Una persona con grave disabilità, la catechesi e la Messa. Suor Chiara: “Il Vangelo è per tutti”

Buongiorno suor Chiara. Una mia amica ha una figlia con grave disabilità. Fatica molto a comunicare anche se nel tempo è riuscita a elaborare forme personali di scrittura ed espressione con il supporto del logopedista. La mia amica la porta a Messa ogni domenica, le ha fatto seguire le catechesi. Qualche sacerdote le ha espresso il dubbio che sia un bene per lei portarla alle celebrazioni. Questo ha procurato a lei -e se devo essere sincera anche a me- molta sofferenza. Cosa ne pensa?

Cristina

Dinanzi alla perplessità di questi sacerdoti anch’io ho provato dispiacere, cara Cristina! Mi astengo dall’esprimere giudizi verso questi pastori, probabilmente animati da buone intenzioni e da “santo zelo”; le loro parole, tuttavia, manifestano un poco il “sentire comune”, perciò non sono da sottovalutare.

Innanzitutto è necessario ricordarci che questi nostri fratelli e sorelle gravemente disabili sono figli di Dio proprio come ogni essere umano e che, per il sacramento del battesimo, appartengono alla comunità cristiana quali membra vive, con il “diritto” di partecipare, secondo le loro capacità, alla vita della parrocchia nella quale sono inseriti.

L’annuncio del Vangelo è per tutti e per ciascuno

L’annuncio del Vangelo, che è buona notizia, è universale e come tale è per tutti e per ciascuno in modo personalissimo, e perciò è rivolto anche a loro come un dono preziosissimo che rivela e riversa nella loro vita, segnata dalla fragilità, il mistero dell’Amore di Dio.

Nonostante gli studi compiuti nell’ambito della disabilità, (dal punto di vista pastorale esistono percorsi di catechesi studiati appositamente per questi nostri fratelli), non ci è possibile verificare il loro grado di comprensione intellettiva!

Siamo però certi che anch’essi sono in grado di percepire affetto o rifiuto, imbarazzo o accoglienza, possedendo una modalità innata per “sentire” empaticamente i l bene, la tenerezza, la simpatia e per esprimere i loro sentimenti, la loro personale volontà, talvolta la loro caparbietà, il proprio benessere o malessere.

Di fronte alla disabilità spesso ci sentiamo impotenti

Di fronte alla disabilità spesso ci sentiamo impotenti, intimoriti e imbarazzati, vorremmo fuggire o non guardare.

Fatichiamo molto a comprendere il linguaggio di queste persone: esso, infatti, sfugge alla sfera della razionalità, alla quale noi siamo abituati, per collocarsi in quella dell’affettività, del sentimento, della corporeità.

Una carezza, un sorriso, un abbraccio, un bacio, il contatto fisico costituiscono la loro modalità di comunicazione preferita, autentica e profonda.

La celebrazione all’Eucarestia domenicale e alla catechesi, coinvolge tutte le dimensioni della nostra umanità: per questo offre al disabile molti stimoli quali ad esempio la possibilità di sentirsi emotivamente ed affettivamente, accolto e abbracciato dall’affetto dell’intera comunità cristiana, che, attraverso i vari linguaggi simbolici gli dona di sperimentare l’Amore del Padre e di vivere una vera e propria esperienza spirituale.

 E questo cara Cristina, non è forse l’essenziale?

 Non è forse questo è il cuore del Vangelo?