivono liberamente la propria clausura.

Un mondo interiore dove le regole sono diverse dalle nostre e da cui possiamo imparare qualcosa sulla vita, sulla morte, e su una città, Milano, capace di accogliere e di imparare dalla storia. Il viaggio verso questo nuovo spettacolo sarà più interiore, verso l’anima più profonda di noi e del nostro modo di essere” (Ingresso euro 12, prevendite redona.18tickets.it).