Papa Francesco: “Attenti che i governi non scivolino sulla strada dei populismi”

“Io oggi forse vedo due pericoli contro la democrazia: uno è quello dei populismi, che sono un po’ qua, un po’ là, cominciano a far vedere le unghie”.

Lo ha detto il Papa, rispondendo alle domande dei giornalisti durante il volo di ritorno dal viaggio a Cipro e in Grecia. “Io penso a un grande populismo del secolo scorso, il nazismo, che è stato un populismo che difendendo i valori nazionali, così diceva, è riuscito ad annientare la vita democratica, anzi la vita stessa con la morte della gente, a diventare una dittatura cruenta”, l’esempio scelto da Francesco: “Attenti che i governi non scivolino su questa strada dei populismi, dei cosiddetti politicamente ‘populismi’, che niente hanno a che vedere con i popolarismi che sono l’espressione libera dei popoli, che si mostrano con la loro identità, il loro folklore, i loro valori, l’arte…

Populismo è una cosa, il popolarismo un’altra”. “Né cadere nei populismi in cui il popolo, si dice il popolo ma non è il popolo ma una dittatura proprio del ‘noi e non gli altri’, pensa al nazismo, né cadere in un annacquare le proprie identità in un governo internazionale”. “L’indebolimento della democrazia si ha per il pericolo dei populismi che non sono popolarismi, e per il pericolo di questi riferimenti a potenze internazionali economici, culturali”, ha spiegato il Papa citando il romanzo scritto nel 1902 da Benson, “Il padrone del mondo”.

“Bisogna interpretare i fatti con l’ermeneutica dell’epoca”

“Una situazione storica va interpretata con l’ermeneutica dell’epoca, non con la nostra”. Lo ha spiegato il Papa, interpellato dai giornalisti sulla questione del rapporto Sauvè sugli abusi in Francia.

“Nel caso degli abusi nella Chiesa l’atteggiamento era di coprire”, ha ricordato Francesco: “Atteggiamento che si usa purtroppo anche nella grande quantità delle famiglie, nei quartieri. Noi diciamo, no, non va questo coprire. Ma bisogna sempre interpretare con l’ermeneutica dell’epoca, non con la nostra”.

Quanto al rapporto citato, il Papa ha rivelato: “non l’ho letto, ho ascoltato il commento dei vescovi francesi. Verranno i vescovi da me in questo mese e domanderò che mi spieghino la cosa”. Quanto all’accettazione della rinuncia dell’ex arcivescovo di Parigi, mons. Michel Aupetit, il Papa ha dichiarato: “Ma cosa ha fatto lui di così grave da dover dare le dimissioni? Qualcuno mi risponda, che cosa ha fatto? E se non conosciamo l’accusa non possiamo condannare… Prima di rispondere io dirò: fate le indagini, perché c’è pericolo di dire: è stato condannato. Chi lo ha condannato?  L’opinione pubblica, il chiacchiericcio… non sappiamo… se voi sapete perché ditelo, al contrario non posso rispondere. Tutti siamo peccatori. Ma quando il chiacchiericcio cresce, cresce, cresce e ti toglie la fama di una persona, no, non potrà governare perché ha perso la fama non per il suo peccato, che è peccato – come quello di Pietro, come il mio come il tuo – ma per il chiacchiericcio delle persone. Per questo ho accettato le dimissioni, non sull’altare della verità ma sull’altare dell’ipocrisia”.